
UN SEGRETO DA CUSTODIRE

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È noto che in enigmi di questo genere, e di esempi ne esistono diversi, generalmente sono contenuti messaggi legati all’orizzonte religioso.
È verosimile quindi ritenere che se anche dalla decrittazione che si vedrà fra breve gemmeranno riferimenti di questo tenore, almeno in parte, sarà attestata la validità della decrittazione stessa.
Certo è che l’AREPO SATOR, secondo la risoluzione di chi scrive, contiene un’informazione di tale portata che rende comprensibile la motivazione essenziale che spinse qualcuno, duemila anni fa, ad inventarsi un metodo sicuro per evitare che il messaggio cadesse nelle mani sbagliate: "...Durante l’impero, i cristiani dovettero cercare di sottrarsi ai colpi dei loro persecutori... nel 64 furono messi fuori legge e il solo nome di cristiano valeva una condanna a morte. In questo secolo, si comportavano da cripto-cristiani, nascondendo le verità essenziali della loro fede in criptogrammi, che neppure la sagacità degli eruditi riusciva talvolta a decifrare...".(8) Orbene, nel tetragono magico pompeiano si dovrebbe celare, sempre che la decrittazione sia corretta, l’esatta ubicazione di un oggetto d’enorme importanza. E l’oggetto in questione potrebbe essere quello che è comunemente noto come l’"Arca dell’Alleanza"...
A questo punto è necessario spendere due parole per inquadrare l’argomento. Non si conosce infatti la sorte che toccò a questo straordinario contenitore ed al suo importante contenuto, com’è noto. Dopo la distruzione del Tempio salomonico per opera del monarca assiro-babilonese Nabucodonosor II, dell’Arca dell’Alleanza si sono perse le tracce. Studi recenti sull’argomento, comunque, farebbero presumere che il luogo dove si celerebbe l’Arca sia da ritenere l’Etiopia. Il che è probabile.
Dalla decrittazione invece, come vedremo, affiora come il mitico "contenitore di sapienza" sarebbe stato collocato in Egitto. È noto come i rapporti tra il popolo ebraico e le popolazioni nilotiche non sempre sono stati tesi quanto all’epoca di Mosè. C’è di che pensare.
Sia come sia, dalla decrittazione emerge, sorprendentemente, che il probabile luogo usato come nascondiglio per l’Arca è situato ai piedi delle piramidi. L’indicazione sembra generica poiché di piramidi in Egitto ne esistono, censite, almeno un centinaio.
L’informazione, tuttavia, è ben circostanziata e precisa, anche perché il tetragono è da leggersi almeno su due livelli paralleli. E i due significati che si possono disegnare s’integrano a vicenda. Vediamoli nel dettaglio.
Un primo livello, il più immediato, è rappresentato dalla traslitterazione letterale del testo. Offre un’istruzione interessante per le diverse implicazioni che si possono configurare. L’informazione più importante, comunque, concerne il modo geometrico da utilizzare per identificare esattamente il luogo dove il prezioso oggetto in questione è stato sistemato.
Per comprendere in maniera corretta tale indicazione, è necessario soffermarsi sul termine ROTAS, le RUOTE.
Il vocabolo non è mai stato valutato secondo il taglio che si cercherà di mettere in luce poiché fino ad ora, molto probabilmente, non era comprensibile la simbologia che risolve il termine. Vediamo, dunque.

Note:
8. La vita quotidiana a Pompei, Robert Etienne, Milano, 1988, p. 190.
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