Quale valore arcano si può nascondere in una scritta tanto singolare? Vale davvero la pena di risolvere questo enigma, sempre che esso sia tale?
È noto che sull’argomento simbolisti, occultisti, esoteristi, crittografie, perfino enigmisti hanno scritto tutto e il contrario di tutto. In questa sede, sperando al contempo di dire qualcosa di più e non di troppo e di non far scaturire più dubbi di certezze, si cercherà di rispondere ai diversi interrogativi posti.
Iniziamo dunque con un po’ di storia.
Si sa che la misteriosa epigrafe dell’AREPO SATOR fu trovata per la prima volta, in forma frammentaria, nella casa attribuita a Paquio Proculo a Pompei nel 1925. Fu nuovamente rinvenuta nel 1936, questa volta incisa su di una colonna della cosiddetta "Palestra Grande".
Qui, la struttura formulare della composizione era però completa:

ROTAS
OPERA
TENET
AREPO
SATOR

Questa è l’esatta sequenza delle parole.
Si deve osservare come l’enigma sia graffito, in parte, con i caratteri dell’alfabeto latino epigrafico arcaico e si componga di cinque parole che sono palindrome, il che vuol dire che si possono leggere indifferentemente da destra verso sinistra e viceversa.
Non basta. La formula rinvenuta nella Palestra Grande, essendo strutturata appunto in una forma che ricorda il quadrato, si può leggere anche dal basso verso l’alto ed, ovviamente, nel senso inverso. Non c’è che dire, è piuttosto curioso.
È piuttosto indicativo il luogo del secondo ritrovamento, la Palestra Grande. La palestra romana è una struttura che integrava gli edifici termali cui era annessa, ed è paragonabile per funzioni ai nostri moderni impianti dedicati al fitness. Era un luogo pubblico all’epoca abitualmente frequentato da tutto il mondo romano.
Ora, l’indicazione così com’è potrebbe non avere alcun valore, ma... e se qualcuno avesse scelto di collocare proprio in questo luogo la scritta con una ben precisa intenzione?
In questa prospettiva, la collocazione del tetragono nell’ambiente delle terme non sembrerebbe affatto casuale. Ma ne riparleremo.