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n° 3 Mag./Giu. 2002

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LA POSSIBILE SOLUZIONE

    parti precedenti:

DAL SATOR ALL'ARCA DELL'ALLEANZA »
POMPEI: UN GRAFFITO E TANTI MISTERI »
GLI INGREDIENTI PER RISOLVERE L'ENIGMA »
UN'IPOTESI »
UNA SOLUZIONE SOSTENIBILE »
LA PALESTRA GRANDE: UNA SCELTA FORZATA? »
UN SEGRETO DA CUSTODIRE »
LE RUOTE DIVINE »

Arriviamo alla decrittazione vera e propria. Ho ritenuto attendibile la datazione che solitamente è attribuita al tetragono. Ho ritenuto, nondimeno, che per redigere in questa forma criptica l’enigma, si fosse utilizzato in gran misura un linguaggio definibile popolare, non colto. È noto, infatti, che:
"...Pompei non è una città soltanto sannita: nella sua accozzaglia etnica, il colore greco resta in forte risalto e Roma si è trovata in presenza di un bilinguismo osco-greco... Probabilmente i pompeiani non parlano un latino ciceroniano, ma un latino vivo che si impara nel corso della sua evoluzione e che si sarebbe tentati di chiamare barbaro...".(11)
La chiave per la decodificazione è in parte da ricercarsi in questi domini. Si è ricordato come il periodo in cui la scritta è tracciata si colloca nel primo secolo dopo Cristo. L’indicazione è corretta ma solo nella sostanza, non nella forma. È stato decisivo, infatti, comprendere come chi ideò tale sciarada non lo fece nel primo secolo "dopo" Cristo, bensì nel primo secolo "di" Cristo.(12) Tradotto in latino, questo concetto suona grosso modo così: Primo Saeculo Christi Domini. Non è tuttavia ancora la forma corretta anche se già di per sé è molto indicativa.
La sottile mente autrice dell’enigma, infatti, ha inserito un’altra particolarità che è altrettanto sottile. Per indicare l’aggettivo numerale ordinale "primo" della frase in questione, si possono utilizzare i più semplici numeri. Essendo in epoca romana, i numeri sono ovviamente le classiche cifre romane.(13) L’aggettivo numerale "primo" di cui si discute, trascritto con la corrispondente grafia numerica si può assumere, nondimeno, come una vocale. La vocale è la i maiuscola: I.
Immediatamente, si delinea la configurazione completa del codice che consente di decifrare il criptico graffito: I - Saeculo Christi Domini. Le quattro lettere iniziali individuate sarebbero dunque il codice decodificatore da inserire nel tetragono magico di Pompei.
Rimane ancora un problema da risolvere: capire dove collocare tali lettere e perché. Dopo vari tentativi che non hanno dato alcun esito, l’insperata soluzione è giunta tramite un colpo d’intuito tipicamente femminile.
Per Patrizia, infatti, la mia preziosissima e paziente compagna, è stata sufficiente un’occhiata per farmi comprendere come fosse necessario "ruotare" il tutto, invertendo l’ordine delle vocali e delle consonanti (si ottiene in tal modo: "a, I, E, o, u" per le vocali e "p, q, S, R, t", per le consonanti).
E ciò è in effetti ovvio, giacché è scritto: ROTAS. Ruotando quindi in modo logico le vocali e le consonanti del tetragono, diventa chiaro che alla vocale E si deve sostituire la I, così per la S, che si deve incastonare al posto della R.
È stato maggiormente difficile, comprendere perché si deve convertire la C in S e la D in T. Sono necessarie alcune considerazioni in merito.
L’interpolazione di tali lettere in qualche modo diventa logica se si guarda al significato teologico sotteso dai termini Christus, il FIGLIO, che compone la frase da cui si è partiti, e SATOR, il PADRE, che compare nell’enigma. Sono due termini che, per dir così, sono intercambiabili giacché adombrano, sinteticamente, l’idea di consustanzialità del Padre e del Figlio. Il termine DIO poi, dovrebbe corrispondere alla parola greca THEOS, ma con una particolarità, tanto per non essere monocordi. Nella lingua latina classica, per quanto conosciuto, non esisteva un vocabolo adeguato per risolvere il concetto di "unica divinità".
Dovrebbe essere facilmente comprensibile anche il motivo: almeno per il mondo romano non esisteva un unico Dio da celebrare, giacché esistevano molteplici divinità, gli Dei. In tal senso, è particolarmente suggestivo il fatto che ancora nel II secolo dopo Cristo, Tertulliano utilizzi il termine "DEE" per indicare il DIO della giovane religione giudaica. L’eminente filosofo cristiano cercava in tal modo una voce per distinguere nettamente il "suo" DIO, unica entità suprema, dalle molteplici figure divine del pantheon pagano. È più che probabile quindi, che il termine DIO che compare nella decrittazione, sia una forma segreta per indicare l’esistenza di una sola figura divina, che è utilizzata in un ristretto ambito della cultura israelitica, e non già un errore di decodificazione.
Particolarità nella particolarità: non tutte le lettere R e S si devono sostituire nel tetragono. Sono da modificare solo le R e le S che sono collocate ai quattro angoli esterni della scritta, le lettere R e S che sono contrapposte fra loro.
È interessante osservare, che se idealmente si uniscono le due S e le due R, si formano in maniera virtuale due linee incrociate che si sovrappongono alla parola TENET verticale. Si può allora affermare, con poche incertezze, come il tracciato richiami il monogramma di Cristo (il cosiddetto Chrismon), riprodotto qui sotto.

