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n° 4 Lug./Ago. 2002

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[Realtà ipogea oltre il convenzionale uso catacombale - 48K .jpg] [Struttura del tipo ad "arcosolio" - 31K .jpg] [Passanti costituiti da colonnine - 33K .jpg] [Pozzo di accesso a gallerie - 32K .jpg] [Tracce di graffiature - 42K .jpg] [Cunicoli ogivali con lavorazione regolare - 33K .jpg] [Gallerie semicircolari con lavorazione a scalpello - 41K .jpg] [Gallerie con lavorazione grezza - 34K .jpg] [Scavo con piccone nelle catacombe "ad Decimum", a Roma - 35K .jpg] [Scavo con piccone nelle catacombe di Naro, in Sicilia - 39K .jpg] [Moderna galleria realizzata con fresatrici meccaniche - 20K .jpg] ["Graffiatura" dovuta a tracce di piccone e scalpello - 44K .jpg]
 

In tutto il territorio troviamo in effetti la presenza di gallerie e cunicoli le cui pareti sono caratterizzate da un tipo di lavorazione, regolare e costante, ben diversa da quella che si può normalmente eseguire con piccone o scalpello, che danno origine ad un tipo di scavo del tutto diverso. Infatti ogni tipo di strumento lascia la sua impronta caratteristica nel materiale lavorato, quasi una sorta di sua "impronta digitale". La regolarità costante della sezione sempre omogenea e le particolarità della lavorazione somigliano invece stranamente alle tracce che vengono oggi lasciate dalle fresatrici meccaniche per lo scavo delle gallerie, ma qui ci troviamo in siti che vengono ufficialmente datati ad epoca etrusca o tutt’al più romana, e notoriamente queste popolazioni usavano solo piccone e scalpello, per cui non si spiegherebbe allora chi, quando e come avrebbe eseguito un tale tipo di scavo.
Una delle basi di riferimento dell’archeologia moderna è che una popolazione ed un’epoca storica possono essere classificati e datati a seguito della tecnologia e del tipo di manufatti ritrovati. Seguendo questo criterio è singolare voler attribuire il medesimo tipo di lavorazione a civiltà ed epoche diverse.
La peculiarità di tali gallerie e cunicoli è che presentano una sezione, per la maggior parte ogivale o semicircolare, con un tipo di lavorazione delle pareti a "graffiatura". Tale lavorazione si presenta sempre omogenea e costante per tutto il percorso dei cunicoli.
L’archeologia ufficiale attribuisce tale tipo di lavorazione a destinazioni diverse che possono essere: cava di tufo, fini sepolcrali o grotte scavate per ricoverarvi bestiame o attrezzi. Tali scavi sarebbero, secondo la versione ufficiale, stati eseguiti con piccone e rifiniti egualmente con piccone o scalpello e mazzuola.
La risposta dell’archeologia ufficiale a tale tipo di traccia è infatti che esse sia dovuta alla rifinitura delle pareti e della volta. Naturalmente non si capisce che senso avrebbe rifinire, ad esempio, le pareti di una cava di tufo, che sarebbero state dopo poco riusate per asportare il materiale.
Nel continuare a considerare l’ipotesi della cava, non avrebbe neanche senso mantenere una costante e ben precisa sezione ogivale in quanto, a parte l’inutilità di una tale precisione, la sezione quadrata è quella che consente comunque un maggior asporto di materiale, e quindi la sezione ottimale di scavo (la stessa sezione di scavo che troviamo nelle moderne miniere).
Altro dato da considerare è che per le gallerie minori (60 cm. di larghezza) sarebbe impossibile lavorare ortogonalmente all’asse a causa della mancanza dello spazio necessario per eseguire il lavoro.
Le tracce di scavo dovute al piccone le troviamo a Roma (ad esempio nelle catacombe "ad Decimum" e in diversi siti catacombali come quelli di Naro in Sicilia, ove è chiara l’imprecisione dello scavo a seguito dell’attrezzo usato.
Il tipo di lavorazione regolare che stiamo considerando, che si può oggettivamente riscontrare uguale per tutti i siti considerati, viene attribuito a destinazioni, epoche e civiltà diverse. Il che risulta del tutto anomalo.
Abbiamo già ricordato che una delle basi di riferimento dell’archeologia moderna è che una popolazione ed un’epoca storica possano essere classificati e datati a seguito della tecnologia e del tipo di manufatti ritrovati. Seguendo questo criterio "a senso unico" risulta peraltro singolare il voler attribuire lo stesso tipo di lavorazione a civiltà ed epoche diverse. Una lavorazione, quella considerata, che risulta invece stranamente molto simile a quella eseguita in tempi moderni, per lo scavo di gallerie, tramite fresatrici meccaniche. Tale tipo di lavorazione lascia un’impronta tipica e caratteristica che è costituita da una "graffiatura" precisa della superficie e dal mantenimento costante e regolare della sezione e tipologia di scavo, come troviamo anche in queste antiche gallerie, in passato adoperate in parte anche come catacombe. Un tipo di segno ben diverso dalle tracce lasciate non solo dal piccone ma anche dallo scalpello.

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