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LE PROVE ARCHEOLOGICHE

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UN’IGNOTA E MISTERIOSA CIVILTÀ IPOGEA »

![["Graffiatura" dovuta a tracce di piccone e scalpello - 44K .jpg]](am04f32p.jpg)

La prova di ciò si può trovare nel tipo di lavorazione di tali siti che non è compatitile con la tecnologia nota in uso alle popolazioni storiche cui sono attribuiti. In tali ipogei si possono riscontrare infatti delle lavorazioni caratteristiche che sono loro peculiari.
Passiamole dunque specificamente in rassegna.

- Le nicchie, presenti numerose in questi siti, hanno forme e dimensioni diverse, anche se per la gran parte si presentano di forma semicircolare.
Questo è un tipo di scavo che, secondo l’archeologia ufficiale, è caratteristico dei siti catacombali ed è un arco semicircolare, vario per dimensioni, chiamato "arcosolio". L’origine di tale tipo di nicchia viene normalmente datata al II o III secolo d.C. e la sua utilizzazione quale particolare sepoltura tipica dei siti cristiani. Questa attribuzione, come erroneamente spesso avviene, è stata data in base ai reperti in esse trovati, che quindi fanno coincidere la data di utilizzo con quella di realizzazione, non considerando il fatto che l’utilizzazione può invece essere anche successiva alla realizzazione. Non si spiega altrimenti la presenza di fatture del tutto simili in aree attribuite alla civiltà etrusca in epoche risalenti anche a mille anni prima. Ma si trovano anche in altre parti del mondo, in siti sotterranei con caratteristiche identiche, e sempre erroneamente attribuite alle popolazioni stanziali della zona.
- I passanti costituiscono l’altra peculiarità. Costituiti da "colonnine" ricavate nella parete, sono spesso collegati a delle nicchie. Un’ovvia deduzione porta ad ipotizzare che tali manufatti siano tra loro collegati.
Entro il passante doveva passare naturalmente qualcosa di flessibile collegato alla nicchia che, a questo punto, doveva servire come alloggiamento di un qualche cosa di servizio. A volte se ne possono trovare sulle pareti, accanto a tracce di scavo regolari e di andamento circolare. Questo "qualcosa di flessibile" nell’antichità conosciuta poteva essere solo una corda o qualcosa di simile; ma perché far passare una corda dentro un passante del genere? Alcuni archeologi hanno ipotizzato che servissero per legare gli animali ma, analizzando meglio la questione, tale teoria non ha in realtà alcun senso, principalmente per due motivi.
Non avrebbe infatti senso fare un passante (difficoltoso da realizzare) di tufo per legare un animale che l’avrebbe facilmente spezzato vista la sua fragilità, mentre un paletto a terra avrebbe più facilmente, ovviamente e stabilmente assolto a tale funzione.
Altro controsenso è che troviamo questi passanti anche a diversi metri di altezza e non ha altrettanto senso legare ipotetici animali ad una simile altezza.
- Caratteristica la presenza di pozzi di accesso a gallerie e camere
sotterranee, tutti eguali per fattura e dimensione e presenti in diverse zone attribuite a popolazioni ed epoche diverse. Il tipo di lavorazione, identico per tutti e del tutto differente da quello che può essere eseguito con strumenti manuali, fa seriamente propendere per un tipo di lavorazione eseguita con mezzi meccanici o comunque tecnologici, del tipo di quelli che oggi vengono usati per scavare trafori e gallerie. Troviamo così, ad esempio, le stesse tipologie di scavo a Cerveteri, Ponza e Malta. Tutti, sebbene propri di aree culturali di epoche differenti, comunque simili tra loro e con una tipologia di scavo stranamente somigliante a quello eseguito tramite fresa meccanica.
Le ricerche effettuate hanno fatto propendere che tale civiltà fosse di un tipo del tutto diverso da quanto da noi oggi conosciuto, sia dal punto di vista fisico che tecnologico. Al di là della tradizione mitologica e protostorica, numerose ricerche fatte nel territorio danno comunque adito a pensare che un tale tipo di civilizzazione sia realmente esistita sulla Terra.
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