
LA MISTERIOSA CIVILTÀ DELLE STATUE STELE DELLA LUNIGIANA
di Vladimiro Bibolotti

Aspetti unici ma anche tratti comuni ad altre aree culturali? Volti umani stilizzati dalla tipica forma di luna in monoliti ancestrali di ignota fattura: realizzati da chi?


Il fascino delle civiltà scomparse attrae sempre la mente umana per le sue implicazioni cariche di fascino e di mistero.
Molti lettori pensano forse che bisogna fare viaggi esotici lontani, per poter vedere ed ammirare aree archeologiche ricche di particolare suggestione. Come in Centro e Sud America, in Oceania o in Africa ovvero in Nord Europa, ad esempio davanti alla imponente visione delle gigantesche teste litiche olmeche, dei colossali "Moai" dell’isola di Pasqua, delle incisioni rupestri del deserto del Tassili o dei dolmen e menhir di Carnac, Stonehenge o delle Isole Orcadi. Ma in Italia vi è un angolo non tanto remoto, perché battuto da rotte turistiche importanti (la Versilia), in realtà ancora assai poco conosciuto per la sua protostoria e cioè la zona che si estende dalle Alpi Apuane alla Lunigiana, attraversata dalla Val di Vara e del Magra.
Ultimamente proprio questa parte del nostro Paese, con il Comune di Sassalbo come epicentro apparente, è clamorosamente assurta alla ribalta della cronaca per gli echi della stampa relativi ai ripetuti avvistamenti, anche collettivi, di oggetti volanti sconosciuti diurni e di globi di luce notturni: fenomeni che l’hanno fatta accostare alla vallata norvegese di Hessdalen caratterizzata da tempo da analoghe apparizioni e oggetto di rilevamenti tecnico-strumentali da parte di team universitari internazionali. Tanto che si pensa di condurre studi e ricerche sistematiche in loco al riguardo con criteri analoghi pure in questa regione italiana, che da indagini attuali parrebbe essere stata caratterizzata, peraltro anche in passato, da ripetute manifestazioni del genere le quali, necessariamente associate a realtà soprannaturali o celesti, potrebbero forse avere lasciato il segno nei più antichi monumenti locali.

LUNIGIANA: UNA RETE INESPLORATA E SENZA TEMPO DI GALLERIE E POZZI
La zona della Lunigiana e delle Alpi Apuane, ricca di interesse geologico per le sue famose cave di marmo e per il vasto sistema di grotte, come il complesso di gallerie e pozzi dell’Antro del Corchia, che risulta tra i più profondi ed estesi del mondo e ancora non completamente esplorato, si posiziona strategicamente in un crocevia che abbraccia la parte di Liguria del levante, l’Emilia e la Toscana.
Tale area è stata abitata sin da tempi remoti da antichissime civiltà risalenti al Periodo Eneolitico o del Bronzo Antico (IV e III millennio) riferito a siti archeologici ancora ufficialmente da datare, come i resti di un tempio sul monte Vergheto (Massa) che è stato fatto risalire al Periodo Neolitico.
Nella zona le tracce archeologiche più suggestive ed importanti restano comunque quelle delle locali "Statue Stele".
Sebbene si cerchino possibili collegamenti con altre aree culturali in altre regioni, le Statue Stele sono state trovate sparse lungo tutto il territorio della provincia di Massa Carrara e restano pressoché uniche per le tipiche forme "lunari" sulla testa.
Successivamente, all’interno dello splendido museo nel castello di Pontremoli (Massa) esse hanno trovato degna collocazione offrendosi così all’attenzione del pubblico e degli studiosi.

SCOPERTA E RITROVAMENTO DELLE STATUE STELE
La scoperta delle Statue Stele risale al 1827, a Zignano in Lunigiana.
I ritrovamenti successivi sono sempre avvenuti in maniera casuale, durante scavi o nel corso della costruzione di opere viarie e si sono comunque verificati nei punti più disparati di questa area geografica, senza una qualche logica edificativa chiara o comunque del tutto comprensibile. Questa apparente frammentazione nella loro diffusione sul territorio non ci consente attualmente di poter verificare se le Statue Stele, le cui ipotesi costruttive non hanno ancora portato ad alcuna conclusione certa ancorché parziale, abbiano dei riferimenti diretti con le osservazioni della volta celeste, cosa peraltro abbastanza comune per altri monumenti megalitici, ivi inclusi i siti caratterizzati da certi riti funebri o da particolari rappresentazioni di divinità celesti.
Rimane infatti ancora incerto e aperto il dibattito sulla natura del tipo di popolazione che ha eretto tali monumenti, anche se la datazione più accreditata li fa risalire probabilmente al 3500 a.C., nonostante che non si siano trovate in zona necropoli, officine all’uopo e neanche concrete tracce di specifici insediamenti organizzati propri di una civiltà stanziale che pur dovrebbe avere lasciato traccia di sé avendo vissuto in quei luoghi per circa duemila anni.

