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Tutti gli articoli di ARCHEOMISTERI LA CITTÀ DELLA CABALA
di Vittorio Di Cesare

C'è una città in Israele dove si utilizza il computer per scoprire i segreti nascosti nelle parole di Dio: Saffed.
 


Saffed, nella Galilea del nord, è una pittoresca cittadina abbarbicata sulla cima del colle di Canaan, perennemente battuto dal vento. Una leggenda dice che è il soffio di Dio e non il vento a muovere le foglie degli alberi di ulivo che crescono sulle colline attorno alla città.
In effetti Saffed con Hebron, Gerusalemme e Tiberiade è considerata un importante centro dello studio della Cabala e del Talmud, com’è chiamata la raccolta di scritti ebraici del V sec. a.C. contenenti insegnamenti e dottrine religiose.
Si raggiunge Saffed da Tiberiade, sul lago omonimo, tramite una superstrada che attraversa luoghi incontaminati dai tempi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Proseguendo oltre la deviazione per Saffed si raggiungerebbe Nimrud e Hazor, città cananee citate dalla Bibbia.
Il nome di Saffed non compare però nel sacro testo bensì nel Talmud col nome di "Sept". Posta com’era su di una via importante verso il Libano, nel medioevo questa città divenne una roccaforte crociata e Folco d’Angiò, nel 1140, la fortificò per controllare la via di Damasco dandole il nuovo nome di Saphet. Distrutta da Saladino, Saffed fu ricostruita dai Cavalieri Templari la cui presenza rende ancor più interessante sotto il profilo esoterico questa cittadella. Distrutta nuovamente nel 1266 dal sultano Baybars, Saffed divenne la capitale della parte settentrionale della Palestina.
Nel 1492 , in seguito ai tumulti anti-ebraici del 1391 in Spagna, giunsero qui molti cabalisti ebrei.
L’esodo interessò anche l’Italia, dove contribuì a diffondere la cabala ebraica e a far evolvere quella cristiana che già Pico della Mirandola (1463-1494) nelle sue "Tesi", riteneva una scienza capace, con la magia, di "dimostrare la divinità di Cristo".

IL RITORNO IN PALESTINA
Un altro gruppo di cabalisti ebraici spagnoli, dispersi dalla diaspora, emigrava dunque verso l’Europa orientale fermandosi parte nei Balcani, parte a Saffed, dominata ancora dagli Ottomani.
Qualcuno dice che Saffed fu scelta poiché è uno di quei "poli" energetici o di forza che costellano il mondo, come Stonehenge o Chartres.
Vista superficialmente Saffed dà invece l’impressione di essere un intrico di negozi di elettronica, supermarket e sinagoghe.
Esteriormente nulla fa pensare alla città come ad un importante centro dove la Cabala, la "tradizione", è studiata e dove le parole sacre della Bibbia sono analizzate e vagliate con i computer per carpirne il volere di Dio.
Basta visitare più a fondo la città per immergersi invece in un mondo straordinario dove il sacro si sposa ai "chips".
Percorrendo la "derekh Yerushalayim", dalle cui terrazze panoramiche si scorgono scenari naturali di grande bellezza, si giunge al vecchio quartiere, un fitto intrico di stradine, lungo le quali si affacciano numerose sinagoghe. La più importante di queste é la sinagoga di Itzhak Luria (1534-1572) o "Ari", il più famoso dei mistici di Saffed.
Luria nacque a Gerusalemme nel 1534. Dopo la morte del padre, la famiglia si trasferì in Egitto. Qui Luria studiò le antiche scritture e la Cabala poi, al compimento del trentacinquesimo anno, si recò a Saffed. Il suo insegnamento è ancora vivo nella comunità di Saffed da dove si diffuse nell’intero mondo ebraico.
Si può dire anzi che i suoi precetti viaggiarono nel tempo influenzando il movimento cabalistico hassidico del XVII secolo e introducendo riti liturgici tuttora praticati dagli ebrei. "Ari" morì a trentotto anni: pochi anni dopo fu eretta la sinagoga dalle forme semplici e austere che porta il suo nome.
L’edificio, distrutto da un terremoto nel 1837 e ricostruito più tardi, possiede una ricca biblioteca dedicata alla Cabala con manoscritti antichi e moderni. Poco lontano é la sinagoga di Itzhak Abuhav, un altro celebre rabbi spagnolo del sec. XV. Ricostruita anch’essa dopo il terremoto del 1837, pare fosse stata disegnata dallo stesso Abuhav quand’era ancora in Spagna, con decorazioni cariche di simboli cabalistici.
Dopo il suo arrivo a Saffed, i suoi discepoli misero in pratica il progetto seguendo le indicazioni del rabbi. Un’altra leggenda racconta invece che la sinagoga fu costruita in Spagna dalla quale giunse miracolosamente a Saffed nottetempo, nell’anno 1492.
Questa storia ricorda la "traslazione della Santa Casa" sulle ali degli Angeli, l’assai più nostrano "volo" della casa di Maria madre di Cristo, giunta "via aerea" a Loreto dalla Palestina dopo una sosta a Tersatto in Dalmazia.
Ma si sa che sotto il mito si nascondono significati oscuri, comprensibili ai soli iniziati.

