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L'ARCA DELL'ALLEANZA

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ALLA RICERCA DELL'ARCA PERDUTA »

[Ricostruzione dell'Arca dell'Alleanza - 25K .jpg] [Mastodontica stele - 44K .jpg]
 

In Esodo (25, 10-22) troviamo la descrizione di come nacque l’arca che suggellava il patto di alleanza tra Dio ed il popolo eletto.
L’episodio si svolse su un monte sacro dell’antico Egitto, nella penisola del Sinai (l’attuale Har Karkom, secondo l’archeologo Emmanuel Anati), lungo un sentiero il cui passaggio era proibito alla gente comune. Inginocchiato davanti ad un roveto ardente, Mosè stava ascoltando gli ordini di Yahweh.
"Farai un’arca di legno d’acacia e la rivestirai di oro puro. E dentro vi porrai la Testimonianza che io ti darò".
Mosè obbedì; aiutato dal fido Betzalèl, e seguendo alla lettera le indicazioni del suo Dio, il patriarca ebraico costruiva una cassa di 125 centimetri di lunghezza per 75 di altezza e larghezza e la rivestiva di oro purissimo, sia internamente che esternamente. Quindi la copriva con un coperchio dorato, chiamato "propiziatorio". Sopra di esso collocava poi due piccole statuine, raffiguranti dei cherubini. E ai lati della cassa incastrava quattro anelli in modo che questa potesse essere trasportata più agevolmente, senza toccarla, inserendovi due pali. All’interno dell’"arca della testimonianza", l’oggetto più sacro della tradizione religiosa ebraica, il profeta depose un po’ della manna raccolta durante la traversata del deserto, la magica verga con cui erano state scatenate le piaghe contro l’Egitto e separate le acque del Mar Rosso, Il Sèfer Torah (rotolo di pergamena in cui è scritto il Pentateuco), ma soprattutto le Tavole dei Dieci Comandamenti, il segno tangibile della benevolenza divina.
Essa venne poi collocata all’interno del Tabernacolo (Mishkàn), il "santuario portatile" costruito da ben Urì e che seguì gli ebrei nel loro girovagare nel deserto e poi alla conquista della terra promessa.
Proseguendo nella lettura dell’Esodo, scopriamo poi che, da quel momento, Mosè impose al suo popolo, per la custodia del sacro oggetto, tutta una serie di disposizioni tanto precise ed insindacabili quanto incomprensibili.
Dell’arca si occuperanno i figli di Aronne ed i leviti non vi si potranno avvicinare se non dopo che questa sia stata coperta dai sacerdoti; durante l’esodo la cassa sarà collocata all’interno della Tenda del Signore (una specie di tempio smontabile) nelle soste e portata alla testa del popolo durante le marce; nessuno dovrà mai toccarla. E soprattutto, in particolari momenti spetterà solo a Mosè servirsene per lasciarvi comparire Dio in trono "nello spazio fra i due cherubini".
Le disposizioni di Mosè vennero seguite alla lettera sino alla scomparsa dell’arca, avvenuta probabilmente nel 587 a.C. In quell’anno, infatti, le armate babilonesi sconfissero gli ebrei e li depredarono di ogni bene.
Prima di quella data, una volta raggiunta la Terra Promessa, i leviti collocarono l’arca nel "sancta sanctorum", una segretissima cella sotterranea di venti cubiti per venti nel Tempio di Gerusalemme.
A nessuno era concesso di accedervi e l’arca stessa veniva mostrata in pubblico solo in casi eccezionali. Ed il motivo di tanta segretezza era legato alla pericolosa ed incontrollabile potenza attribuito a questo oggetto.
Si diceva che l’arca, in particolari momenti, si aureolasse di luce e fosse in grado di scatenare la potenza divina, annientando migliaia di persone. In che modo questo avvenisse non è chiaro. Ma è certo, se prestiamo fede alle antiche cronache bibliche, che con l’arca alla loro testa gli ebrei riuscirono ad annientare le decine di tribù ostili incontrate durante l’esodo nel deserto del Sinai.
Il resoconto biblico al riguardo ci presenta un vero e proprio bollettino di guerra: le folgori dell’arca avrebbero distrutto le armate degli etei e dei gergesei, dei gebusei e degli evei e di un’altra decina di popolazioni che vivevano nella fascia di Canaan nel XIII° a.C.
Secondo il testo ebraico "Midrash" (Bemidhàr Rabbah 2,9), essa viaggiava in testa alla compagine degli ebrei a 2000 cubiti di distanza di sicurezza (1200 metri circa), ed in modo da poter comunque essere raggiunta a piedi per le preghiere dello Shabbàt (2000 cubiti era la distanza massima, concessa dalla Legge, che si poteva percorrere, fuori dall’abitato, nel giorno del riposo).
Che cosa fossero le folgori divine lanciate dall’arca non è chiaro. In alcuni passi la Bibbia sottintende la presenza di un non meglio identificato "angelo sterminatore", mentre in vari versetti dell’Esodo e nel "Secondo libro di Samuele" si dice chiaramente che chiunque toccava l’arca moriva "percosso da Dio".
Accadde ai figli di Aronne, sebbene fossero proprio loro gli esperti custodi della reliquia, e ad un certo Oza che, volendo impedire che l’arca si rovesciasse durante un trasporto, la afferrò con le mani e morì all’istante, tra la costernazione generale.
L’arca distrusse anche la città di Gerico.
Riguardo questo episodio il "Libro di Giosuè" è molto chiaro.
Per ordine di Dio per sei giorni le armate di Israele, guidate da sette sacerdoti che recavano sette trombe di corno d’ariete e l’arca dell’alleanza, girarono attorno ai bastioni ciclopici. "E al settimo giorno, sonate le trombe, le mura crollarono", afferma la Bibbia.
E concordò, nel 1990, l’archeologo canadese Bryan Wood che, analizzando i resti delle mura, confermò che queste si erano effettivamente sbriciolate di colpo, come sosteneva la Bibbia (Wood ipotizzò per colpa di un terremoto).
Ammettendo la veridicità di questi episodi, che tipo di spiegazione possiamo dare, al di là della facile supposizione dell’intervento di Dio?
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