
È TEMPO DI RISCOPRIRE L'AMERICA
di Ruggero Marino

L'"Altra storia" di cinque secoli fa. I veri retroscena dell'impresa colombiana.


Chi è dunque Cristoforo Colombo?
Un personaggio molto più articolato e complesso di quello che ci hanno raccontato. Vediamo perché.
Per fare questo dobbiamo seguire un filone di censure, di falsi e di menzogne ininterrotte, in una vicenda che ci è stata tramandata dai vincitori di quel lontano avvenimento. Che ha cambiato radicalmente, sotto tutti i punti di vista, il corso del mondo. Un mondo diventato finalmente una unica sfera.
Dobbiamo seguire una serie ininterrotta di "omissis", a cominciare da un papa. Quello che abbiamo sempre chiamato il papa "desaparecido", sparito. Il papa "sponsor" dell’impresa.
Si chiamava Innocenzo VIII, Giovanni Battista, della famiglia dei Cybo. Un papa che sta sulla cattedra di Pietro dal 1484 al 1492. Fino a sette giorni prima della partenza del navigatore da Palos. Un papa vescovo di una città vicino Genova, Savona, quando la presunta famiglia di Cristoforo Colombo soggiorna per qualche anno a Savona. Un papa di nascita genovese, come genovese sarebbe Colombo. Un papa che, come vedremo, era portatore di una Chiesa diversa, nuova e per questo condannata.
In una rivoluzione abortita sul nascere. Giovanni Battista Cybo, come tutti i pontefici del tempo, viene eletto anche in nome della crociata definitiva da compiere contro l’Islam. Sono passati 500 anni, non molto è cambiato. Come oggi Giovanni Paolo II è stato chiamato a sconfiggere il comunismo, allora Innocenzo VIII venne chiamato a sconfiggere l’islamismo. Era giunto il momento. Nel 1453, nel terrore dell’intera cristianità, Costantinopoli era caduta in mano ai Turchi. Nessuno l’avrebbe mai creduto. L’Impero d’Oriente, la seconda Roma e i Luoghi Santi di Gerusalemme erano in mano agli infedeli. Che minacciavano la stessa "Caput mundi" e il papato, dopo un assedio all’isola di Rodi, roccaforte dei cavalieri del mare, strenui difensori della cristianità.
I Turchi erano persino sbarcati in Puglia nel tacco dello stivale italiano, ad Otranto. Il ventre molle ancora oggi della penisola italiana. Forse mai nel trascorrere della storia dell’Occidente vi fu un momento così critico, pervaso sempre più di millenarismo, di visioni apocalittiche. Basta scorrere l’iconografia rinascimentale per rendersene conto. In una stagione intrisa dal desiderio di rinnovamento e di giustizia. Giudizi finali, fini del mondo, ma anche "apocalisse-rivelazione", mondi nuovi possibili.
È in questo crogiuolo, che contraddistingue la seconda meta del ‘400 e il Rinascimento, che prende lentamente forma l’operazione America, con tutto quello che comporterà per il nuovo assetto mondiale.
Occorreva il papa giusto per il tempo dei giusti che si approssimava. Giovanni Battista Cybo, un papa colpito da un oblio colposo e massacrato dai cronisti di una storia cambiata, lo era.
II padre del pontefice si chiamava Arano, Aronne o Abramo, un nome ebreo, la nonna si chiamava Sarracina, un nome musulmano. Nelle vene del pontefice scorreva e si incrociava il sangue delle tre grandi religioni monoteiste. Aronne era inoltre originario di Rodi, l’isola dei cavalieri, oggi chiamati di Malta. Una sorta di multinazionale economica ed armata, completamente ed a torto trascurata in questa storia.
I Cybo, dunque, erano originari della Grecia, dell’Oriente. Avevano una conoscenza diretta ed approfondita dell’Islam.
La fine dei tempi, come si sa, sarebbe stata preceduta dalla conversione degli ebrei e dalla sottomissione degli infedeli seguaci di Maometto. Era quanto stava avvenendo nella Spagna di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona.
