
LEGGENDE RABBINICHE

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La lettura non già della Bibbia, ma dei testi ebraici ci mostra poi favolistiche prestazioni dell’arca (inquadrabili peraltro in sapiente propaganda rabbinica). Il "Midrash Tanchumah" ci dice che essa era posta nel tempio di fronte alla "èven shetiyah", la "pietra della fondazione", il punto in cui era avvenuta la creazione dell’uomo; il "Talmud Yomah" afferma che essa era in grado di far appassire gli alberi, se aveva vicino un idolo pagano, o, in caso contrario, di produrre abbondanti messi; secondo un’altra versione, raccontata nella cronaca etiope trecentesca "Kebra Nagast" o "Gloria dei re", l’arca dell’alleanza si troverebbe ad Axum, in Etiopia. A portarcela sarebbe stato un certo Menelik, che la tradizione vuole nato dal matrimonio di re Salomone con Makeda, la regina di Saba. Il figlio della giovane ed avvenente etiope, d’accordo con un pugno di ebrei ribelli, avrebbe rubato l’arca trasportandola segretamente ad Axum. E grazie ai poteri della stessa, i falascià di Menelik, cioè gli ebrei etiopi, avrebbero sollevato senza sforzo le centinaia di tonnellate dei giganteschi obelischi eretti ad Axum.
Questa vicenda ha affascinato le decine di ricercatori che si sono messi sulle tracce dell’arca, dall’archeologo ebreo Vendil "Indiana" Jones, ispiratore dell’omonimo personaggio, allo studioso inglese Graham Hancock, un esperto di storia templare convinto che il sacro cofano sia custodito in una cappella nel lago Tana in Etiopia.
Sfortunatamente, ognuna delle circa ventimila chiese copte dell’Etiopia custodisce una copia dell’arca. Trovare quella autentica è dunque come cercare un ago in un pagliaio.
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