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n° 8 Mar./Apr. 2003

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IL PROBLEMA DELLE STIGMATE:
SEGNI DIVINI O SIMBOLI TERRENI?


Una questione controversa ai limiti della dimensione del sacro. Una scomoda tradizione secolare ancora in attesa di una spiegazione esauriente.


di Enrico Baccarini

[Vescicolazione Ipnotica - 30K .jpg] [Cloretta Robertson durante una sudorazione ematica - 42K .jpg]
 

La fenomenologia delle stigmate ha da sempre attirato l’interesse sia del mondo religioso che del mondo scientifico. L’interpretazione di tali manifestazioni, ritenute come la trasposizione sulla carne delle ferite inferte a Gesù Cristo sulla croce, ha alternato nel corso del tempo momenti di venerazione ad altri di dura contestazione. Questa fenomenologia ha percorso oltre ottocento anni della propria esistenza tra dubbi, incertezze e conferme. La stessa Chiesa Cattolica Romana, come nel caso della Sacra Sindone, non si è mai pronunciata definitivamente di fronte a queste manifestazioni, limitandosi ad indagare singolarmente i soggetti che se ne dicevano portatori (1).
Alla luce delle ricerche condotte dalla fine dell’800 ad oggi, siamo in grado di portare maggiore chiarezza sulle possibili origini di tali segni.
La volontà, che da sempre contraddistingue l’uomo, di voler comprendere Dio e le sue manifestazioni, ha permesso in oltre un secolo di studi di gettare nuove basi per la comprensione delle stigmate. Che cosa si nasconde dietro questa strana fenomenologia?
Lo studio rigoroso e sistematico delle manifestazioni stigmatiche ebbe i suoi albori verso la fine del XIX secolo quando numerosi ricercatori iniziarono ad esaminare, su basi scientifiche, la genesi di questi segni.
In questo nostro studio cercheremo di presentare ai lettori di Archeomisteri il frutto di oltre un secolo di ricerche, ed alcuni recenti contributi che potrebbero spiegare, o forse fare maggiore luce, su tali manifestazioni.
In molti soggetti queste ferite si presentano durante il periodo pasquale, seguendo la consuetudine con cui annualmente viene stabilita questa festività e non con il periodo in cui realmente fu crocifisso Cristo. In altri soggetti le stigmate seguono un criterio di continuità (durando anche tutto l’arco di una vita), mentre altri casi ci presentano soggetti "intermittenti" in cui tali manifestazioni sono sovente connesse a stati di trance.
Curiosamente, le stigmate non sono solo una prerogativa del mondo cristiano cattolico in particolare, ma sono state segnalate, negli ultimi anni, anche nel mondo protestante e musulmano.
Dal XIII secolo ad oggi la Chiesa ha documentato ben 400 casi di soggetti che avrebbero ricevuto il dono delle stigmate. Sebbene tale fenomenologia segni profondamente la dottrina cristiana permangono a tutt’oggi molti dubbi, non ancora spiegati, sulla genesi della loro espressione.
Dalle analisi condotte nella popolazione dei soggetti portatori risulta che dal XIII al XIX secolo il rapporto tra uomini e donne depositari delle stigmate (nei 400 casi documentati) fosse di sette donne per ogni uomo, mentre nel ‘900 tale stima scende e ci troviamo davanti a tre donne ogni due uomini.
Rimane comunque assodato che da quando tale fenomenologia ha iniziato a manifestarsi le donne sono state le maggiori portatrici di questi segni. È doveroso oltremodo precisare che, nella maggior parte dei casi, i soggetti portatori appartenevano a ordini religiosi o a gruppi di ferventi cristiani.

Note:
1. Padre Gemelli stesso, uno dei rappresentati più accreditati per le questioni di carattere scientifico del Vaticano, asserì numerose volte che San Francesco doveva essere considerato il solo stigmatizzato della storia cristiana, ovvero il solo in cui si potesse dimostrare un’origine divina di tali manifestazioni.
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