I re impegnati nella guerra contro i mori e nell’oppressione degli ebrei. I re che proprio papa Cybo nominò "cattolicissimi". Assegnando loro il compito di portare avanti la croce e finanziando quella guerra con una serie di bolle per la crociata.
Come crociata sarà quella di Colombo nei confronti del nuovo mondo. Il cui scopo primario era l’evangelizzazione degli "infedeli" in linea con le profezie dei tempi ultimi.
In quel mondo "altro", dove ad ogni sbarco il navigatore va piantando una croce, dove ogni nome, con il quale battezza "isole e terre nuove", ha un richiamo alla fede. Dove l’oro, le perle, le pietre preziose e le ricchezze che troverà debbono essere destinate, innanzi tutto, alla riconquista dei Luoghi santi, di Gerusalemme, del Santo Sepolcro. Colombo lo scriverà sempre, lo dirà sempre, dagli accordi con i re al suo testamento.
Nonostante questo disegno comune, la storia fino a 12 anni fa, quando questa ricerca ebbe inizio, ci raccontava che questi due personaggi, Colombo ed Innocenzo VIII, le cui vite procedono parallele, ma in perfetta sintonia, non si sarebbero mai incontrati.
Eppure alcuni episodi erano e sono lampanti.
Colombo raggiunge la Spagna dal Portogallo, il paese lanciato nelle scoperte geografiche in Atlantico, in concomitanza con l’avvento di papa Cybo sulla cattedra di Pietro. In terra lusitana l’ordine dei cavalieri templari non si era mai estinto. Le profezie dicevano che dalla Spagna sarebbe venuto colui che avrebbe aperto i confini del mondo. La profezia (Colombo fra l’altro scriverà un "Libro della profezie" misconosciuto persino dagli addetti ai lavori) è una della chiavi di lettura della "rivelazione" dell’America.
Inoltre nel 1489 alcuni inviati francescani di papa Innocenzo VIII, provenienti dai Luoghi Santi, incontreranno in Spagna Colombo per poi tornare a Roma da Innocenzo VIII. Il Saladino d’Egitto lancia minacce contro i cristiani, occorre affrettare la crociata. Occorre l’oro delle Indie. Per un ritorno al tempo dell’oro profetizzato, secondo i calcoli di Colombo, di lì a 150 anni. In un completamento del globo, che avrebbe portato ad una pace universale sotto la croce. L’ansia di nuovo del Rinascimento è rivolta all’instaurazione in terra di un nuovo tempo beato, con uomini nuovi ed universali, che convivano nell’armonia di un Eden ritrovato.
Ma veniamo ai soldi della spedizione di Colombo.
Si è sempre detto che metà sono italiani l’altra metà è spagnola. La metà italiana fa capo a famiglie di genovesi e di fiorentini e questo lo si sapeva. Non si sapeva che le famiglie genovesi fossero imparentate con il papa di Roma. La parte fiorentina è di un banchiere dei Medici, Giannotto Berardi, e questo lo si sapeva. Ma non si sapeva che Berardi è un banchiere, in particolare, dei Medici e di Lorenzo il Magnifico. Che è il consuocero di papa Innocenzo VIII. Il cui figlio, Franceschetto, aveva sposato Maddalena, la figlia di Lorenzo. In un’alleanza dinastica ed economica.
Non deve sorprendere per quei tempi. Tanto più che Cybo si è avviato alla carriera ecclesiastica, quando era già largamente padre. Oltre ai due figli ufficiali le cronache gliene attribuiscono molti altri, fino a 12. Rispetto agli altri papi, però, c’è una differenza. Gli altri li nascondono sotto la dicitura "nepos", nipote. Cybo li sposa platealmente in San Pietro, quasi che la sue ascendenza, in parte ebraica in parte musulmana, consenta tanto il sacerdozio quanto il matrimonio.
L’altra parte della somma destinata a Colombo si è sempre detto che fosse spagnola. Vediamo come sono andate esattamente le cose.
