
LA CERVETERI MILLENARIA
di Alessandro Marcon

Un enigma di casa nostra. Solo riutilizzata dagli Etruschi nelle epoche storiche, la necropoli porta tracce di utilizzazioni antiche di millenni.


Dopo due articoli di carattere generico in cui si è avanzata l’ipotesi che un antica civiltà ipogea tecnologicamente avanzata abbia colonizzato in un remoto passato il sottosuolo del nostro pianeta, andiamo a cercare prove più specifiche nel territorio. Alcune valide testimonianze le abbiamo trovate nei pressi di Cerveteri.
Cerveteri, l’antica Caere, è una cittadina dell’alto Lazio di antiche origini etrusche. Le prime notizie storiche risalgono al 540 a.C. quando la città partecipò attivamente alla battaglia del Mare Sardo o Alalia contro coloni focesi per il predominio commerciale del Mediterraneo.
Di grande importanza, oltre al museo etrusco, la vasta area archeologica il cui sito maggiore è quello detto della "Banditaccia".
La necropoli della "Banditaccia" è un sito particolare in quanto si discosta dalla tipologia funeraria classica.
Secondo l’archeologia ufficiale il sito è stato realizzato fra il VII ed il IV sec. A.C., ma questa potrebbe essere solo l’epoca in cui vi si è insediata la civiltà etrusca, rimaneggiando a fini funerari un ben più antico insediamento.
Vi sono infatti delle peculiarità che porterebbero a far pensare ad una maggiore antichità del luogo.
Visitando la necropoli della "Banditaccia" non si può fare a meno di notare la particolarità di certe strutture "funerarie" che solo in questo sito si trovano così numerose. Si tratta di tombe dette a "tamburo" che differiscono da quelle simili a "tumulo" per il fatto che queste sono completamente ricavate dall’originale sedimento tufaceo, mentre le altre consistono in un tumulo di terra che copre lo scavo (come ad esempio a Tuscania). Quello che maggiormente colpisce è che queste costruzioni, anche se pressappoco contemporanee, presentano, in un singolo manufatto, varie tecniche di edificazione.
Così si può vedere che accanto alla struttura più antica (completamente ricavata scavando la collina tufacea), vi è una parte completamente edificata in blocchi. Guardando con attenzione sembra quasi che quest’ultimo tipo di edificazione sia in effetti un restauro e completamento di una struttura precedente.
Ci sarebbe quindi da chiedersi: se la struttura è coeva, come mai in così breve tempo ha richiesto una tale opera di recupero e restauro? Oppure c’è la probabilità che vi sia la presenza di una struttura più antica, solo in seguito recuperata ed usata dagli etruschi?
Questo dubbio si accentua quando si va a notare come siano state ricavate le aperture che conducono alle camere sepolcrali.
Nelle strutture più antiche si vede chiaramente come questa sia stata ricavata tagliando a forza una struttura preesistente mentre, in quelle più recenti, edificate in blocchi, tale apertura fa già parte dell’opera originale. L’ipotesi si fa più concreta se si pensa che la tipica modanatura che circonda il tumulo, ufficialmente viene considerata come "simbolo" dell’importanza della famiglia sepolta.
Sembra perlomeno anomalo che tale famiglia, aprendo l’accesso alla camera sepolcrale, abbia poi tagliato il simbolo che la rappresentava. Altre strutture che risultano anomale sono i cunicoli. Si trovano presenti infatti in tutta l’area una serie di stretti cunicoli a sezione ogivale, talmente stretti e profondi da non poter essere stati scavati da persone di corporatura normale, tant’è che infatti vi entra a mala pena un ragazzino. È vero che l’altezza media al tempo degli etruschi era inferiore a quella attuale, ma erano anche molto più robusti per cui, se vi potevano entrare in altezza non potevano comunque farlo altrettanto comodamente in larghezza.
Osservando il cunicolo che si trova sulla destra, circa 100 metri dopo l’ingresso, si nota subito questa anomalia. Esso si svolge infatti con andamento parallelo alla parete tufacea, ove sono state ricavate diverse tombe. A questo punto il suo uso a fini tombali rimane dubbio. Non ha senso infatti scavare un cunicolo che non porta da nessuna parte e non collega nulla. Non ha senso neanche l’ipotesi che sia stato scavato da tombaroli, sia per il fatto che non conduce a nessun sepolcro sia per la notevole precisione dello scavo che non ha alcun senso visto che avrebbe dovuto essere eseguita di fretta con il piccone da un predatore di tombe. Un’ipotesi accettabile potrebbe invece essere che facesse, in tempi molto antichi, parte di un qualche sistema sotterraneo e che gli etruschi, scavando il sito, lo abbiano portato alla luce tagliandolo ai lati per ricavare le tombe ora scavate lungo la parete. Particolare è la sua tipologia di scavo che esclude l’uso di picconi o scalpelli. Presenta infatti un tipo di scavo, del tutto simile a quello notato nei precedenti articoli, che è ortogonale all’asse e le sue dimensioni sono talmente ristrette che non ci sarebbe stato spazio sufficiente per adoperare il piccone, mentre i segni non sono d’altronde neanche quelli tipici dello scalpello.
