
DAL MISTERO DEGLI ATLANTI DI TULA AL MITO DI ATLANTIDE
di Giuseppe Colaminè

"Dei Bianchi" colonizzatori in conflitto nella protostoria mesoamericana. Echi e ombre di culture e tecnologie perdute?


La mitologia religiosa dei popoli antichi ci propone spesso un tema comune: quello del Dio-Profeta, promotore di costumi tolleranti e fraterni, venuto dall’ignoto a predicare il suo verbo e poi ripartito con la promessa di ritornare quando gli uomini fossero stati "maturi" per recepire appieno il nuovo messaggio.
In queste leggende è costante la lotta fra il profeta del "bene" e le potenze del "male", le cui seduzioni spesso finiscono con il condizionare i popoli nella scelta della via da seguire.
Così, spesso, la partenza del profeta è un evento drammatico e doloroso che ci lascia il monito inquietante di una profezia apocalittica, di una catarsi senza la quale l’umanità non potrà raggiungere il livello evolutivo adatto a farle avvertire intimamente la via da scegliere.
La mitologia delle civiltà dell’America Precolombiana ci racconta di Divinità ovvero di "semidei" che giunsero da lontano e fra questi troviamo Quetzalcoatl, un fantomatico "Dio Bianco" detto altresì il "Serpente Piumato", che in tempi remoti arrivò nello Yucatan, la penisola dove fioriva la civiltà Maya. Egli viene specificamente descritto come un individuo alto, barbuto, chiaro di carnagione e ciò di per sé rappresenta un fatto più che strano, considerando che le razze amerinde sono scure di pelle e glabre e quindi, stando almeno alla storia ufficiale, non avrebbero potuto avere alcuna specifica idea di uomini bianchi e barbuti fino all’arrivo degli Spagnoli nel XVI secolo.
Equivalente del sudamericano Viracocha, Quetzalcoatl era chiamato così dagli Aztechi ma altrove nell’America Centrale gli venivano attribuiti nomi diversi. Per i Maya era Cuculcan o Kukulkan; in alcune città era noto altresì come Gucumatz, oppure come Itzamnà, o ancora come Votan, un nome curiosamente pressoché omofono rispetto a quello proprio di una ben nota divinità del pantheon nord-europeo e vichingo (Wotan). Secondo la leggenda egli venne da est, cioè dall’Oceano Atlantico, a bordo di una barca che si muoveva senza remi ed insegnò agli uomini l’agricoltura, dettò leggi giuste, proibì la poligamia ed i sacrifici umani; in sintesi diffuse un messaggio per certi versi simile a quello del Cristianesimo.