I soldi vengono prestati dalla Santa Hermandad e dai due soci che l’amministrano, Luis de Santangel e Francesco Pinelli. E questo lo si sapeva. Non si sapeva che Luis de Santangel, oltre ad essere uomo dei re di Spagna era soprattutto uomo di Innocenzo VIII. In quanto collettore delle rendite ecclesiastiche in Aragona, mentre il genovese Francesco Pinelli era nipote di papa Innocenzo VIII. Si trascurava per di più che il prestito della Santa Hermandad, sempre reclamizzato, viene restituito di lì a pochi giorni, con il fondo della crociata della diocesi di Badajoz. Di cui era amministratore anche un genovese, un tale Gentili, "familiare" di papa Innocenzo VIII. Granada è caduta, la guerra contro i Mori in Spagna è vinta. Ora i soldi della Chiesa possono essere destinati a Colombo.
E su questo i documenti ci sono.
L’operazione, dopo la lunga attesa, può essere finalmente varata.
A convincere le corone di Spagna e Alessandro Geraldini un francescano umbro, di cui John Fitzgerald Kennedy si è detto discendente, che è il nunzio apostolico di papa Innocenzo VIII. A introdurre Colombo a corte era stato Antonio Geraldini, fratello di Alessandro, uomo ancora del Vaticano. Due francescani, l’ultimo dei quali convincerà Isabella ad avere fiducia nelle parole del navigatore. L’impegno finanziario, dunque, è per metà italiano, quello presunto dei re di Spagna va considerevolmente ridimensionato. Mentre il versante scientifico che presiede al progetto, tra Venezia, Genova, Firenze, l’Umbria, i francescani e Roma è ancora una volta italiano. Roma con il papa "Dominus orbis", padrone del mondo, era da secoli il terminale di tutte le conoscenze. Comprese quelle delle spedizioni vichinghe. Solo Roma poteva e soprattutto doveva gestire l’apertura di uno spazio, che contraddiceva anche quanto avevano scritto molti padri della chiesa. L’eresia di un nuovo mondo, ormai indilazionabile per molti motivi, a cominciare dall’invenzione della stampa, che rompeva le anguste frontiere del sapere, doveva essere guidata e cavalcata prima che altri lo facessero. E ricondotta nel grande fiume della fede.
Tre agosto, tre caravelle, Colombo parte in nome della Santissima Trinità. Non sa che sette giorni prima, il 25 luglio, Innocenzo VIII, il suo papa, è morto. Con un tempismo sospetto, in un tempo in cui il veleno è fra le... bevande più diffuse.
Il 25 luglio, forse non è un caso, il calendario cristiano festeggia ancora oggi San Cristoforo, il santo gigante che trasporta Gesù Bambino al di là delle acque.
Proprio come il gigante Colombo. Che è anche il Noè, che attraversa il diluvio-oceano ed al quale un uccello bianco, dopo 40 giorni di navigazione, proprio come per Noè, annuncia la nuova terra, la terra promessa.
Non va dimenticato che il simbolo e una delle chiavi di lettura di quei tempi.
Colombo parte non sapendo che al posto di Innocenzo VIII è salito sulla cattedra di Pietro uno spagnolo, un principe di veleni, Rodrigo Borgia: Alessandro VI. Eletto, come sottolinea Chaunu, uno storico francese, con gli intrighi di Isabella e Ferdinando.
Alessandro VI è il capo di una dinastia senza etica e scrupoli, una sorta di Anticristo.
Quale è il disegno di Colombo? Scoprire "isole e terre nuove", isole e continenti nuovi, come è scritto negli accordi, dove non si parla mai di Indie. Per poi circumnavigare il globo e raggiungere, dopo un’alleanza con i Tartari, disponibili ad un accordo fin dal tempo di Marco Polo e del mitico prete Gianni, Costantinopoli e Gerusalemme.
Difatti quando Marco Polo parla del Cipango pare che non stia assolutamente parlando del Giappone, arcipelago che sulle carte non esisteva ancora. Marco Polo, sia pure fra interpolazioni varie, sta suggerendo ed indicando l’esistenza di una terra perduta nell’oceano sconfinato, che ha molti riferimenti inequivocabili con quella che domani sarà l’America. Marco Polo, di cui Colombo era un attentissimo lettore e che era studiato dai geografi e dai navigatori del tempo, parla anche di un’invasione cinese riferita alla seconda metà del 1200. In Giappone i cinesi non sono mai sbarcati. Mentre è quasi certo, come risulta anche da altre ricerche, che abbiano raggiunto le Americhe.
