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Tutti gli articoli di ARCHEOMISTERI LINGUE ANTICHE E CODICI PERDUTI
di Vittorio Di Cesare

Dalle lingue morte ai papiri l’ossessionante ricerca della Verità Perduta. Le chiavi interpretative al di là dei testi.
 


Affrontare il tema delle lingue antiche e dei codici perduti è un’impresa che richiederebbe molto tempo. In questa sede ci limiteremo pertanto a dare appena un’idea di quanto sia vasto quest’argomento che ha affascinato archeologi, studiosi e linguisti di tutto il mondo fin dall’antichità.
La suggestione offerta dalle antiche scritture non ha mancato mai, infatti, di avvincere gli uomini in ogni epoca, in quanto la scrittura, fissando la parola, fa rivivere racconti di epoche morte, fa sperare di trovare una verità perduta che indichi in qualche modo il senso profondo della vita e dell’esistenza umana nel suo evolversi attraverso i tempi.
L’avventura della scrittura iniziò probabilmente 4000 anni prima di Cristo, e almeno di questo si è certi, grazie ai rinvenimenti di ciò che può essere definito il primo tentativo di fissare il pensiero tramite simboli e ideogrammi, segni che ben presto si trasformarono in fonemi. Anche in questo caso non importa parlare di tutti i passaggi seguiti dall’evoluzione per arrivare agli attuali sistemi di scrittura.
Ciò che a noi interessa, in questa sede, è l’importanza assunta ben presto dalla scrittura in campi ed applicazioni che non erano certo all’origine di questa invenzione. Le lingue morte assunsero un ruolo a dir poco sconcertante, specie quando si attribuiva loro un valore esoterico e spirituale, più che materiale. In altre parole, alcune antiche scritture suscitarono, e ancora suscitano, la speranza di aprire porte chiuse su di un mondo pieno di ogni rivelazione.
Possiamo citare la scoperta degli archivi cuneiformi delle città mesopotamiche di Mari e di Ebla, o i codici babilonesi di leggi, i testi di magia e di religione.
L’interpretazione di questi documenti ha dato un notevole contributo alla conoscenza del mondo cosiddetto protostorico. Molti testi furono importanti nell’antichità per via della loro capacità di predire i destini dell’uomo, per guidare le società.
Possiamo ricordare allora l’importanza posseduta dai Libri Sibillini, dai Codici Cartaginesi di Eshmun, dalla scrittura geroglifica e jeratica egizia, dagli scritti etruschi, come i Codici della Mummia di Zagabria, per finire all’incredibile quantità di supposizioni fatte a proposito dell’ebraico con i suoi testi sacri, dalla Cabala alla "guerra dei segreti" seguita alla scoperta dei Rotoli Esseni di Qumran, sul Mar Morto.
Altri testi, questa volta copti, scoperti negli anni ‘40 in Egitto, a Nagh Hammadi, hanno fatto scatenare l’ennesima caccia alla "Verità Perduta" confermando ancora una volta l’importanza della parola scritta antica e la sua incredibile attualità.
Si possono fare alcuni esempi sull’uso fatto di queste scoperte, o sul desiderio di scoprire qualcosa di più in queste scoperte, gioco di parole che in ogni caso significa lo sconcerto che si prova davanti a questi documenti. Documenti che ci lasciano scontenti, quasi non trovassimo in loro ciò che si vorrebbe scoprire realmente: e cioè la presenza del magico, dell’esoterico, forse di Dio stesso.
Questo sogno ha viaggiato a lungo nel tempo.