[Chrismon]

Dopo aver eseguito le operazioni che si sono indicate, le parole del criptogramma si trasformano in altri cinque termini. Letti in sequenza partendo dall’alto sono:
SODAC
OPIRA
DINID
ARIPO
CADOS

Può sembrare strano ma la soluzione è tutta qui.
Leggendo la scritta dal basso a sinistra ed in senso orario compare, infatti, la frase:
 

SODAC

 
  O

PIRA

(3)

(2)

DI

NIDI

 

(1)

AR

PO

(4)

  CA

DOS

 

Vale a dire: ARCA DIO PIRANIDI PODOS... Compare il termine PIRANIDI anziché PIRAMIDI come si è detto. Perché?
Qui è sufficiente una banale constatazione. La lettera N è posta esattamente nel mezzo della composizione originaria. In latino, "in mezzo" è traducibile con Medio, sicché la N centrale può essere sostituita con la M, che è l’iniziale del termine tradotto.
Il risultato finale è pertanto: ARCA DIO PIRAMIDI PODOS.
I primi tre termini sino fin troppo chiari. Il quarto, PODOS, appare evidentemente riferibile alla parola latina PEDES, piedi, che nell’idioma romano-ellenistico dominante si trasforma appunto nell’equivalente PODOS (ancor oggi usiamo in italiano il termine "podologo" di derivazione greca per indicare un medico specializzato nella cura degli arti umani inferiori, infatti).
Di conseguenza non penso che a questo punto servano traduzioni od esegesi particolari per comprenderne il senso finale: L’ARCA DI DIO SI TROVA AI PIEDI DELLE PIRAMIDI. Dove esattamente è poi un altro discorso.
Steven Spielberg, nel suo film "I Predatori dell’Arca Perduta", fa comunque, non a caso, rinvenire da Indiana Jones l’Arca dell’Alleanza ricercata anche dai Nazisti proprio in Egitto, e lo scrittore Graham Hancock ne indica le tracce che ci portano, attraverso la Regina di Saba ed il suo rapporto con Salomone, nell’Etiopia copta, erede dell’Egitto giudaico-cristiano in un mare islamico: terra oltre l’Alto Egitto, le Cataratte del Nilo e la Nubia, e posta appunto "ai piedi delle Piramidi": una estensione culturale dell’Egitto romanizzato, ma non controllata da Roma.
Resta ancora da discutere il termine SODAC. È chiaro che anche in questo frangente si debba, per così dire, "ruotare" qualcosa. Si ottiene così una vera e propria firma, nel momento in cui si "ruotano" al suo interno le due vocali: SADOC. E che cosa significa questo termine?
Tale vocabolo è il termine con cui gli Esseni indicavano una stirpe sacerdotale: i "Maestri di Giustizia", appunto i "Zadok" o "Sadoc". Soprattutto SADOC, il "GIUSTO" (si pensi altresì al ben noto "Maestro di Giustizia" degli Esseni menzionato nei Rotoli del Mar Morto) è il sinonimo di GESÙ com’è confermato negli Atti degli Apostoli.(14)
I riscontri per giudicare quanto è corretta la decrittazione, non mancano di certo e soprattutto si rispettano quelle condizioni particolarmente restrittive che, secondo gli studiosi, hanno enigmi del genere.
È chiaro che così risolto, l’AREPO SATOR tratta effettivamente un argomento che è concernente la religione. Su questo non vi è alcun dubbio.