In quello che per noi è un infinito "gioco delle tre carte" (a proposito quando è nato questo modo di dire?). Carte che velavano e svelavano, carte divulgate e carte segrete, carte per raggiungere le nuove terre e carte per depistare.
Tanto più che nella ricerca si affacciano continuamente mappe del tempo raffiguranti l’America prima di Colombo. Quasi che il continente americano fosse il classico segreto di Pulcinella.
C’è in questo senso il mappamondo del castello della Manta, di cui già si è parlato. C’è poi un altro castello, sempre al nord, di cui non si è mai detto prima. Il castello di Teglio, ove - nel palazzo signorile dei Besta - troviamo un’ulteriore carta "impossibile", un affresco enorme, che indubbiamente "denuncia conoscenze geografiche ascrivibili al periodo compreso fra il 1568, data del primo mappamondo mercatoriano e il 1587". Ma se si va a leggere la data dell’esecuzione del lavoro, che non è chiara, vari studiosi propendono per il 1459, 1469, 1499 (che ad un esame con calco a carboncino su carta velina ed a luce radente risulta la data effettivamente impressa). Naturalmente, poiché una tale datazione non corrisponde alla storia che conosciamo, altri si affrettano a correggere nelle quattro cifre la seconda: il 4 con un 5, saltando 100 anni, per fare in qualche modo tornare i conti. Varrà forse la pena di aggiungere che oltre all’America vi compare una terra australe, che dovrebbe essere l’Antartide, non coperta dai ghiacci ma inquietantemente verde come gli altri continenti.
Ma su questo tema torneremo quanto prima più ampiamente in un’opera che stiamo preparando, anche perché quell’affresco si lega ad un ulteriore affresco smisurato, tanto bello quanto sorprendente. Naturalmente di estrazione vaticana.
Ma torniamo al viaggio di Colombo. Cuba in un primo momento è battezzata Juana, Giovanna, il papa si chiama Giovanni. Ma anche il nome Cuba, che si vorrebbe indio, sembra derivare dall’etimologia del cognome Cybo, che è cubos o cubus. Il cubo, la pietra angolare sulla quale ricostruire la nuova Chiesa, la nuova umanità. Il sogno alchemico, la Grande Opera.
La Terra dell’Oro di cui si parla con insistenza è il Cibao. Come papa Cybo. Era l’oro del nuovo cibo per l’umanità nuova.
Che Colombo non abbia mai compreso di essere andato alle Americhe rientra nelle tante infamie, che lo calunniano a distanza di 500 anni.
Perché non si è mai voluto comprendere la reale portata di un evento che sconvolgeva gli equilibri del mondo.
Certo è che per il Cinquecentenario della scoperta mancava solo un poster con la scritta "wanted", come si usa per i criminali nei film western. Come se quanto già sappiamo di Colombo e della sua impresa non bastasse a garantirgli l’ammirazione del mondo intero.
Colombo fu il primo degli italo-americani. Fu e resta il più grande degli italo-americani. Fu colui che, in linea con le attese messianiche, in vista del 1500, rese finalmente nota al mondo occidentale la "Rivelazione" (termine sinonimo di Apocalisse), nello specifico dell’esistenza delle Americhe.
Al ritorno dal primo viaggio Colombo invia una lettera. Oggi francamente i destinatari di quella lettera ci sembrano troppi, in un gioco di carte quanto mai inquinato. In una versione di quel messaggio, trovata solo recentemente, si scopre quanto non abbiamo mai saputo per cinque secoli. Laddove Colombo chiede al papa di Roma di fargli cardinale il figlio minorenne. Così come papa Innocenzo ha fatto cardinale il figlio minorenne di Lorenzo il Magnifico, che diverrà poi papa Leone X.
Una richiesta incredibile, che solo chi conosce quei tempi può valutare in tutta la sua importanza e in tutta la sua arditezza. Come potrebbe osare tanto se non ci fosse stato un accordo preventivo? Tanto più che sulla tomba di quel papa, nella basilica di San Pietro, unica tomba traslata dalla vecchia basilica costantiniana alla nuova basilica, in un omaggio singolare per un papa da fare cadere nell’oblio, ancora oggi si legge: "Novi orbis suo aevo inventi gloria".
