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CIVILTÀ IPOGEA ESTRANEA ALLA REALTÀ UMANA

Cercheremo, per quanto possibile, di accertare o perlomeno ipotizzare quale tipo civiltà abbia prodotto questi siti e quanto tempo fa.


di Alessandro Marcon (Seconda Parte)
vedi: Prima Parte

![[Nicchie a quarto di sfera - 33K .jpg]](am05f27p.jpg)

Nella precedente parte di questo studio è stata tracciata l’ipotesi che diversi siti, ora attribuiti a civiltà storiche, siano invece stati realizzati in precedenza da una cultura primeva molto evoluta e da queste solo riutilizzate in seguito. Né una tale prospettiva dovrebbe essere considerata concettualmente insostenibile. Molti monumenti medioevali e rinascimentali (al pari dell’edilizia convenzionale) non sono forse stati sovente realizzati "saccheggiando" quanto restava dell’imponente architettura romana di tutto l’Impero?

LA LAVORAZIONE
Andando ad esaminare più particolareggiatamente la questione della lavorazione ci troviamo ad esempio, come nel caso della necropoli della Banditaccia a Cerveteri, di fronte alla presenza del pozzo provvisto di pedarole, quindi originariamente ispezionabile o comunque percorribile, ma per arrivare dove? (1) Sicuramente non è di servizio alle tombe, in quanto non vi accede e prosegue invece molto più in profondità, dando sicuramente l’accesso ad ambienti ipogei tuttora inesplorati. D’altronde è stato appurato che non era neanche un pozzo per l’acqua.
Pozzi del genere, con la stessa tipologia, sono presenti in quasi tutto il pianeta ed alcuni - ad esempio in Cappadocia - sono profondi anche parecchie decine di metri. Ora, lo scavo di tali strutture con strumenti manuali di epoca storica non risulterebbe possibile per vari motivi.
Innanzitutto bisogna considerare la tipologia dello scavo che si presenta come una graffiatura regolare che scende elicoidalmente in senso orario. In pratica basterebbe questa considerazione per escludere un intervento manuale con l’uso del piccone. Il senso destrorso della graffiatura potrebbe essere stato eseguito solo da un operaio mancino e non penso sia accettabile e ragionevole pensare che tale pozzo per tutta la sua profondità, al pari di altri pozzi simili, siano stati eseguiti esclusivamente da maestranze caratterizzate dalla presenza di operai mancini!
"Stranamente" ciò risulta invece del tutto simile alla tipologia di scavo che riscontriamo con l’uso di trivellatrici meccaniche.
La stessa ampiezza del pozzo, circa 60 cm., avrebbe consentito ad un solo scavatore di eseguire l’opera, ma per scavare un pozzo sono assolutamente necessarie due cose: aria e luce.
Quando si arriva ad una certa profondità, già dopo 4 o 5 metri, manca la luce necessaria per lo scavo, luce che si poteva ottenere solo con l’ausilio di torce le quali però, a causa del ridotto spazio disponibile, avrebbero solo contribuito a bruciare il poco ossigeno disponibile portando lo scavatore ad una rapida morte per asfissia. Non si sono inoltre trovate tracce di supporti per torce né tracce di bruciature sulle pareti, per cui il loro uso - oltre che non accettabile sul piano logico - non è neanche dimostrabile sul piano pratico.
Una traccia molto particolare, che sembra confermare l’uso di una qualche apparecchiatura meccanica, la troviamo poi sulla parete di una tomba della stessa necropoli, in genere assai poco considerata.
Il chiaro andamento circolare di tale traccia e la regolarità dei solchi escludono nel modo più assoluto l’utilizzo del piccone o dello scalpello. Si tratta invece di una traccia assolutamente assimilabile a quelle lasciate da una macchina provvista di punta rotante, esattamente lo stesso tipo di segno che producono le moderne fresatrici.
Solo che il sito in questione risale, ufficialmente, tra l’VIII ed il VI sec. a.C.!

Note:
1. È stato eseguito un sondaggio del pozzo ma ci si è fermati a 37 metri di profondità, dopodiché si è preferito rinunciare, andando quindi a rinterrare quanto fino ad allora scavato.
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