Questo risulta ancora più evidente se si va ad esaminare un cunicolo adiacente al cosiddetto "Tumulo del Colonnello" che, dipartendosi dal corridoio di percorrenza esterno, si va ad inserire al di sotto di altri due tumuli inferiori. Tale cunicolo non solo è talmente stretto all’inizio da poter consentire di entrarvi solo con estrema difficoltà, ma dopo poco, e dopo essersi ulteriormente ristretto, si abbassa repentinamente e prosegue in curva. Tale tipo di scavo e lavorazione risulta impossibile per qualsiasi tecnica manuale e dell’epoca, sia per la difficoltà di mantenere, con lo scavo manuale, la sezione regolare, sia perché non vi è lo spazio materiale sufficiente che consente di manovrare normalmente con il piccone.
Una struttura particolare si può trovare accanto alla "Tomba dei Rilievi" e fa parte integrante della cosiddetta "Tomba del Pozzo". Ed è proprio questo pozzo una struttura anomala. L’anomalia consiste innanzitutto nella collocazione stessa del pozzo, in quanto non si può pensare che un pozzo (apportatore sicuramente di umidità) venisse scavato proprio vicino a delle tombe, in quanto l’umidità avrebbe causato un più veloce deterioramento di un manufatto che si voleva conservare "per l’eternità". Da considerare inoltre la tipologia di scavo, sempre a "graffiatura" regolare della superficie e spiraliforme in senso destrorso. Questa tipologia lascia molto da pensare.
Il fatto che sia "destrorsa" starebbe a significare che il pozzo, per tutta la sua profondità (superiore ai 37 metri) sia stato scavato da un solo scavatore mancino, il che sembra altamente improbabile. Lo stesso diametro del pozzo (circa 60 cm.) avrebbe determinato notevoli difficoltà nell’esecuzione. Se andiamo a considerare che lo scavatore avrebbe avuto bisogno di due fattori fondamentali per procedere, aria e luce, tale diametro non avrebbe consentito un adeguato apporto di ossigeno necessario, tantopiù se consideriamo tale necessità in rapporto al lavoro che andava eseguito. La carenza di luce si sarebbe dovuta ovviare tramite delle torce, ma queste avrebbero solo causato l’ulteriore impoverimento di un ossigeno già scarso. Quale poteva dunque essere il suo scopo?
Naturalmente lo scopo principale dello scavo di un pozzo è di prelevare acqua ma è stato accertato che quello non era un pozzo per l’acqua, in quanto non sono presenti sorgenti o corsi d’acqua sotterranei. È però la presenza delle "pedarole" che ci può far dedurre che tale "pozzo" era percorribile e quindi doveva necessariamente comunicare con altri siti sotterranei, siti che non sono stati ancora scoperti e dei quali l’archeologia ufficiale non ipotizza neanche l’esistenza ma la cui presenza si può logicamente dedurre. Da una visione dal basso, possiamo notare la presenza di tali pedarole, confermando che tale pozzo era di accesso a locali sotterranei, mentre altra evidenza è che sia stato riutilizzato in epoca etrusca, ciò a causa della ristrutturazione che ha subito nella parte superiore. La costruzione in tufo lascia capire come sia stato riadattato in epoca etrusca.
In conclusione, osservando oggettivamente l’opera, si può dedurre che il tipo di scavo sopra considerato, come ipotizzato nei precedenti articoli, sia e resti tipico di quello eseguito con una fresa meccanica rotante che lascia ben individuabili segni. Tali segni si trovano in altri siti nell’ambito della necropoli, dove sono evidenti sulla parete di un sito sepolcrale in cui la circolarità della lavorazione rende impossibile la sua fattura usando il piccone o altri strumenti comuni tipici dell’epoca. Torna anche in questo caso prepotente l’ipotesi inquietante che tale tipo di lavorazione sia stata eseguita mediante l’ausilio di mezzi meccanici da parte di un antichissima e ignota civiltà tecnologicamente avanzata.
Oggi le nostre conoscenze si fermano alla possibile matrice etrusca, ma non è assolutamente detto che un opera debba essere necessariamente datata in base manufatti che si rinvengono all’interno; infatti era uso comune nelle antiche civiltà (e lo è in effetti ancora oggi) il riutilizzo sistematico di strutture preesistenti.
Si aprirebbe allora, sempre più fondata, la possibilità che una o più civiltà a noi ignote abbiano in precedenza abitato in queste zone, lasciando un tipo di testimonianze che solo in seguito sono state utilizzate dagli etruschi e per questo a loro attribuite.


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