LA TIPOLOGIA DELLE STATUE STELE
In base al loro solo aspetto formale, le oltre sessanta Statue Stele rinvenute nella regione sono state distinte in tre particolari gruppi tipologici:
- Il primo (Gruppo A) è caratterizzato da una stilizzazione estrema. La testa risulta incorporata nel corpo, e appena distinta solo da una linea clavicolare. Il volto dei personaggi rappresentati è della tipica forma ad "U". Generalmente un pugnale a lama triangolare con il tipico pomo ovoidale, portato anteriormente, caratterizza quelle maschili. Quelle femminili evidenziano i seni, rappresentati da due dischetti.
- Il secondo (Gruppo B) risulta distinto dal precedente per la presenza del collo e per il fatto che la rappresentazione della testa sviluppa una grande espansione laterale con una rappresentazione piuttosto elegante e "moderna" che è peculiare dell’area culturale lunigianese. Vi è anzi chi ritiene che ciò configuri un "genius loci" dei più antichi lapidici eneolitici della Val di Magra. Queste Statue Stele presentano anch’esse un pugnale di tipo remedelliano e talvolta portano sul petto un’ascia. Le raffigurazioni femminili hanno i seni rappresentati realisticamente e vari ornamenti (goliere e collane) o amuleti che ornano il collo.
- Il terzo (Gruppo C) è quello meno numeroso e quasi certamente si riferisce alla fase più tarda di questi monumenti, che sono ormai più statue che stele. Essi risultano infatti ormai concepiti a tutto tondo, con caratteri anatomici ben differenziati, armi proprie dell’Età del Ferro (pugnali ad antenne e giavellotti appaiati) e iscrizioni in caratteri etruschi.

MATERIA PRIMA E PECULIARI TECNICHE DI LAVORAZIONE
In assenza di elementi di contesto precisi e in funzione delle armi tipiche che vi si presentano scolpite (principalmente per il tipico pugnale di tipo remedelliano) si concorda nel riferire generalmente la maggioranza delle Statue Stele (in particolare i Gruppi A e B), come già detto, al Periodo Eneolitico, con un possibile attardamento fino all’Età del Bronzo. Il Gruppo C, invece, presenta elementi di maggiore identificazione temporale quali appunto il pugnale ad antenne, i giavellotti e alcune iscrizioni in alfabeto etrusco che confermano i contatti con il più tardo contesto culturale dell’Italia settentrionale e transalpino.
Per quanto concerne il materiale e le tecniche utilizzate, la pietra comunemente usata per la lavorazione delle Statue Stele è l’arenaria, materiale ampiamente presente nell’area a diversi livelli di altitudine e gli utensili utilizzati per le incisioni erano certamente dei percussori: martelli in pietra tenace, lame dentate in selce, punte sempre in selce usate come trapani, sabbia silicea usata come pasta abrasiva (utilizzata ancora nelle segherie apuane per levigare il marmo), lisciatoi litici di arenaria dura e da ultimo anche punte di ferro per le incisioni sulla roccia.
Neppure lo strumento della comparazione aiuta a chiarire fino in fondo il mistero degli abitatori delle vallate apuane e degli scultori delle Stele. Infatti in alcune delle Statue Stele, datate come più recenti delle altre, risultano incisioni di alfabeti di tipo protoitalico ed etrusco o strumenti agricoli dalle fogge celtiche che potrebbero fare ipotizzare, almeno in epoca più tarda, possibili collegamenti con altre aree culturali.

LA CIVILTÀ DELLE STATUE STELE: UNA DIFFUSIONE EUROPEA?
Chi raffiguravano le Statue Stele della Lunigiana? Monarchi locali, capi religiosi o condottieri militari con le loro spose?
Da ultimo, nel periodo più tardo e a noi relativamente vicino, è più che certo. Ma in origine?
Più probabilmente, vari Dei Celesti e di Potenza maschili ovvero la "Grande Madre" Femminile primeva, come alcuni studiosi sostengono?
È difficile dirlo, ma nulla può escluderlo, specie se si considera il fatto che la "civiltà delle Statue Stele" può estendersi, con i distinguo del caso, dalla Lunigiana ad altri siti italiani ed europei.
Dal territorio di Luni, in effetti, monumenti litici almeno in parte collegabili alla cultura della Statue Stele si riscontano, nell’area italiana, nelle Alpi Occidentali (da Sion in Svizzera fino ad Aosta), in Val Tellina e in Val Camonica, nelle Alpi Orientali (Val Venosta, Valle dell’Isarco, Valle del Sarca e Val Lagarina), nella Toscana e nell’Emilia-Romagna etrusche, in Sardegna, in Corsica e lungo la costa medioadriatica e della Puglia.
Guardando poi all’Europa, manifestazioni figurative analoghe in pietra si trovano altresì in Francia e nella Penisola Iberica, in Germania, in Europa Orientale (Grecia, Bulgaria, Romania, Moldavia, Ucraina e Crimea) e in Turchia.