DAL "SERPENTE PIUMATO" ALL’AVVENTO DEL "SANGUINARIO"
I tempi però non sembravano essere maturi. Una divinità maligna chiamata Tezcatlipoca "sconfisse" in pratica il Serpente Piumato, costringendolo a ripartire. Quetzalcoatl così riprese il mare, promettendo però che un giorno sarebbe ritornato.
Gli abitanti del luogo credettero di riconoscere nei Conquistadores Spagnoli gli eredi dell’antico profeta e aprirono loro le porte, commettendo in tal modo l’ultimo e più fatale errore della loro storia.
La leggenda dice che la sconfitta del "divino" Serpente Piumato ad opera del "sanguinario" Tezcatlipoca avvenne proprio nella città di Tula, chiamata anche Tollen.
Oggi nello stato messicano di Hidalgo, come tutte le città Maya, Tula è un luogo abbandonato dal X secolo dopo Cristo. I suoi abitanti la lasciarono intatta, probabilmente fra l’800 ed il 1000 d.C., per spostarsi in massa verso nord.
Nessuno sa perché il popolo Maya abbandonò le sue splendide città, né vi sono fonti certe che ci indichino la misteriosa destinazione degli autoctoni. Forse essi si fusero con la nascente Nazione Azteca, conquistatrice e cruenta, e ad essa trasmisero parzialmente il mito e la tradizione di civiltà di Quetzalcoatl.
Certo è che anche i Maya effettuavano sacrifici umani per chetare divinità sanguinarie e fameliche, quali Chac-Mol e Tezcatlipoca.
Come altre città Maya, Tula presenta inoltre due campi rettangolari destinati al gioco della palla, un rituale in cui le squadre cercavano di far passare un oggetto sferico attraverso degli anelli ma che alla fine vedeva anche cruentemente sacrificata agli Dei proprio la squadra vincente. Insomma, una specie di basket "ante litteram" con un finale tragico in cui i giocatori si accanivano per poter vincere e poi morire venendo immolati ad una bestiale divinità. Vi si trovano poi anche delle piramidi, somiglianti alle Ziggurat mediorientali, una struttura diffusa in buona parte del mondo antico e dalla funzione ancora non del tutto chiara.
Su di una terrazza posta in cima ad una di queste troviamo infine quattro personaggi identici di epoca Maya-Tolteca, scolpiti in blocchi di granito, alti quasi cinque metri ognuno e aventi, con altri abbattuti, la funzione di colonne di una struttura coperta posta al vertice della piramide su cui si trovano: sono i cosiddetti "Atlanti" di Tula, allineati uno a fianco all’altro come i soldati di un plotone e che sembrano guardare lontano.
I loro visi sono duri, amimici, geometrici, sostanzialmente minacciosi. Sulla parte anteriore del torace hanno delle strane strutture aventi la curiosa forma di una "cassetta" rettangolare, con i margini intaccati; il loro significato è incerto. Visivamente, potremmo paragonarle oggi ad una qualche apparecchiatura di rilevamento, oppure ad uno zainetto contenente scorte di sopravvivenza. Sulla testa hanno pesanti elmi o copricapi cilindrici ed i loro abiti somigliano stranamente ad un qualcosa che sta a metà strada fra una armatura da combattimento ed una tuta sigillata.
Posteriormente, in corrispondenza della regione lombare e delle natiche, troviamo una strana formazione rotonda, una specie di piastra che copre la parte bassa della schiena e presenta al centro un rilievo; si tratta probabilmente di uno scudo.
In tal caso gli Atlanti di Tula rappresenterebbero allora dei condottieri militari ovvero delle divinità guerriere. Gli archeologi suggeriscono peraltro che - essendo il Tempio in cui sono inseriti dedicato a Quetzalcoatl - esse possano raffigurare proprio il Dio Bianco. Sia come sia, coperture protettive sui polsi, giunture articolate in corrispondenza del bacino, delle ginocchia, delle spalle e dei gomiti, voluminosi paraorecchi, calzature a stivaletto, fanno pensare comunque ad abiti adatti a muoversi in condizioni ambientali ostili, proibitive, richiedenti spesse coperture delle parti esposte. Ciò peraltro non trova spiegazione logica in Messico, dove il clima era ed è subtropicale e dove i guerrieri Maya ed Aztechi vestivano pochi e leggeri indumenti per combattere nel caldo soffocante della giungla.
Il dettaglio che però lascia più stupiti e perplessi lo si può rilevare guardando i fianchi di queste strane figure litiche.

UNA MEMORIA SBIADITA DI MICIDIALI ARMI TECNOLOGICHE?
Le braccia degli Atlanti, appena abbozzate in bassorilievo, scendono infatti a piombo lungo fianchi rettilinei, terminando con mani verosimilmente ma stranamente guantate. La destra stringe un oggetto romboidale appuntito, sotto il quale si nota chiaramente una struttura del tutto simile ad una moderna fondina da arma da fuoco. La sinistra impugna invece uno strumento non ben definibile che somiglia ad un contenitore.
Le leggende precolombiane raccontano che gli "Dei" si servivano nei loro scontri di micidiali armi celesti chiamate "XIUHCOATL" (letteralmente "serpenti di fuoco"). Queste avevano il potere di uccidere gli avversari emettendo lingue infuocate che passavano da parte a parte, bruciavano e incenerivano i nemici colpiti. L’analogia concettuale con una qualche "arma elettrica" o addirittura con i moderni "raggi laser", a questo punto, non può certo non saltare agli occhi.
Solo fantasie? Può anche darsi. Dal canto suo, forse un po’ troppo riduttivamente, l’archeologia ufficiale sostiene comunque che gli Atlanti di Tula tenessero degli archi nella mano destra e dei sacchetti d’incenso nella sinistra. In fin dei conti si tratta dell’unica possibilità accettabile, volendo escludere che i "Giganti" di Tula possedessero armi e tecnologie ben differenti da quelle ufficialmente conosciute in epoca precolombiana. Tutto però ci fa pensare peraltro che le cose potrebbero anche non stare proprio come il sapere ufficiale tende a farci credere.
Molti indizi convergono in realtà nel delineare sempre di più l’ipotesi che le classi elitarie dei popoli Maya fossero a conoscenza, seppur indirettamente, di conoscenze e tecnologie superiori, cronologicamente accostabili a quelle dei nostri giorni, se non addirittura per certi aspetti più evolute.
La storia non ci da peraltro notizia di popolazioni che in epoche antecedenti alla scoperta dell’America si servissero di manufatti tecnologici.
Anche limitandosi ad ammettere che il mitico Quetzalcoatl fosse un navigatore vichingo fortunosamente arrivato in America diffondendovi un credo basato sulla fratellanza - tutt’altro che coerente, peraltro, con lo spirito guerriero e piratesco norreno - ciò non spiega il motivo per cui, se gli Atlanti lo rappresentano, come gli archeologi ipotizzano, egli e i suoi seguaci dovessero indossare armature o tute corazzate e usare sovrumane armi "termiche" folgoratici ovvero inceneritrici per sconfiggere estranei che tutt’al più avrebbero usato contro di loro semplici armi bianche. Ciò lo si giustificherebbe solo in rapporto ad altri personaggi dei medesimi livello ed origine, evidentemente. Provenienti da dove?
Il periodo in cui il divino "Serpente Piumato" approdò nello Yucatan non ci è chiaro, ma la ricorrenza del suffisso "Atl", evocante il concetto di "acqua" o "mare", richiama insistentemente il nome del mitico continente di Atlantide - che si ritrova altresì in quello della patria perduta degli antichi Aztechi, "Aztlan" - il quale, stando a quanto tramandatoci da Platone, si inabissò nell’oceano intorno al 9000 a.C.
Nell’enorme lasso di tempo intercorrente fra questa data ed i secoli appena precedenti la scoperta dell’America, il mito legato ad eventi di portata tanto colossale potrebbe essere passato attraverso una illimitata serie di distorsioni successive.
Ciò nonostante la inspiegabilità della "tecnologia" apparentemente ostentata dai misteriosi monoliti di Tula permane.