Ovvero, "nel tempo del suo pontificato la gloria della scoperta di un nuovo mondo". Perché?
Il papa muore nel 1492, la scoperta va datata al ritorno di Colombo, nel 1493. Perché quella lapide sul mausoleo bellissimo del Pollaiolo? E qui può soccorrere la famosa carta del 1513 di un ammiraglio turco, il famoso Piri Reis, una carta custodita nel museo del Topkapi di Istanbul. Una carta sulla quale compare inequivocabilmente !’America, molta più America di quella sino ad allora scoperta. Come è possibile? Il musulmano Piri Reis, che pure dovrebbe essere un avversario dell’Ammiraglio cristiano, fino al pontificato di Innocenzo VIII probabilmente anche un possibile alleato, parla di Colombo come di un uomo saggio e di un grande astronomo. Dice inoltre che la sua carta deriva proprio da quella di Cristoforo Colombo, che disponeva di una
mappa antica. Mappa che risaliva alla biblioteca di Alessandria d’Egitto. La fonte di molto sapere misterico. Di mappe e di libri attestanti l’esistenza del nuovo mondo si parla anche a proposito della venuta a Roma di Martin Alonso Pinzòn, uno del nocchieri spagnoli delle tre caravelle. Che tradirà più volte Colombo nel corso del primo viaggio. Lo spagnolo si era introdotto furtivamente, poco prima della partenza da Palos, nel corso di una sua venuta a Roma, nella biblioteca vaticana di Innocenzo VIII. Dove aveva trovato libri e mappe di epoche lontane, che parlavano delle Americhe. Ma Piri Reis dice di più. Dice che quelle terre furono toccate e "scoperte" da Colombo nell’anno 890 o 896, secondo la cronologia araba; 890, rapportato al nostro calendario, dà 1485. Altri leggono 896, che sarebbe tuttavia 1490-91. Sempre prima della data ufficiale del 1492. Ma Piri Reis aggiunge anche una data per la scoperta delle Antille, che risale addirittura alla metà del 1460. Il dato 890 od 896 avvalorerebbe la lapide posta in Vaticano. Una "scoperta", dunque, che andrebbe anticipata al pontificato di Innocenzo VIII.
La seconda data, relativa agli anni ‘60, riconduce ad un Giovanni Battista Cybo, papa marinaro, come viene definito da qualcuno?
In effetti sempre ci si è chiesti come abbia fatto Colombo, all’andata come al ritorno, ad indovinare rotte e venti, in un percorso valido ancora oggi per chi affronti l’Oceano tenebroso a vela.
Ma il thriller, perché questo è un grande thriller storico e soprattutto geopolitico, non è finito. Il più suggestivo, ma quello sul quale abbiamo insistito di meno, per non essere da giornalisti accusati di ricerca dello scoop ad ogni corso, è quello che potrebbe individuare una consanguineità fra Cristoforo Colombo e papa Innocenzo VIII.
Non si sa quale sia il vero ritratto di Colombo. Quelli ritenuti più fedeli assomigliano incredibilmente ai pochissimi ritratti di Innocenzo VIII. Tanto da apparire una persona sola. Una definizione di Innocenzo VIII lo qualifica come il "papa marinaro". Perché? In qualche modo lo si potrebbe definire anche il papa "americano". Colombo al nord significa figlio di padre sconosciuto, un trovatello, figlio della colomba dello Spirito Santo, come Esposito al sud. Colombo fu sempre estremamente reticente circa le sue origini.
Colombo aveva uno stemma di famiglia, il che di per sé indica che non era affatto un "signor nessuno". I re di Spagna gli consentono di aggiungerlo alle nuove armi, che gli vengono concesse. Lo stemma iniziale dell’Ammiraglio configura una parte i cui colori rimandano a quelli della famiglia Cybo. Papa Borgia lo definisce in un primo momento "nato facto", predestinato e programmato per "sì grande impresa".