UNA STORIA EMBLEMATICA: IL LIDI SETNE
Nel 1864 a Deir el Medina, in Egitto, durante uno scavo archeologico fu trovata la tomba di un monaco copto in cui vi erano dei manoscritti di epoca egizia conservati in un cofano di legno.
Probabilmente i confratelli del morto ritenevano quei papiri pericolosi per la fede, pertanto furono sepolti con il loro proprietario, l’unico che era capace di leggerne il contenuto.
In effetti in alcuni di questi testi si narrava di un certo Setne che aveva cercato di rubare un libro sacro dalla tomba di un mago.
"Setne - diceva il manoscritto - trovò una pietra che subito alzò e che nascondeva l’entrata della tomba. La tomba splendeva della luce che usciva dal libro e là stava il mago Naneferptah con sua moglie Ihuret e suo figlio, perché il loro Doppio era con lui grazie al potere del libro di Thot".
"Il libro di cui ti parlo é in mezzo alle acque di Copto, dentro uno scrigno di ferro; lo scrigno di ferro è dentro uno scrigno di rame e, lo scrigno di rame é dentro uno scrigno di legno (...)
Ma tutto intorno agli scrigni per dodicimila cubiti vi sono serpenti, scorpioni e rettili d’ogni specie, compreso un serpente di eternità arrotolato intorno agli scrigni. Setne prese in mano lo stesso il libro e vi lesse un incantesimo per '...incantare il cielo, la terra, l’oltretomba, i monti e i mari', e 'seppi tutto quello che dicevano gli uccelli del cielo e i pesci del mare e le bestie delle montagne'".
Questo papiro altro non era che il misterioso libro sacro di Thot nel quale, dicevano gli egizi, il dio aveva scritto la verità sulla Creazione.
Era cioè il famoso "libro dei libri", il testo capace di svelare il mistero della vita e della morte. E la speranza di trovare davvero questo documento si protrasse a lungo nel corso del tempo e in varie culture.
Un anonimo scrittore di una versione del XIII secolo della "Cerca del Graal", scriveva, ad esempio, che la Verità si trovava in un libriccino scritto da Gesù Cristo, piccolo quanto una mano.
"Questo libro - ammoniva lo sconosciuto cronista medievale - scioglierà ogni tuo dubbio, ma alla sua lettura può accedere soltanto chi sia in grazia di Dio in virtù del Sacramento della Comunione. Io stesso ho scritto nelle sue pagine tali verità di fede che non dovranno mai essere pronunciate da lingua mortale senza che i quattro elementi siano sconvolti. Se ciò infatti dovesse mai accadere, i cieli diluvierebbero, l’aria tremerebbe, la terra sprofonderebbe e la Luna cambierebbe colore; tutto questo sta scritto in questo libro. Se un uomo lo leggerà con fede ferma e sincera, la sua lettura sarà una gioia immensa ed ogni peccato commesso durante la vita terrena non avrà alcun peso nel Regno dei Cieli e non morirà perché questa è la strada della vita".

I TESTI SEMANTICI
Promettendo insegnamenti, iniziazioni e apocalissi, libri e lingue dell’antichità hanno continuato a suggestionare gli uomini in ogni tempo.
Ancora oggi c’è chi crede nell’esistenza di libri conservati un tempo in biblioteche famose del passato e contenenti importanti notizie per l’umanità.
Ci si chiede ad esempio, perché i Berberi pretendessero da Roma i libri Punici contenuti nel tempo di Baal Ammone a Cartagine in cambio dell’aiuto necessario a sconfiggere la potenza militare della città africana rivale dei Romani.
C’è poi chi si domanda perché Cleopatra richiedesse insistentemente a Pergamo certuni misteriosi papiri per sostituirli a quelli perduti nell’incendio della sua biblioteca di Alessandria. Così pure ci si arrovella per ritrovare il libro scritto da Giuba II, monarca della Mauritania nonché geografo e naturalista citato più volte da Plinio il Vecchio, nel quale furono scritte rivelazioni fondamentali per le conoscenze geografiche del mondo antico, ivi inclusa la posizione della mitica Atlantide! Anche nella tradizione cristiana la Verità Finale è comunque affidata alla carta.
Nell’Apocalisse di Giovanni si legge infatti che il documento più importante per il destino dell’uomo è costituito da "...un rotolo scritto di dentro e di dietro, sigillato strettamente con sette sigilli" e tenuto nella mano destra di Dio.
"Chi è degno di aprire il rotolo e di sciogliere i sigilli?" griderà un angelo quando sarà il momento.
In effetti se un giorno fossero davvero ritrovati questi libri "perduti" i problemi non sarebbero comunque finiti. In effetti dovremmo fare i conti con l’interpretazione di chi vi porrebbe mano.
In realtà i libri potrebbero essere falsi, ovvero delle contraffazioni degli originali, o scritti con linguaggi ermetici dai significati contraddittori che andrebbero analizzati utilizzando interpretazioni semiologiche, cioè l’interpretazione critica che tenta di spiegare le ragioni per cui un testo può essere letto trovandovi più "livelli di lettura" e significati diversi.