UN MONDO PROTOSTORICO DIVISO FRA "EVOLUTI" E NON
L’ipotesi che ignote civiltà protostoriche tecnologicamente progredite siano esistite nei millenni passati sulla Terra è suggestiva e presenta molteplici e crescenti indizi a sostegno, anche se tuttora non risulta dimostrabile in assoluto.
Per spiegare la coesistenza di tali comunità con quelle tribali e primitive delle quali ci rimangono gli odierni reperti archeologici, dovremmo pensare ad un mondo in cui i divini "Evoluti", propri di un contesto culturale sviluppatosi in un ambito isolato dal resto del mondo (il "Cielo", un continente-isola sede di una civiltà avanzata, o entrambi poco importa), avevano e mantenevano una sorta di dominio di fatto sul resto della popolazione mondiale, arrivando ad assumere nei suoi riguardi atteggiamenti colonialistici o millantando poteri divini atti a giustificare una loro politica di potenza.
Quello fra Quetzalcoatl e Tezcatlipoca potrebbe dunque essere stato, in ultima analisi, anche un confronto fra due gruppi rivali, entrambi animati da pur differenziati intenti colonialistici nei confronti degli indigeni.
La vittoria di uno dei due avrebbe portato infine all’avvento di un potere solo apparentemente teocratico ma in realtà feroce e sanguinario, gestito da un’etica non certo rispettosa dei diritti umani. I membri di questa specie avrebbero costantemente terrorizzato la popolazione Maya, imponendole tributi di sangue il cui significato ci appare oscuro al di là del semplice obbiettivo di mantenere intimoriti gli abitanti del luogo.
Schierati sulla terrazza su cui sono collocati, gli Atlanti sembrano scrutare lontano, ben oltre l’orizzonte e verso il futuro. Non a caso, quando lo hanno edificato, i costruttori del tempio credevano che Quetzalcoatl sarebbe ritornato a liberare lo Yucatan dalla morsa di Tezcatlipoca. Fatto è che i Conquistadores Spagnoli che ai primi del XVI secolo sbarcarono in America Centrale non incontrarono una resistenza che andasse al di là dell’arma bianca. I Maya ed i loro sovrumani protettori "celesti" erano dunque spariti secoli o millenni prima, insieme ai loro Dei sanguinari.
L’esperimento coloniale di Tezcatlipoca dunque sembrava aver concluso il suo ciclo per passare alla leggenda, lasciandosi nondimeno alle spalle città abbandonate, vuote e intatte, piene di tracce inquietanti.
Chi erano mai stati gli artefici di tutto questo?