Un atlante di Tolomeo, conservato nell’Accademia dei Lincei di Roma, porta un appunto che lo definisce "Columbus nepos". Ugualmente in una carta coeva alla biblioteca di Perugia. Nepos-nipote o qualcosa di più in un tempo in cui i papi avevano figli? Come Innocenzo VIII. Un papa fuori da ogni schema, in un’eredità che rimanda ai Cavalieri Templari, confluiti nei Cavalieri di Rodi (oggi di Malta) e alla loro Sinarchia Universale. Un papa che veniva dall’Oriente, dalla Grecia che per secoli aveva custodito il sapere, che ora affluisce in Italia e contribuisce al lievitare del Rinascimento. Un papa cresciuto fra quei Cavalieri di Rodi, eredi dei Cavalieri Templari. Che gli consegnano a Roma come ostaggio Djem, il figlio di Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli. Il fratello Bajazet ha usurpato il trono di Djem. I due sono rivali al punto da promettere ciascuno al pontefice la restituzione di Gerusalemme, dei luoghi santi e di Costantinopoli, purché favorisca uno di loro. La politica abile, in qualche modo levantina di Innocenzo VIII e un sottile gioco di scacchi, proprio come nel suo stemma di famiglia che rinvia, nel gioco del bianco e del nero, ai colori del "baussant" templare. Mai come in quella stagione il papato, che era l’incontrastato capo spirituale dell’ecumene, fu sul punto di assumere anche la leadership temporale del globo completato. Il fine era la pace e l’armonia che il Rinascimento inseguiva.
A cominciare dall’armonia della sfera ritrovata. Il disegno, che scardinava un mondo trinitario e sacro, che sconvolgeva la teologia, l’economia mondiale, che imponeva la riscrittura della geografia e della storia, viste in chiave provvidenziale, che rimescolava le carte del potere, avrebbe dovuto portare al mondo nuovo dell’Utopia. Il libro che scriverà di lì a non molto, prendendo spunto dalle nuove scoperte, Tommaso Moro. Nell’eterna lotta fra innovazione e conservazione, tra eterodossia ed ortodossia, fra riformatori e antiriformatori a prevalere saranno i secondi. E i falchi sconfiggeranno ancora una volta le colombe.
Colombo compreso. Colombo che si firmerà, pare dopo il primo viaggio, con un triangolo esoterico, che termina nella parola "Christo ferens", portatore di Cristo o meglio portatore a Cristo; si dice inviato della divina provvidenza, ed è tutto tranne che lo schiavista che si vorrebbe incriminare, anche se resta un crociato, un cavaliere, un soldato di Cristo, in tempi in cui la croce si identificava con la spada. Un tempo in cui gli avversari si scontravano ferocemente, ma erano pronti a riconoscere il valore del nemico e a sedersi prontamente ad un tavolo per una possibile riconciliazione. In una stagione in cui Cristianità ed Islam si confrontavano né più né meno come oggi. I nostri tempi avrebbero molto da studiare, da riflettere ed imparare.
Colombo farà quattro viaggi, chiederà invano di poter andare pellegrino a Roma, scoprirà "isole e terre nuove" di cui è perfettamente cosciente.
Lo si continua a fare passare per uno sprovveduto, che non ha capito mai nulla. In quella che è stata la più grandiosa e riuscita operazione di marketing, di disinformazione e di calunnia della storia. Marketing in favore della regina Isabella, che scomparirà tutto sommato presto dal proscenio, ma soprattutto di re Ferdinando di Spagna. Che diverrà l’ideale dello scrittore fiorentino Machiavelli e della sua opera il "Principe". Un principe, un re alfiere di una politica senza scrupoli che giustifica i mezzi e tutto assolve.
Disinformazione e calunnia nei confronti di Colombo, restituito alla storia come un marinaio solitario senza arte né parte. L’oro spirituale, l’oro alchemico di Colombo e del pontefice, si convertirà subito nell’oro materiale. L’oro-dollaro feticcio dei nostri giorni. Al cavaliere anche dell’ideale si sostituirà la repubblica internazionale del denaro, che imperverserà fino ai giorni nostri.
Non è facile credere a questo Colombo.