COINCIDENZE INQUIETANTI: DIVINITÀ CELESTI O PRESENZE ESTRANEE?
Curiosamente, troviamo delle interessanti e suggestive coincidenze apparenti con varie incisioni remote lasciateci altrove da popolazioni preistoriche, come le figure antropomorfe di Cerretoli presso Pontremoli (MS) simili a quelle, quando comparate, proprie delle immagini incise in Val Camonica ovvero a Ferghana nella Repubblica dell’Uzbekistan dell’ex URSS, o delle divinità di Las Palmas a Vera Cruz in Messico, o dell’entità a tre dita a Cina Lake in California, nonché di alcune incisioni su pietra rinvenute sul Monte Bego e risalenti al Neolitico che mostrano culti di matrice solare e stellare apparentemente identici a quelli di altre parti del mondo.
Alcuni studiosi hanno poi molto arditamente posto l’accento su certe comuni raffigurazioni immortalate da varie civiltà sparse ai quattro angoli della Terra e da loro identificate, sì, come figure di Divinità Celesti, ma dietro cui ci potrebbero in realtà celarsi, invece, delle "presenze estranee", ovvero dei possibili visitatori provenienti dallo spazio: degli astronauti extraterrestri dell’antichità, cioè, poi immancabilmente divinizzati dai nostri primitivi antenati per cui, per dirla con le parole di Arthur C. Clarke, il mitico autore di "2001: Odissea nello Spazio", una tecnologia sufficientemente avanzata non poteva essere minimamente distinguibile dalla magia, dal soprannaturale e dal divino. E per i quali l’unico moto di trasmettere ai posteri la memoria di eventi e personaggi di spicco era evidentemente la pietra, unico materiale "imperituro" in grado di resistere al tempo.

LA "MEMORIA DI PIETRA" DI UNA CIVILTÀ MADRE PROTOSTORICA?
A questo punto, e al di là di ogni specifico riferimento archeoastronomico di carattere tecnico e convenzionale, si apre il problema specifico di certuni culti protostorici legati agli astri e a certe Divinità Celesti ad essi riferite.
Relativamente alle Statue Stele lunigianesi, ad esempio, appare infatti evidente che la forma dei copricapi sia da ricollegarsi direttamente al nostro satellite naturale, la Luna, così come pure, d’altronde, il nome della zona stessa e dei toponimi locali (Lunigiana e Luni); un’area che vedrà successive contaminazioni celtiche e quindi etrusche fino al momento di divenire infine una base navale di grande importanza strategica per i Romani.
Non è in effetti da escludere che le Statue Stele possano costituire la "memoria di pietra" dell’eredità di una perduta civiltà madre protostorica caratterizzata da un’architettura megalitica, specificamente tesa ad utilizzante l’unico materiale in natura in grado di sopravvivere ai millenni e a qualunque cataclisma.
Suggestiva, infine, la rassomiglianza del dio Pen riprodotto sulla copertina di un recente libro sui culti della Liguria antica con alcune teste litiche dell’isola di Pasqua collocate quasi agli antipodi ma apparentemente caratterizzate dallo stesso sguardo e inclinazione. Chiaramente si tratta solo di semplici coincidenze. Oppure…
Indubbiamente, se un giorno si scoprisse l’esistenza effettiva di una civiltà madre dimenticata allora tutte queste coincidenze potrebbero finire con l’assumere un significato e un valore diverso e così pure se si arrivasse a confermare la reale presenza di civiltà aliene visitatrici del nostro passato. Ciò potrebbe allora dare ragione dell’uso di rappresentare modelli simili, figure umanoidi comuni nella Tradizione in grado di spostarsi ed apparire in modo sovrumano presso le genti antiche, primeve abitatrici del nostro pianeta.
Intanto, per ammirare direttamente le sculture protostoriche lunigianesi basta visitare il museo delle Statue Stele, dentro il Castello del Piagnaro a Pontremoli in Provincia di Massa. Una escursione davvero meritevole per tutti gli appassionati di archeologia in generale e di civiltà misteriose in particolare.

Bibliografia e Fonti
- Museo delle Statue Stele Lunigianesi (a cura di Paola Perazzi). Luna editore/Società Editrice Ligure Apuana, La Spezia 1999.
- Antenati di Pietra: Statue Stele della Lunigiana e archeologia del territorio. Sagep Editrice, Genova 1994.
- Culti Naturalistici della Liguria Antica. Luna editore/Società Editrice Ligure Apuana, La Spezia.
- Cronache da un altro passato di Erich Von Daeniken. Edizioni Piemme, Casale Monferrato 2002.
- Atlantide: il mistero dei continenti perduti di Roberto Pinotti. Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2001.
- Lo specchio del cielo di Graham Hancock e Santha Faiia. Edizioni Corbaccio, Milano 2000.
- Scale fino alle stelle di Anthony Aveni. Edizioni TEA (Tascabili degli Editori Associati), Milano 2000.


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