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Tutti gli articoli di ARCHEOMISTERI TRE PIRAMIDI PER UN ENIGMA
di Diego Baratono

Negli ultimi tempi, la discussione tanto accanita sulla disposizione delle piramidi, riaccesa da diversi studiosi a cominciare da Robert Bauval, ha consentito di focalizzare l’attenzione su di un problema non ancora risolto.


Il modello di riferimento per lo "zoning" delle tre piramidi presenti nella piana di El-Giza sarebbe dunque da ricercare direttamente nel cielo. Gli Egizi, in sostanza, avrebbero riprodotto sulla piana di El-Giza una particolare costellazione: Orione.
Più precisamente, la cosiddetta "Cintura di Orione", tre stelle che in apparenza sembrano richiamare la disposizione delle tre piramidi. In estrema sintesi, cose più o meno note ed in certa misura tollerate.
Malgrado sia estremamente circostanziata nei particolari e molto vicina alla realtà, credo tuttavia, che a quest’idea manchi una compatibilità chiara con le tradizioni di culto più antiche della civiltà nilotica. In diversi testi sacri, il riferimento ad Orione effettivamente esiste, richiamando in modo indiscutibile la figura di Osiris quale divinità della rinascita.
Si legge per esempio, in qualsiasi buona traslitterazione dei "Testi delle Piramidi":

"...egli è venuto come Orione; ecco Osiris è venuto come Orione... Ti ha concepito il cielo con Orione e Ti ha partorito il crepuscolo con Orione... TU USCIRAI CON ORIONE DALL’ORIENTE DEL CIELO, TU CALERAI CON ORIONE NELL’OCCIDENTE DEL CIELO..."(1).

Il riferimento al dio Osiris, qui esplicitamente identificato con Orione quale compagno per il defunto, è significativo. Tuttavia, il brano prosegue:

"...La vostra terza è Sothis, dalle pure sedi: essa sarà la vostra guida per le belle vie che sono in cielo, nel Campo de i Giunchi...".

Il risvolto della questione che, in buona misura, sembra emergere da questo passo non è proprio secondario: Osiris è certamente una figura preminente all’interno del ricco pantheon egizio; tuttavia, non determinante, almeno non in questo caso.
La guida vera e propria che consente ai due viaggiatori di raggiungere la meta ultima, "Il Campo dei Giunchi", non è Osiris-Orione, bensì la stella Sothis, vale a dire Sirio, che s’identifica con Isis(2).
I "Testi delle Piramidi", insieme ai "Testi dei Sarcofagi" sono riconosciuti dai maggiori studiosi, forse come i più antichi documenti religiosi della civiltà egizia che ci siano pervenuti(3), con il primato per i "Testi delle Piramidi" che risalgono almeno alle prime dinastie menfite, quelle delle piramidi di El-Giza per intenderci e per non andare troppo indietro nel tempo.
Non è inverosimile ritenere, quindi, che buona parte di questi testi appartengano integralmente ad una cultura scientifico-religiosa, se così si può chiamare, di fatto originaria e non ancora mistificata da interventi esterni al mondo faraonico. Cosa che avvenne, per quanto si conosce, e non bisognerebbe mai stimarla come una nota marginale, molto probabilmente a partire già dalla V dinastia, esplodendo in una vera e propria rivoluzione sociale, con tutte le conseguenze che una rivoluzione sociale comporta, nel cosiddetto "Primo Periodo Intermedio", intorno al 2.100 a.C.(4)
Nei testi menzionati, ad emergere costantemente o meglio, ossessivamente, sembrerebbe essere, di fatto, l’"Orizzonte dell’Occidente".
Viene da chiedersi perché sia così importante l’Occidente se addirittura il dio supremo, in prima persona, dice:

"...Io ho fatto la grande inondazione... IO HO FATTO(5) CHE I LORO CUORI CESSASSERO DI DIMENTICARE L’OCCIDENTE..."(6).

È particolarmente importante questo riferimento giacché l’Ovest dovrebbe essere, in ultima analisi, la porta al "Dat", o "Duat" che dir si voglia, la necropoli del "bell’Occidente" che consente al trapassato di "uscire alla luce", di rinascere seguendo un percorso simbolico molto simile al cammino virtuale che compie il Sole quando tramonta morendo in un punto preciso dell’Occidente e rinascendo, rinnovandosi, in un punto altrettanto preciso dell’Oriente.
Un’osservazione che forse è banale, ma che nella stessa misura, è evidentemente significativa per gli Antichi Egizi, giacché si legge, infatti:

"...giunge Onnos(7) alla quiete della vita nell’Occidente e lo accompagnano gli Abitatori del Dat. Splende Onnos nuovo all’Oriente..."(8).