Ma se si legge quel poco che resta di carte pubblicate anni e decenni, se non secoli dopo, carte che si sanno tagliate, riscritte e manipolate, ad un esame anche superficiale, quel che resta è sufficiente a rendersi conto che Colombo non è certo quella sorta di caricatura, che oscilla fra l’ignorante fortunato e l’avido avventuriero.
Sognatore più di titoli e di denaro che di mondi paradisiaci. Ma fin dalla partenza Colombo è un uomo morto che cammina. Nella primavera del 1492 è morto Lorenzo il Magnifico, poco dopo muore Innocenzo VIII. Morti di una puntualità sconcertante. La famiglia Borgia è maestra di veleni.
Papa Borgia, Alessandro VI, spacca il mondo in due e lo assegna nella sua qualità di "Dominus orbis" alla Spagna. I portoghesi, che potrebbero essere già giunti in Brasile protestano. La linea, la raja, che divide l’orbe, viene spostata: i portoghesi con il nuovo accordo avranno e potranno "scoprire" il Brasile. Le famiglie della penisola iberica si incrociano, con una serie di matrimoni ed il gioco delle tre carte si schiude.
Al secondo viaggio Colombo battezza la prima isola che incontra San Juan, l’odiema Portorico, proprio come il nome del papa sparito, Giovanni Battista. Giamaica è Santiago, il santo che combatte con i crociati contro gli infedeli e quindi gli idolatri. Colombo finirà addirittura in catene, indosserà il saio francescano, la sua vita si trasformerà in un calvario, ma lui non tradirà mai i re cristianissimi per non arrecare danno alla cristianità.
Morirà dimenticato, spogliato di tutto.
Perché nulla sia concesso anche alla discendenza non dovrà mai avere toccato il continente, non dovrà mai avere capito dove è giunto.
Le cronache inventeranno anche un falso sbarco di Amerigo Vespucci sul continente, precedente quello di Colombo. Oggi il falso è stato smascherato.
A Colombo sarebbe dovuto toccare circa il 60 per cento di tutte le ricchezze. Vespucci è solo uno stipendiato della corte di Spagna. Non potrà mai rivendicare possedimenti. Per questo l’America è stata intitolata a lui.
Non ci si rende conto ancora che cosa significavano due continenti cassaforte di ricchezze come le Americhe. E dell’incredibilità di un processo, a quei tempi, che i Colombo faranno alla corte di Spagna per essere reintegrati nei loro averi. Si può pensare a testimoni imparziali presentati in difesa di teste coronate contro un "ignobile straniero"?
Come questa pantomima processuale abbia fatto per 5 secoli la storia dell’avvenimento più importante per l’umanità dalla nascita di Cristo, come qualcuno ha scritto, resta un mistero buffo.
Colombo, lo abbiamo già detto, si firma con un criptogramma, a forma di triangolo, mai sufficientemente compreso in 500 anni. Un criptogramma esoterico da gran maestro. Con una X, una M ed una Y maiuscole al centro. Credo che possa anche significare Cristo, Maometto, Jahweh. In linea con quella frase bellissima ed autografa che fin dalla prima lettura, ci è apparsa come il vero testamento spirituale dell’uomo Colombo: "Lo Spirito Santo è presente in cristiani, musulmani ed ebrei". Colombo aggiunge che il suo sapere deriva dall’aver letto: "testi ebraici, musulmani, cristiani e di qualsiasi altra setta".
Un uomo al di sopra delle parti e dei settarismi.
Un uomo che due grandi pontefici hanno cercato addirittura di fare santo: Pio IX e Leone XIII.
Pio IX attesta che "Colombo si mosse spinto dalla Santa Sede e che quando verranno alla luce i veri documenti si conoscerà la verità", Leone XIII scrive una lettera enciclica mai scritta nei confronti di qualcuno che non fosse già santo, affermando "Colombo è nostro, quello che ha fatto lo ha fatto per la Chiesa".
Anche quando di Colombo si è ormai persa la memoria in Italia ritrattisti famosi, quasi sempre artisti del Vaticano, continueranno a ritrarlo. L’effigie di Colombo è quasi sempre quella di un monaco, per gli spagnoli preferibilmente quella di un cavaliere. Un monaco cavaliere.
Colombo ha scoperto l’America? È una domanda che non ci si può più porre.
