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n° 7 Gen./Feb. 2003

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I "SURVIVALS" DEI POPOLI MARGINALI DELL'AFRICA MERIDIONALE

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UN RETAGGIO PROTOSTORICO COMUNE »
UNA GRANDE TERRA DI COLLEGAMENTI »
I "SURVIVALS" DEI POPOLI MARGINALI DELL'AMERICA MERIDIONALE »

[Rappresentazione dell'Africa e della Terra Australe - 48K .jpg] [Planisfero dal primo Atlante Universale - 49K .jpg] [Ghiacci marini e terrestri - 35K .jpg] [La presunta terra di MU e il mare del Deserto di Gobi - 29K .jpg] [Le mura ciclopiche della città di Zimbabwe - 38K .jpg] [Processione della Compagnia della Passione - 36K .jpg] [Canoe polinesiane antiche - 31K .jpg] [Pitture rupestri australiane - 34K .jpg] [Rappresentazione di un'Amazzone - 39K .jpg] [Abbigliamento delle genti dell'Eden Atlantideo - 44K .jpg] [La Dama di Elche - 39K .jpg]
 

Fra i Bantu meridionali c’è chi è succube di una "rispettosa credenza", quella dei boschi sepolcrali, sacri ed inviolabili, dove furono sepolti "gli antichi capi di una stirpe dominatrice", civilmente progredita. Nessuno vi può penetrare fuorché il loro guardiano e sacerdote. Attestazioni di tale "stirpe" sono le rovine megalitiche di Dzata con disegni e graffiti scolpiti nelle rocce e di una maestria talmente inconsueta da ritenerla "originaria della stessa civiltà di Zimbabwe", che a tutt’oggi rappresenta "il più grande mistero della storia africana" e che lascia pensare perfino alla Ophir di Salomone. Non si sa da dove provenissero i fondatori colà stabilitisi. Leo Frobenius li ritiene appartenenti a genti eritree "di antichissime origini con connessioni orientali" e pervenute " attraverso l’Oceano Indiano". Leggende locali rivelano un che di ancestrale e di arcano, come se i progenitori "appartenessero ad un clima culturale diverso dall’attuale" (9). Sopravvive anche in questi Bantu il ricordo, sia pur vago, di un primitivo Matriarcato e di una esistenza condotta in caverne sotterranee.
Gli olandesi chiamarono "piccoli uomini del bosco" i Boscimani, depositari di una vetusta tradizione culturale, espressa in industria litica ed in arte pittorica policroma veramente eccezionale. Il loro miti risalgono ad un "lontano mondo preistorico, magico, teriomorfo, teratologico" (10). E ci fu tra i loro antenati chi lungo la costa della Terra Australe pervenne negli ultimi lembi dell’America Meridionale per risalire lungo la Cordigliera Andina in cerca di nuovi ambienti in cui vivere e venne in seguito scambiato per un pigmeo a causa della bassa statura ( i Pimeos). Juan Gill ne ricorda i discendenti, ormai come "Indios Barbados", molto piccoli e che furono incontrati in più di una missione nella così detta "Terra Firma" (11), riccamente aurifera; tradizione, questa, che ispirò la leggenda dell’Eldorado e i fratelli Grimm per la loro celebre fiaba di Biancaneve.
Secondo gli etnologi, gli Ottentotti sono il frutto di una ibridazione fra i progenitori Boscimani e i Camiti discesi dal nord dell’Africa, come giustificano certe reminiscenze mitiche che rappresentano la leggenda dell’Araba Fenice ed il mito lunare egizio dei fratelli Osiride e Seth.
Comunque, anche se portatori di una facies culturale mitologica, ricca, varia e affascinante, l’apporto camitico negli Ottentotti fu certamente sopraffatto da quello Boscimane. In quanto poi alla discendenza dei "Dama montanari" da una "antichissima razza protonegroide", sempre di bassa statura, essi pure nelle loro credenze tramandano "survivals" di una "arcaica civiltà distrutta nel tempo" (12), forse di origine "non africana".

Note:
9. Pettazzoni Raffaele, cit., (Vol. I, pgg. 69-70 e 79)
10. Ibidem, pgg. 7 e 49
11. Gil Juan, cit., pgg. 66-68
12. Pettazzoni Raffaele, cit., (Vol. I, pgg. 33, 35 e 40)
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