LE "GUERRE DEGLI DEI": DUE GLI SCHIERAMENTI DEGLI "EVOLUTI"?
La tesi di una reale e semplice intenzionalità colonialistica trova poco credito.
Una civiltà tecnologicamente avanzata non avrebbe avuto motivi di creare una colonia in Messico se non per sfruttarne le risorse ambientali, ed in questo caso non vi sarebbe neanche stato motivo di mettere in scena la storia di un avvento divino per poter avere mano libera su di un territorio la cui popolazione era oggettivamente impossibilitata ad opporre concreta resistenza.
Si fa strada quindi una possibilità assai più suggestiva, e cioè che il "plagio" subito dagli amerindi come pure da molte altre popolazioni antiche nascesse dall’esigenza, da parte dei loro "Dei", di reclutare fedeli comunque in posizione subalterna ed al tempo stesso di creare vaste aree controllate di territorio.
Da ciò risulta intuibile che l’ipotetica élite tecnologicamente progredita, assimilata a Divinità, fosse divisa in almeno due blocchi contrapposti in conflitto che si confrontavano in una sorta di "Guerra Fredda": Quetzalcoatl e Tezcatlipoca sarebbero stati cioè esponenti-leader delle due fazioni, che andavano in giro per il mondo a cercare di guadagnare territori su cui avrebbero poi esercitato, pur ispirato ciascuno a principi differenti, un "mandato di governo".
In effetti abbiamo già assistito nel corso della Guerra Fredda di oggi a questo confronto indiretto fra superpotenze, che si sono combattute tra loro - e forse non è ancora finita - servendosi di popolazioni minori, depresse, indigenti, motivate da piccole mire imperialistiche su scala ridotta.
Non sarebbe dunque poi tanto strano che ciò fosse già accaduto in epoche ben più remote.
Dalla Mesopotamia all’Egitto, fino all’America Latina, passando altresì per la mitica Atlantide, vi è una indiscutibile fioritura di eventi mitici la cui interpretazione va oggi radicalmente mutando spostandosi dal piano della fantasia a quello di una maggiore concretezza storica e tecnica.
Uomini di alta statura definiti "giganti" divini, dai tratti maestosi ma gentili, maggiormente dotati sul piano fisico e psichico e di ignota provenienza, hanno dominato ovunque, con grande sapere e sovrumani poteri, masse ancora ipoevolute alle quali ora imponevano vessazioni, ora trasmettevano princìpi di alto valore etico.
La nostra stessa "cultura avanzata" odierna si esprime sia con missionari che con mercenari professionisti, d’altronde.
Se davvero questi esseri mitici, ma non troppo, erano reali siamo evidentemente già in grado di stabilire quale fazione ci fosse amica e quale invece rappresentasse un pericolo per la nostra specie.
Individui che impongono sacrifici umani ed usano la minaccia e la violenza come mezzo di persuasione, non possono certo essere considerati "amichevoli".

TRASPOSIZIONE DI UNA REMOTA COLONIZZAZIONE DA ATLANTIDE?
A questo punto le domande inquietanti aperte da questa ipotesi dovrebbero indurci anche ad una seria riflessione sul senso stesso del nostro essere e della nostra civiltà a partire dalle sue prime origini.
Come giustificare la contesa che nei millenni passati avrebbe trasformato il mondo in un campo di gara fra opposti Poteri a partire dalle ricorrenti "Guerre degli Dei", dalla protostoria greco-romana a quella mediorientale e da quella indo-ariana a quella precolombiana evocata dagli Atlanti di Tula (e possibile trasposizione di una colonizzazione da Atlantide)?
Qual’è stata l’origine prima degli ancestrali gruppi "progrediti" che, con fini diversi, hanno perpetrato un plagio multimillenario sulle popolazioni inermi e tecnicamente inferiori?
E quale eredità ha ricevuto la nostra odierna civiltà da questi antichi "Evoluti" (un legato culturale e scientifico chiaramente sottinteso dall’antico mito di Prometeo) e soprattutto quanta parte del loro costume violento ed esclusivista è stato poi trasmesso, a livello comportamentale ma anche genetico, a popoli che oggi tengono il mondo sotto la costante minaccia di una guerra totale?
Guardando alla Tradizione, la "divina" civiltà primigenia cui tutto ciò sembra fare riferimento, Atlantide, secondo Platone era una cultura avanzatissima ed estremamente "evoluta" nel sapere, ma anche oppressiva e guerriera, e la cui distruzione avrebbe probabilmente risparmiato al mondo mediterraneo un ben pesante giogo.
Un quadro che si adatta perfettamente allo scenario proprio della memoria ancestrale dei popoli precolombiani tramandata attraverso leggende e cronache remote parzialmente pervenuteci al di là del genocidio materiale e culturale perpetrato dai Conquistadores spagnoli mezzo millennio fa.
La Storia tende notoriamente a ripetersi.


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