Chi fu il primo non lo sapremo mai. Da tempo vi erano sbarcati i cinesi e probabilmente anche i neri.
In quanto l’America era già dei nativi.
Prima o dopo verrà sicuramente provato che altri sono andati, forse in tempi anche antichi, in quell’altro mondo prima di Colombo. I primati sono sempre relativi, ammantati soprattutto di narcisismo e nazionalismo. Ma se altri sono andati, come credo, quelli si non hanno capito o non hanno voluto capire o fare capire.
Anche se viene da chiedersi chi, come, quando, dove e perché ha fatto sparire l’America dalle conoscenze.
In ogni modo tutti quei viaggi precedenti o meno non hanno per noi alcun senso. Perché non hanno mai avuto un seguito per l’umanità. Colombo è il rivelatore che trasforma un disco piatto in un’unica sfera. Colui che restituisce al cammino dell’uomo la parte mancante di un mondo fino ad allora mutilato. Colui con il quale per la prima volta storia e geopolitica subiscono un colpo di rotta verso il nostro mondo ed i nostri tempi.
Colombo resta in questo senso il primo assoluto.
Ma anche l’ultimo, il definitivo.
Se andrete in San Pietro, visitate la tomba di quel papa cancellato dallo spagnolo Borgia, Innocenzo VIII.
Un papa molto più innocente di quanto tramandi la storia. E poiché la storia ha un senso se può dare un senso al presente, sarà forse il caso di ribadire che allora Oriente e Occidente, Islam e Cristianesimo, si affrontavano, quando era necessario, senza esclusioni di colpi proprio come oggi. Venuto meno l’utopico progetto di una pace universale l’Occidente vinse allora grazie al cristiano, all’italiano, all’italo-americano Colombo.
Grazie al papa americano. Abbiamo visto che con Piri Reis i Turchi avevano le stesse mappe dei cristiani.
Disponevano di flotte potenti, con le quasi avevano sconfitto i cristiani a Costantinopoli. Sarebbero potuti giungere a loro volta in America. Se non fosse arrivato Colombo oggi l’America si genufletterebbe verso la Mecca. L’Islam per il suo riscatto non avrebbe avuto bisogno di un Bin Laden, che riaccende il mito della crociata e della guerra santa. Perché le due torri avrebbero potuto essere un doppio minareto per la voce del muezzin. Quanto al fatto che l’America sarebbe stato meglio non scoprirla si può solo aggiungere che non si può mettere un freno alla storia e alla politica. Che non si può stabilire a priori che la sopravvivenza delle tende degli indiani al posto dei grattacieli di Manhattan avrebbe potuto essere un "passo avanti" per l’umanità.
Se l’America è cristiana, se l’Occidente può oggi difendersi dall’aggressione del fondamentalismo islamico lo si deve a Colombo. Papa Innocenzo VIII conosceva bene l’Islam. Sognava probabilmente, tramite il suo messaggero Colombo, sia pure in posizione predominante, di concludere una tregua, un armistizio, una pace. Per instaurare il nuovo tempo dell’oro con l’oro delle Indie. L’America si presentò a Colombo come un paradiso. Le parole sono sue. Ma l’oro accecò al primo impatto l’animo degli uomini.
E l’incontro si trasformò in un ininterrotto grand guignol cruento e crudele. Sta forse ai nuovi tempi del millennio nuovo, che ripropone conflitti antichi, raccogliere l’eredità di un possibile mondo migliore.
Per un mondo nuovo con attore l’uomo nuovo inseguito soprattutto dal Rinascimento.
E varrà la pena di concludere con alcune parole disperate e bellissime di un Colombo stanco e provato, abbandonato sulle coste della Giamaica, al quarto viaggio: "lo, come dissi mi sento perduto e disfatto... Sino al presente ho pianto per gli altri. Il cielo si muova a compassione e pianga la terra per me... solo, nella sofferenza, infermo, in attesa giorno dopo giorno della morte... io non feci questo viaggio per guadagnare onore e aumento di sostanze, ché la speranza di ottenere era già morta... pianga per me chi nutre carità nel suo cuore, e verità e giustizia".
Perché verità e carità sono ancora lontane. E giustizia non è stata fatta.


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