IL "DONO"
Non occorre ripercorrere la storia della Cabala, argomento ormai di casa sulle pagine del nostro giornale. Diremo soltanto che la Cabala, il cui nome proviene dalla radice ebraica "Kbl" che significa "ricevere", ebbe a Saffed seguaci che influenzarono profondamente il mondo giudaico con libri come il "Sefer Yetzirah" (libro della creazione) attribuito addirittura ad Abramo.
Nel Talmud si accenna a quest’opera dandole poteri taumaturgici e facoltà creatrici capaci di "aprire le vie". "Per mezzo di 32 vie misteriose l’Eterno - dice il Sefer - incise e stabilì il Suo nome e creò il Suo mondo. Le 32 vie sono le 22 lettere dell’alfabeto ebraico più 10 Sefiroth che sono 10 emanazioni suoi e canali di luce attraverso i quali la divinità si rende percepibile e comprensibile.
- Della Alef (a) in avanti i suoni collaborano alla formazione dell’aria.
- Della Mem (m) in avanti danno origine all’acqua.
- Dello Shin (s) in avanti danno origine al fuoco..."
Molti libri come questo furono associati al nome di Salomone, come il già citato libro di Raziel, probabile capostipite della famosa "Clavicola" che l’Inquisizione mise all’Indice nel 1559 poiché molte scuole esoteriche affermavano che con la sua lettura si accedeva a segreti terribili.
Un altro libro cabalistico famoso fu la "Yetzirah", attribuito anch’esso ad Adamo, oppure lo "Zohar" (splendente), comparso alla fine del XIII secolo e scritto, sembra, da un altro famoso cabalista, Moses de Leon (1250-1305).
Tutti comunque si basavano sulla credenza che le Sacre Scritture contenessero la Chiave nascosta del segreto della creazione.
L’ipotesi nacque poiché nella Bibbia Esdra (V sec. a.C.) ricordava che Jahvè aveva ordinato a Mosè:
"Queste parole le comunicherai e queste le terrai segrete" (II Esdra 14:5,6).
Da allora i cabalisti hanno sempre cercato di scoprire la parte segreta delle sacre scritture. "Queste cifre - scriveva negli anni Ottanta John Updike riferendosi alla cabala alfanumerica - sono le parole che Dio ha scelto per esprimersi. Ne avrebbe potuto scegliere altre di un ordine completamente diverso."
Se dunque la Parola è numero, allora è giustificato l’uso del computer per risalire lungo i suoi significati nascosti poiché da "...un punto di vista teologico, ci muoviamo in un mondo da cui sono stati rimossi i lati nascosti".

IL GHETTO DEI CABALISTI
Saffed alimenta culturalmente anche il quartiere di Mea Shearim a Gerusalemme.
In questo ghetto il cui nome significa "le cento porte", vivono segregati volontariamente, ignorando questo mondo e le sue leggi, cabalisti e religiosi ortodossi che rifiutano il mondo deliberatamente pur con qualche contraddizione.
Per esempio, anche qui il computer è utilizzato, ma soltanto per decifrare i "dati" del Talmud.
Le seduzioni del mondo occidentale, come la moto, sono concepiti solo per la loro utilità, ad esempio come recita una guida turistica, "per andare a distribuire qui delle elemosine, là degli oggetti di culto o volantini politicoreligiosi...".
Gli abitanti di Mea Shearim, come molti cabalisti di Saffed, non riconoscono lo stato di Israele, rifiutano il servizio militare e tutto ciò che non è stato ispirato dalla parola di Dio. A Saffed, come a Mea Shearim, la gente non ama essere fotografata e occorre stare attenti a non irritarne la suscettibilità.
Gli interni delle case sono spesso fatiscenti; i vestiti frusti, le bibliche barbe poco curate e sotto i cappellacci di castoro si scorgono spesso occhi febbricitanti per notti insonni passate sui libri.
Se si ha la fortuna di poter visitare l’abitazione di un cabalista di Saffed, si resta sorpresi. Anche nella casa più modesta, tra le suppellettili di culto spicca un ronzante computer.
La sua luce biancastra si diffonde nella stanza semibuia facendo tornare alla mente i racconti di Gustav Meyrink, "il Golem" o "L’Angelo della finestra d’Occidente", favole per adulti che credono ancora nei miracoli: quello che Dio torni a parlare agli uomini come faceva un tempo. Per questo la cabala è studiata con software che facilitano le connessioni tra numeri, lettere e vocaboli per accelerare i tempi e porre sempre meno spazio tra lo studio della parola di Dio e il momento della rivelazione.
Naturalmente anche noi siamo usciti da Saffed dopo aver acquistato un software di "Gematria", la dottrina che dal valore numerico delle lettere desume il senso arcano delle parole. Un prodotto venduto nelle librerie come nei supermercati tra detersivi, cibarie e best-seller!
Ma il fascino di questa città coinvolge imprevedibilmente. La cabala continua così a convivere con il mondo moderno e potrebbe non essere lontano il giorno in cui un "arruffato" cabalista riuscirà a superare i confini del mondo sensibile per ricongiungersi all’Origine, questo grande mistero nascosto nell’ordine dell’universo, nei numeri, come nel caos.
Il poeta tedesco Novalis, pseudonimo di Friedrich Leopold Von Hardenberg (1772-1801) diceva che "È molto probabile che nella natura esista una meravigliosa mistica numerica, persino nella storia. Non è forse ogni cosa importante, simmetrica, ricca di singolari connessioni? Non può Iddio manifestarsi nella matematica come in ogni altra scienza?"
A Saffed la risposta è indubbiamente "sì!".

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