
UN'ARMA DI STERMINIO

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Secondo lo scrittore francese Robert Charroux "l’arca non era nulla di più che un’impressionante arma capace di sviluppare energia elettrica".
Non dobbiamo dimenticare che Mosè, quando ancora veniva istruito come futuro faraone, aveva ricevuto dai sacerdoti egizi profonde nozioni "alchemico-esoteriche" di chimica, fisica e meteorologia tali da dare ragione di alcuni dei prodigi attribuitigli.
L’arca dell’alleanza poteva essere una specie di forziere elettrico capace di produrre forti scariche dell’ordine dei 5-700 volt.
L’arca era fatta di legno d’acacia e rivestita di oro all’interno e all’esterno. Con questo stesso principio si costruiscono i condensatori elettrici, separati da un isolante che in quel caso era il legno.
L’arca veniva posta in una zona secca, dove il campo magnetico naturale raggiunge normalmente i 600 volt per metro verticale, e si caricava. La sua stessa ghirlanda forse serviva a caricare il condensatore. Per spostarla i leviti passavano due stanghe dorate negli anelli, tanto che dalla ghirlanda al suolo la conduzione avveniva per presa di terra naturale, scaricandosi senza pericolo. Isolata, l’arca talvolta si aureolava di raggi di fuoco, di lampeggi, e, se toccata, dava scosse terribili.
In pratica si comportava esattamente come una pila di Leyda".
Secondo Charroux, dunque, l’arca altro non era che un’arma elettrica costruita sulla scorta di antiche conoscenze perdute e custodite solo dagli Iniziati egizi, forse anche di derivazione atlantidea (ma la sua ricostruzione tecnica presenta alcune falle "fisiche").
Sempre grazie a queste conoscenze, che per il divulgatore svizzero Erich Von Daeniken erano invece di origine extraterrestre, Mosè avrebbe costruito un propiziatorio che funzionava come una radio a transistor. Solo in questo modo si spiegherebbe, per lo scrittore, il fatto che Mosè potesse parlare "come ad un amico" con il Signore Iddio.
Queste incredibili prestazioni, se confermate, potrebbero allora spiegare il manifesto interesse delle altre popolazioni verso l’arca santa.
Il tempio di Gerusalemme, ove veniva custodita la sacra reliquia, venne saccheggiato ripetutamente: nel 925 a.C. dagli egiziani del faraone Soshenq I°, nel 797 da Gioas re d’Israele, nel 621 dalle armate caldee e babilonesi.
Quando l’oggetto scomparve non è sicuro. Certamente quando nel 516 a.C. il prefetto Zorobabel ricostruì il Tempio di Gerusalemme, l’arca non c’era più. O almeno, non in maniera evidente, secondo il rabbino israeliano Shlomo Goren, convinto che l’arca si trovi attualmente ancora nel "sancta sanctorum", sfuggito alle razzie degli invasori. "Basterebbe scavare in corrispondenza della sua antica collocazione - ha dichiarato - purtroppo però adesso in quella zona sorge la spianata delle moschee islamiche di Gerusalemme e le autorità religiose preferiscono evitare qualsiasi scavo archeologico per evitare attriti con i musulmani".
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