Quando si parla di "rinascita", di "rinnovamento", tuttavia, è inevitabile dover parlare proprio dell’inondazione periodica nel Nilo, giacché: "...bello è egli, questo dio che si rinnova..."(9).
Nella nota esplicativa a questo passo dei "Testi dei Sarcofagi", il Donadoni afferma che: "...il rinnovarsi è tipica espressione per l’acqua della piena...".
A questo punto, credo non sia necessario sottolineare l’importanza, tanto simbolica che materiale, che riveste il fiume Nilo per la civiltà egizia. Se questo è vero, forzando lievemente l’interpretazione che gli accademici forniscono, non dovrebbe essere del tutto inverosimile vedere nella piana di El-Giza in toto, che è ritenuta la riproduzione in terra del Duat celeste, un terreno in cui inumare i defunti, sacro proprio perché nelle sue vicinanze scorre il fiume che con le sue piene cicliche, è logico, tutto rinnova restituendo virtualmente la preziosa vita anche ai trapassati.
Per rendere in qualche modo sacro questo terreno, presumibilmente, occorreva fissare un momento particolare che è legato alla ciclicità di queste piene, attimo che molto probabilmente è l’inizio o forse la fine dell’afflusso, oppure entrambi i periodi. In questa prospettiva non dovrebbe essere una mera ipotesi stimare che gli antichi egizi abbiano guardato al cielo, ad un determinato orizzonte del cielo, quello occidentale, dove l’anima del defunto: "...non devia dalla sua via di ieri; non la respinge nessuna magia quando essa giunge a Coloro che danno l’acqua..."(10).
È del tutto compatibile con il pensiero religioso della civiltà nilotica delle origini.

LA SOLUZIONE?
Proprio in questa ciclicità regolare delle piene, in questa "Maat" che è visibile, riscontrabile, oggettiva, verificabile dall’intelligente civiltà dei Faraoni, che è una civiltà tanto pragmatica quanto scrupolosa osservatrice, potrebbe risiedere buona parte della soluzione di un mistero millenario.
L’ondata di piena del Nilo è, grosso modo, da Giugno a Novembre, con il suo picco massimo intorno ai mesi di Luglio e Settembre.
È interessante rilevare, a questo proposito, come un’antica tradizione riportata da un esploratore ante litteram poco conosciuto, il Pinchia(11), vedrebbe il popolo nilotico adorare, da tempi immemorabili, due costellazioni in particolare: quelle che noi moderni chiamiamo la "Vergine", Virgo per i tradizionalisti, e la costellazione del Leone, Leo. Erano stelle adorate, giacché quando il Sole entrava, ed entra, in questi segni le acque del Nilo inondavano, ed inondano, abbondantemente le aride terre d’Egitto.
Buon... segno.
Tentiamo di verificare tramite un comunissimo astrolabio che cosa avviene nel cielo intorno al Solstizio estivo, proprio nei pressi dell’orizzonte occidentale.
Credo che l’immagine si commenti da sola, suggerendo di aver colpito... nel segno.
Senza complicati calcoli, senza cieli antidiluviani, compaiono, ancora oggi, all’orizzonte occidentale del solstizio estivo, due stelle grandi ed una notevolmente più piccola che è anche defilata in modo visibile, rispetto alle altre due. È il "layout" delle piramidi che sono presenti a El-Giza. Con gli opportuni ribaltamenti ne sono l’esatta riproduzione(12).
Sono questi gli: "...spiriti che portano l’acqua... Coloro che danno l’acqua...".
È la riproduzione di queste tre stelle, la costruzione delle tre piramidi di El-Giza, che la divinità suprema volle per far sì che gli uomini: "...cercassero di dimenticare l’Occidente..."?
Con pochi dubbi credo di sì.
Ancora a proposito della disposizione delle tre piramidi, è interessante rilevare che se si punta un compasso sul vertice della piramide di Chefren, con l’apertura determinata indifferentemente tanto dalla piramide di Cheope, come dalla piramide di Menkaura, è possibile tracciare un cerchio che passa esattamente sui rispettivi vertici.
In altre parole le tre piramidi sono perfettamente equidistanti. Questo è un particolare che non è mai emerso chiaramente.

Note:
1. Sergio Donadoni, Testi Religiosi Egizi, Torino 1988, p. 65.
2. Vedi nota n° 6 op. cit.
3. Opere fondamentali del Sethe e del Faulkner.
4. Il Primo Periodo Intermedio, generalmente viene considerato l’arco temporale che va dal 2.100 a.C. al 1.990 a.C.
5. In modo, N.d.A.
6. Donadoni, op. cit., pp. 106-107.
7. Nome del faraone defunto, N.d.A.
8. Donadoni, op.cit., pag. 25.
9. Donadoni, op.cit., pag. 118.
10. Donadoni, op.cit., pag. 103.
11. Pinchia, abate di Ivrea, viaggia in Egitto ed in Terra Santa negli anni 1719-1721.
12. Si deve notare che l’astrolabio riporta le stelle ribaltate rispetto a chi lo guarda. Per avere la visione reale del cielo, infatti, si deve posizionare questo strumento sopra la propria verticale. In tal modo tornano a coincidere i punti cardinali e di conseguenza la collocazione corretta delle stesse in cielo. Se le tre stelle in oggetto vengono poi guardate riflesse in uno specchio, dopo aver ribaltato come si è detto l’astrolabio, queste assumono lo "zoning" corretto delle piramidi esistenti nella piana di El-Giza.

Diego Baratono è originario di Agliè Canavese, in Piemonte. È ricercatore indipendente. Le sue esplorazioni archeologiche sono indirizzate verso lo studio delle paleo-geometrie e degli antichi sistemi geometrici applicati alla topografia dei luoghi sacri. In seguito allo sviluppo d’alcune efficaci teorie inerenti alla possibilità di previsione dei fenomeni sismici, collabora con il C.N.R. di Milano. È autore del libro " Le Abbazie ed il segreto delle Piramidi".

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