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n° 4 Lug./Ago. 2002

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DAL "SERPENTE PIUMATO"
ALL'AVVENTO DEL "SANGUINARIO"


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DAL MISTERO DEGLI ATLANTI DI TULA AL MITO DI ATLANTIDE »

[Uno degli "Atlanti di Tula" - 19K .jpg] [Bassorilievo Maya - 49K .jpg] [Il gioco della palla - 44K .jpg] [Gli "Atlanti di Tula" - 44K .jpg] [Il "Tempio della Stella del Mattino" - 49K .jpg]
 

I tempi però non sembravano essere maturi. Una divinità maligna chiamata Tezcatlipoca "sconfisse" in pratica il Serpente Piumato, costringendolo a ripartire. Quetzalcoatl così riprese il mare, promettendo però che un giorno sarebbe ritornato.
Gli abitanti del luogo credettero di riconoscere nei Conquistadores Spagnoli gli eredi dell’antico profeta e aprirono loro le porte, commettendo in tal modo l’ultimo e più fatale errore della loro storia.
La leggenda dice che la sconfitta del "divino" Serpente Piumato ad opera del "sanguinario" Tezcatlipoca avvenne proprio nella città di Tula, chiamata anche Tollen.
Oggi nello stato messicano di Hidalgo, come tutte le città Maya, Tula è un luogo abbandonato dal X secolo dopo Cristo. I suoi abitanti la lasciarono intatta, probabilmente fra l’800 ed il 1000 d.C., per spostarsi in massa verso nord.
Nessuno sa perché il popolo Maya abbandonò le sue splendide città, né vi sono fonti certe che ci indichino la misteriosa destinazione degli autoctoni. Forse essi si fusero con la nascente Nazione Azteca, conquistatrice e cruenta, e ad essa trasmisero parzialmente il mito e la tradizione di civiltà di Quetzalcoatl.
Certo è che anche i Maya effettuavano sacrifici umani per chetare divinità sanguinarie e fameliche, quali Chac-Mol e Tezcatlipoca.
Come altre città Maya, Tula presenta inoltre due campi rettangolari destinati al gioco della palla, un rituale in cui le squadre cercavano di far passare un oggetto sferico attraverso degli anelli ma che alla fine vedeva anche cruentemente sacrificata agli Dei proprio la squadra vincente. Insomma, una specie di basket "ante litteram" con un finale tragico in cui i giocatori si accanivano per poter vincere e poi morire venendo immolati ad una bestiale divinità. Vi si trovano poi anche delle piramidi, somiglianti alle Ziggurat mediorientali, una struttura diffusa in buona parte del mondo antico e dalla funzione ancora non del tutto chiara.
Su di una terrazza posta in cima ad una di queste troviamo infine quattro personaggi identici di epoca Maya-Tolteca, scolpiti in blocchi di granito, alti quasi cinque metri ognuno e aventi, con altri abbattuti, la funzione di colonne di una struttura coperta posta al vertice della piramide su cui si trovano: sono i cosiddetti "Atlanti" di Tula, allineati uno a fianco all’altro come i soldati di un plotone e che sembrano guardare lontano.
I loro visi sono duri, amimici, geometrici, sostanzialmente minacciosi. Sulla parte anteriore del torace hanno delle strane strutture aventi la curiosa forma di una "cassetta" rettangolare, con i margini intaccati; il loro significato è incerto. Visivamente, potremmo paragonarle oggi ad una qualche apparecchiatura di rilevamento, oppure ad uno zainetto contenente scorte di sopravvivenza. Sulla testa hanno pesanti elmi o copricapi cilindrici ed i loro abiti somigliano stranamente ad un qualcosa che sta a metà strada fra una armatura da combattimento ed una tuta sigillata.
Posteriormente, in corrispondenza della regione lombare e delle natiche, troviamo una strana formazione rotonda, una specie di piastra che copre la parte bassa della schiena e presenta al centro un rilievo; si tratta probabilmente di uno scudo.
In tal caso gli Atlanti di Tula rappresenterebbero allora dei condottieri militari ovvero delle divinità guerriere. Gli archeologi suggeriscono peraltro che - essendo il Tempio in cui sono inseriti dedicato a Quetzalcoatl - esse possano raffigurare proprio il Dio Bianco. Sia come sia, coperture protettive sui polsi, giunture articolate in corrispondenza del bacino, delle ginocchia, delle spalle e dei gomiti, voluminosi paraorecchi, calzature a stivaletto, fanno pensare comunque ad abiti adatti a muoversi in condizioni ambientali ostili, proibitive, richiedenti spesse coperture delle parti esposte. Ciò peraltro non trova spiegazione logica in Messico, dove il clima era ed è subtropicale e dove i guerrieri Maya ed Aztechi vestivano pochi e leggeri indumenti per combattere nel caldo soffocante della giungla.
Il dettaglio che però lascia più stupiti e perplessi lo si può rilevare guardando i fianchi di queste strane figure litiche.
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