Ora, è chiaro che gli eventuali errori grammaticali come compaiono nella scritta risolta secondo lo schema che si è prospettato, possono essere considerati sinonimo d’autenticità della stessa anziché, come qualcuno ha obiettato, essere forzature infondate ed incomprensibili.
Si potrebbe ritenere come molto probabile, infatti, che chi ha ideato questa raffinata sciarada potrebbe non aver avuto origini e cultura latine. Pur con le dovute cautele, è possibile che la decrittazione offerta sia effettivamente la chiave di lettura per comprendere il sorprendente rebus: si è già detto quanto sia improbabile ottenere così tante corrispondenze in maniera casuale.
Si può concludere riflettendo sull’intenzione di chi compose il tetragono palindromo.
Il proposito era di tramandare un formidabile segreto che doveva rimanere tale, per tutti coloro che consideravano il PRIMO SECOLO DI CRISTO SIGNORE un periodo senza alcuna valenza particolare, ma che per il mondo giudaicocristiano, con la distruzione di Gerusalemme, la diaspora e le persecuzioni fu traumaticamente epocale.
Il messaggio potrebbe essere dunque un segreto per certi aspetti pieno anche di rassicurante speranza pur nello sconforto giustificato dalla fine di Israele, dalla profanazione e distruzione del Tempio, dall’esilio per gli Ebrei e dalla caccia ai Cristiani. E propriamente letto starebbe quindi a significare, concettualmente:
SERVI DEL SIGNORE, RESISTETE! PUR NEL MOMENTO PEGGIORE DEL POPOLO DI DIO, QUELLO DELLA DISTRUZIONE DEL TEMPIO, DELL’ESILIO E DELLA PERSECUZIONE, RICORDATE CHE L’ARCA, IL SIMBOLO SACRO ANTICO E MODERNO DELL’ALLEANZA FRA L’ALTISSIMO E GLI UOMINI, È COMUNQUE SALVA E AL SICURO IN TERRA D’EGITTO, NONOSTANTE L’OPPRESSIONE ROMANA.
Una parola di speranza, dunque, rivolta ad un riscatto futuro ad opera del Messia (Gesù Cristo per i Cristiani, il futuro Messia Trionfante per gli Ebrei).
Sia come sia, oggi è indubbiamente arrivato il momento di rivalutare l’enigma millenario del SATOR. E di studiare le tracce che da esso ci portano ad una Tradizione segreta e perduta.

Note:
11. Robert Etienne, op. cit., p. 281 e seguenti.
12. I termini "Prima" e "dopo Cristo", in effetti, sono modi di dire convenzionalmente "moderni".
13. I per primo, II per secondo, III per terzo e così via.
14. Discorso di Stefano, 7-52.

Diego Baratono è originario di Agliè Canavese, in Piemonte. È ricercatore indipendente. Le sue esplorazioni archeologiche sono indirizzate verso lo studio delle paleo-geometrie e degli antichi sistemi geometrici applicati alla topografia dei luoghi sacri. In seguito allo sviluppo d’alcune efficaci teorie inerenti alla possibilità di previsione dei fenomeni sismici, collabora con il C.N.R. di Milano. È autore del libro " Le Abbazie ed il segreto delle Piramidi".


									

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