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MISSIONE INTERROTTA

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Abbiamo tracce di un gruppo di individui dotati di grande conoscenza scientifica e tecnologica che in un periodo a cavallo fra il 15.000 ed il 10.000 a.C., cioè in piena era di deglaciazione, arrivano in Perù dal sud, istruiscono la popolazione in merito all’astronomia, l’agricoltura, l’etica, creano una lingua che può essere utilizzata universalmente e lasciano un insediamento da loro stessi creato i cui è scritta in codice la storia di quel periodo.
Chi sono? Da dove vengono?
Qual è il loro fine?
L’aspetto è umano, anche se di una razza assai diversa da quella locale, tuttavia il livello evolutivo, la conoscenza scientifica e le tecniche di costruzione fanno pensare ad esponenti di una civiltà estremamente avanzata, capace di confezionare linguaggi convenzionali, di padroneggiare le leggi gravitazionali, di provocare fenomeni fisici complessi.
Erano inviati di una grande civiltà dimenticata dalla Storia?
Una teoria che trova molti sostenitori vede nell’Antartide l’antico continente di Atlantide.
I Viracocha venivano da sud, quindi potenzialmente potevano provenire proprio dall’Antartide che in quel periodo era ancora in buona parte priva di ghiacciai e poteva ospitare una civiltà fiorente. Tutta la leggenda ci lascia l’impressione che i Viracocha fossero andati in Perù per gettare i semi di una nuova civiltà; un esperimento di civilizzazione riuscito nella fondazione di Tiahuanaco ma stranamente non continuato dal momento che questi individui partirono diretti verso nord. Cosa li fermò?
Forse i Viracocha vollero limitare la propria opera per non stravolgere l’equilibrio degli indigeni, in altri termini essi agirono in maniera studiata per non indurre un "collasso culturale"?
Questo termine è lo stesso in uso ai nostri giorni dai sociologi. Laddove ci trovassimo improvvisamente di fronte ad una specie enormemente più evoluta, il nostro modus vivendi diverrebbe obsoleto e l’intera struttura socioculturale umana collasserebbe, schiacciata da quella subentrante.
Chiunque fossero, i Viracocha erano comunque legati ad altri gruppi che in epoche diverse approdarono in varie zone del pianeta per portare nuovi spunti di civilizzazione.
Le loro caratteristiche comportamentali sembrano riconducibili a quelle di un ceppo vivente dalle seguenti caratteristiche comuni:

1. Creature di razza bianca, dotate di sistema pilifero sviluppato e corporatura robusta.
2. Grande affinità con il mondo acquatico, fino alla possibilità di creare ibridi umano-ittici.
3. Costumi miti, improntati al rispetto reciproco ed alla tolleranza.
4. Spiccata conoscenza dell’astronomia e dei moti ciclici terrestri.

Li chiamarono Viracocha in Perù, Quetzalcoatl in Messico, Oannes in Mesopotamia. Oggi, studiandone i modi e le caratteristiche, ci appaiono membri della stessa razza.
Ci siamo chiesti chi fossero ma la logica non ci ha dato una risposta.
Chi erano i veri padroni della Terra: Gli abitanti della mitica Atlantide, gli Uomini-Pesce della Mesopotamia, i Giganti Figli degli Dei della tradizione biblica, i costruttori delle mitiche Vimana, carri celesti della protostoria indù?
Se così fosse stato, allora chi erano gli indigeni che vennero visitati in epoche diverse da questi esseri superiori?
La risposta a quest’ultima domanda potrebbe essere semplice: quei primitivi erano i nostri antenati, gli antenati di quegli uomini che oggi si trovano interdetti di fronte ad un mistero che non può più essere liquidato con argomentazioni mistiche o magiche, o quantomeno con spiegazioni apparentemente razionali, sottese da un dogma psicologico che vede nel mito la proiezione di fantasie a cui l’uomo non poteva arrivare senza spunti che lo avessero suggestionato.
Oggi noi, discendenti di quei primitivi a cui venne insegnata la civiltà, ci chiediamo chi furono i nostri maestri e nelle loro tracce cerchiamo di seguire il cammino che percorsero in seguito, nell’ipotesi di poter ritrovare la loro cultura e con essa ricongiungerci a millenni di distanza da quando consideravamo i loro avi delle divini.
Ma siamo davvero pronti per tutto ciò?

Bibliografia
1 - Devereux P.: Secret of ancient and sacred places. Ed. Blanford Books; London - 1992.
2 - Joseph P.: The extirpation of Idolatry in Perù. Kentucky Univ. Press - 1968.
3 - Posnasky A.: Tiahuanacu: the credle of American men. J.J. Augustin; New York - 1945.
4 - Sitchin Z.: The lost realms. Avon Books; N.Y. - 1990.

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