IL MISTERO DEI TESTI ARCHETIPICI
I libri, e non solo quelli esoterici, sono dunque "un universo aperto" e, come dice Umberto Eco, "la vittoria del lettore consisterà nel far dire al testo tutto, salvo quello cui pensava l’autore".
Questo fenomeno ricorda il suggestivo caso fantascientifico del famoso "Monolite" extraterrestre dell’omonimo romanzo di Arthur C. Clarke (da cui è stato tratto il film di Kubrik "2001: Odissea nello spazio") che, piovuto sulla Terra abitata da uomini primitivi, dava poi innesco e accelerazione allo sviluppo di una razza intelligente.
In realtà il "Monolite", in questo caso, è come un libro che "mette in moto i meccanismi della curiosità", sebbene in effetti non contenga nulla.
È esattamente ciò che accade al sopracitato monaco con il libriccino di Gesù Cristo.
"La prova della sua realtà stava nel libro ancora stretto nella mia mano. Ringraziai Dio per la fiducia concessami e mi misi a pregare nell’attesa dello spuntare del sole. Con la luce del giorno potei cominciare la lettura e, proprio all’inizio del libro, appresi quale era l’origine della mia vita come avevo sempre desiderato conoscere. Venni cosi a sapere dei miei antenati e mi resi conto della loro vita, e delle sofferenze patite per restare fedeli a Dio. Mi confrontavo a simili modelli spirituali, mi sentii indegno di loro e non riuscii ad immaginare come avrei mai potuto riuscire ad imitarli. Io riflettei a lungo su ciò e poi ripresi a leggere, sino a che giunsi alla pagina in cui stava scritto: qui ha inizio la storia del Santo Graal...".
Come si vede è la "domanda" a metter in moto la curiosità del frate nel caso specifico e del lettore in genere!
Il fenomeno della lettura semantica affonda comunque le sue radici in Mesopotamia. Nel VII secolo a.C. a Ninive furono incise delle tavolette cuneiformi conservate poi nella biblioteca di Assurbanipal (668-629), contenenti il testo di pratiche divinatorie raccolte da una tradizione orale anteriore risalente a 1000 anni prima.
Questi testi insegnavano a decifrare i sogni classificati per ordine alfabetico, o tramite una "parola chiave".
In undici capitoli il mondo onirico assiro-babilonese trovava una spiegazione in ogni sua espressione, il che dimostra quanta importanza era data ai messaggi che si ritenevano portati all’uomo dagli dei attraverso il sogno. Naturalmente l’interpretazione dei sogni era arbitraria in quanto raccoglieva tutta una serie di responsi più o meno sibillini.
Queste tavolette mostrano comunque il grande potere che ha sempre avuto sull’uomo il linguaggio simbolico e archetipico.
"La lettura semiotica - come scrive ancora Eco - è dunque un complotto di chi vuol farci credere che il linguaggio serva alla comunicazione del pensiero".
Per questo l’interpretazione dei manoscritti gnostici ritrovati a Qumran è fonte ancora di profondo e acceso dibattito in quanto la rilettura di questi documenti, secondo qualche studioso, propone un Maestro che non insegna per niente a porgere l’altra guancia. Dal canto suo la Santa Bibbia, testo sacro chiave per Ebrei, Cristiani e gli stessi Musulmani, subisce ancora gli assalti di chi oggi tenta di rileggerla con codici di lettura diversi, da quello esoterico fino a quella psicoanalitico, per certi aspetti considerato da taluni dissacrante.
Daniel Schoffer e Elena Wechsler hanno infatti scritto di recente "La metafora millenaria", nelle cui 160 pagine si condensano molti temi psicoanalitici tratti da una lettura della Bibbia attraverso i meccanismi del subcosciente. È la più recente "chiave di lettura" data al "Libro dei Libri". Ma non sarà certo neanche l’ultima...

VITTORIO DI CESARE
Nato nel 1949, vive e lavora tra Bologna e Firenze. Ex istruttore militare, archeologo, specializzato in relazioni internazionali nel mondo antico. Curatore anche di un museo archeologico pugliese, è stato allestitore di alcuni musei regionali quali il Museo Archeologico "A. Parazzi" di Viadana e il Museo Archeologico, delle Armi e di Storia Moderna "A. Crespellani" del castello di Bazzano (Bo). Membro della "British Museum Society" ha tenuto stages universitari alla Sapienza di Roma, all’Istituto d’Antropologia di Firenze e presso altri Atenei. È stato collaboratore esterno delle Soprintendenze Archeologiche dell’Emilia e della Puglia, e del CNR di Bologna come analista del territorio in età antica.
Ha condotto campagne di ricognizione, survey e scavo all’estero, in Israele e nelle Canarie, oltre che in Italia. Giornalista e scrittore, ha collaborato con importanti testate italiane (tra queste "Historia" e "Storia e Dossier" diretto da Jacques Le Goff), con l’incarico di divulgatore di storia antica e moderna.
Alcune sue pubblicazioni: "L’Oro d’Africa", "In nome del Re", "Gli Aborigeni Australiani" e "Gli Dei di Fuoco", di prossima pubblicazione.

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