
I MAGICI SCETTRI DEL POTERE FARAONICO
di Roberto Negrini

Nello sterminato scenario iconografico offerto dalla ierografia religiosa e magica egizia compaiono costantemente fin dall’epoca predinastica alcune particolari insegne del potere divino - e dei diversi aspetti dell’autorità e dell’azione iniziatica e politica sia regale sia sacerdotale - che possiamo più o meno correttamente definire "Scettri" o "Bastoni del potere".

Le più rappresentate nelle pitture sacre, e già richiamate nei "Testi delle Piramidi", sono la coppia d’insegne osiridiane formata dal Pastorale "HEKA" e dal Flagello "NEKHEKH" e i quattro principali strumenti simbolici di potere delle "Divinità maschili (Neter)" e "femminili (Neterit)": lo Scettro forcellato "UAS" di tradizione tebana, il "gambo di papiro in fiore" o "UADJ" delle Dee, il Bastone di potenza "USIR" sormontato dalla testa di sciacallo e la mazza di comando faraonico e di consacrazione sacerdotale "SEKHEM".
Funzioni e codici simbolici di questi sacri strumenti restano tuttora abbastanza oscuri, almeno in base al registro interpretativo della ricerca archeologica e mito-archeologica "ufficiali", ma comunque evidenziano la loro radicazione in quel misterioso e mitico retroterra, ancora quasi inesplorato, della cultura preistorica e predinastica egizia, che pare coniugare peculiarità afro-sciamaniche e pastorali con elusive tracce di una qualche perduta e primordiale sapienza misterica, magica, astronomicomatematica e alchemico-scientifica.
Il Pastorale (di dimensioni ridotte e con forma arcuata a gancio all’estremità superiore) e il Flagello (piccola asta angolata sulla sommità e munita di tre lunghi pendenti a doppio snodo) compaiono già tra le mani del Dio pastorale Andjety o Anzti nell’arcaico pittogramma del IX "Nomos" del Basso Egitto - al centro della regione del Delta - la cui capitale era la città santa di Pa Uzir o Busiris. Andjety, cui fanno ampio riferimento i "Testi delle Piramidi", fu il modello predinastico di Osiride, la cui complessa figura diverrà molto più tardi - come Signore della vegetazione ciclica e del Reame dei Morti - il fulcro del più importante fra i temi misterici della teologia faraonica, in associazione con la Grande Dea Iside. I suoi emblemi saranno infatti proprio il Pastorale "HEKA", la cui analoga figura geroglifica indica il "governare" o "guidare" del Pastore Supremo, e la Frusta "NEKHEKH", il cui termine deriva da "Nekh" col significato di "difendere".
Gli emblemi di governo e difesa, sempre inestricabilmente connessi, compaiono tra le mani dei Faraoni dinastici, specchi viventi di Osiride, sia nell’esercizio delle loro funzioni teocratiche che nella rituale positura di morte raffigurata nei sarcofaghi. Il significato misterico oltre che politico di tale coppia di Scettri appare poi evidenziata dalla maniera in cui vengono stretti al petto dalle figure faraoniche, con le mani incrociate e le due aste a loro volta inclinate in direzione opposta, in un caratteristico "doppio incrocio" che nella forma emblematica del "rombo" richiama a sua volta il "doppio intreccio" del caduceo, con il suo simbolismo magico del "doppio nodo" e dell’"equilibrio tra forze contrarie".
Il Bastone di potere più frequentemente associato alle figure dei "Neter" è il misterioso e composito "UAS", che compare come figura geroglifica del IV "Nomos" dell’Alto Egitto (dalla cui capitale Uaset, la "Città dello Scettro", chiamata poi Tebe dai greci, prese il nome) e che si ritrova, sdoppiato, nello ierogramma del XIX "Nomos", sempre nelle terre del Sud, la cui perduta città di Uab-Sep-Meri fu conosciuta dai greci come la sacra Oxyrinkhos.
Le origini dello "UAS" risalgono forse a una magia sciamanica preistorica atta a controllare la "veicolazione di linfe vitali", considerando che nella sua forma originaria sembra che fosse composto da un lungo osso secondario di uccello o - lo sostiene l’egittologo "simbolista" Schwaller de Lubicz - da un ramoscello doppiamente biforcato.
Secondo questa chiave di lettura il bidente o forcella (o clavicola?) della terminazione inferiore dello "UAS" verrebbe a richiamare la "proiezione verso il basso" delle energie vitali o "linfe" veicolate dal Dio (o dal Sacerdote che lo incarna) e la loro radicazione nella Terra. "Fonte" di tali energie sarebbe invece rappresentata dalla trasversale e inclinata biforcazione superiore (ramo od osso principale) che nella forma classica delle Dinastie storiche assunse poi la figura della testa teriomorfica dell’antichissimo Seth. Non è mai stato identificato l’animale totemico con cui questo Dio viene rappresentato, anche se sembra apparentabile con un canide o un asino o un formichiere, o forse con un animale estinto: ma è comunque la sua testa che adorna la sommità dello "UAS" e che conferisce ai principali "Neter" e "Neterit" che lo impugnano l’antico potere sethiano predinastico di "connessione tra Cielo e Terra", precedente alla più tarda e dualistica demonizzazione di Seth.
Troviamo lo Scettro UAS anche in mano a Divinità astratte femminili e stellari, come l’enigmatica Sechat o Seshat, madre o sposa-sorella o figlia di Thoth, Signora della scrittura, della misura e dei riti di fondazione dei templi, il cui capo sormontato da una stella è incoronato dal Compasso capovolto degli architetti sacri e dei tagliatori di pietre. Ma l’insegna di potere più frequentemente associata alle principali "Neterit" (come Neith, Hathor, Sekhmet e la stessa Iside) è lo Scettro "UADJ", formato da un gambo fiorito di papiro cui a volte è aggiunta l’immagine della predinastica Uadjet, Deacobra protettrice del Basso Egitto. Il termine stesso "uadj" richiamandosi al concetto di "vigore" tipifica il significato rituale di questo Scettro femminile come portatore della "giovinezza eterna".
Meno presente nell’iconografia dei "Neter", ma non meno importante come strumento di culto, spesso associato ai Misteri Osirici, è poi lo Scettro "USIR", il cui apice superiore porta la testa di sciacallo del Dio Anubis, il tenebroso figlio di Osiride e Neftis, guida dei Morti e degli iniziati nel Regno dei Morti. Il geroglifico stesso, "usr", di cui questo strumento rituale - insegna del potere magico nella sua essenza più profonda e nascosta - appare una sorta di materializzazione indica "la potenza".
Con funzione più esplicitamente indirizzata alle consacrazioni magico-religiose va infine ricordato lo Scettro rituale "SEKHEM", il cui fonema indica egualmente "potenza" ma nel senso più specifico di "forza agente". Conosciuto fin dai "Testi delle Piramidi" anche con il nome di "ÂB" o "ÂBA" (dal verbo "âb" "offrire" o "âba" "comandare") e successivamente chiamato "KHERP" (sempre con il significato di autorità) la sua forma originale in tempi predinastici fu una mazza dalla testa cilindrica, forse erroneamente ritenuta di uso guerriero, in seguito appiattita fino a raggiungere la forma di una sorta di paletta allungata. L’ÂBA - o in epoche più tarde il "SEKHEM" - appare fino ancora alla XVIII Dinastia come una mazza in legno dorato atta a trasmettere il potere sacro dalle mani del Faraone, o del Sacerdote Teurgo, verso persone od oggetti destinati alla sacralizzazione.


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