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ATLANTIDE: REALTÀ, FANTASIA
E PROIEZIONE DI UN MITO


La narrazione del "Timeo" e del "Crizia" vuole che migliaia di anni fa Atlantide fosse una cultura raffinata e all’apice del suo splendore.


di Roberto Pinotti
 

Fino a quando i suoi dieci Re non decisero di dominare il mondo, scatenando una guerra di conquista verso i popoli del Mediterraneo. Poi gli Dei punirono l’arroganza e la prepotenza degli invasori e in un gigantesco maremoto il continente si inabissò nell’oceano senza lasciare traccia della sua esistenza.
Oggi la Walt Disney, con il suo ultimo film a cartoni animati "ATLANTIS l’impero perduto", recupera le suggestioni della tradizione platonica, reinterpretando in chiave moderna, per la regia di Gary Trousdale e Kirk Wise, le varie teorie sul mistero dell’antichissima civiltà, per dare inizio ad una fantastica avventura in fondo al mare rivolta ai giovani e non solo.
La storia inizia nel 1914 quando la proposta del giovane cartografo Milo James Thatch di indagare, sulla base di alcune informazioni, sul mistero di Atlantide, viene seccamente respinta dai colleghi del Museo. Suo nonno, Thaddeus, Thatch, gli aveva raccontato del misterioso manoscritto detto "del Pastore", un antico libro in forma di diario in grado di fornire la chiave per il ritrovamento dell’impero sommerso, ma Milo, come suo nonno prima di lui, viene preso per pazzo. Ma non tutti la pensano allo stesso modo.
Un eccentrico miliardario e filantropo, Preston B. Whitmore, entrato nel frattempo in possesso del prezioso "Diario del Pastore", convoca Milo a casa sua, proponendogli di entrare a far parte della spedizione che sta per inviare sulle tracce di Atlantide. A bordo di un attrezzato sottomarino, la squadra messa insieme da Whitmore si reca nelle acque dove dovrebbe trovarsi la capitale sommersa e ne scopre infine l’ingresso, ma viene attaccata da una gigantesca creatura marina. Pur tra mille peripezie, comunque i nostri riusciranno a raggiungere la mitica città, dove scopriranno con sorpresa che grazie all’energia di un cristallo gli abitanti sono sopravvissuti al disastro e vivono indisturbati da millenni nelle profondità oceaniche.
La principessa atlantiana Kida condurrà Milo alla scoperta della città, non sospettando che tra i suoi uomini c'è già chi trama un piano terribile, destinato a mettere drammaticamente a repentaglio la sua sopravvivenza e quella dell’impero sommerso…
Altro non aggiungiamo, altrimenti Vi toglieremmo il piacere di vedere il film.
A parte il "plot" della pellicola, quello che ci importa sottolineare è comunque che la realtà della narrazione platonica è oggi più viva e attuale che mai e viene addirittura usata per un film popolare di animazione rivolto ad un pubblico planetario e multiculturale. Atlantide, al di là della matrice platonica, è ormai diventata il simbolo di un passato nascosto e dimenticato, un mito senza tempo. E non da ora.
Stiamo riscoprendo il ricordo storico di un mondo perduto.
Negli anni Novanta, non a caso, nella scia dei film di Indiana Jones, è stato prodotto il fumetto ed il videogioco "Indiana Jones and the Fate of Atlantis" della Lucasfilm Ltd.. Atlantide faceva nuovamente capolino sull’immaginario collettivo.
Già alla fine del 1998, sintomaticamente, un settimanale a grande diffusione di rilevanza mondiale quale il tedesco "Der Spiegel" aveva dedicato una lunghissima inchiesta al "mito di Atlantide", occupandosi così del problema. Il mitico continente sede della civiltà-madre pre-diluviana pare in effetti diventato oggi per molti una sorta di incarnazione della evidente e sentita necessità di radici comuni da parte dell’umanità del Terzo Millennio, una specie di "antenato nobile" cui necessariamente fare capo tutti nella frammentata diversità culturale e linguistica del "villaggio globale". Un approccio del genere, cui si assomma anche una certa dose di concezioni "New Age", è un po’ l’opposto di quanto è stato fatto finora da quanti hanno invece tentato di "appropriarsi" di Atlantide, per quanto possibile, a proprio uso e consumo.
Fin dal suo primo proporsi, in effetti, la tradizione su Atlantide ha suggerito a molteplici autori che se ne sono variamente occupati le più diverse identificazioni del continente perduto. E non pochi si sono "impadroniti" di Atlantide "pro domo sua". E così il greco Spyridion Marinatos, in un impeto di sciovinismo panellenico, l’ha posta a Thera nelle Cicladi, la fierezza nazionalistica di certi autori spagnoli l’ha ovviamente indicata nella penisola iberica, da Tartesso in poi; e via dicendo.
Nel corso del tempo Atlantide è stata pertanto collocata nelle più diverse parti del mondo, com’è noto. Ce n’è per tutti. La Svezia, l’Inghilterra, l’isola tedesca di Helgoland, l’Olanda, il Belgio e i Paesi Bassi insieme, la Francia, le terre del Baltico, l’Andalusia, la Spagna, il Portogallo, la costa della Tunisia, Cartagine, la Catalogna, la Sicilia, l’Arcipelago Toscano e le Isole Tirreniche, le terre del Mediterraneo Orientale, l’Arcipelago Maltese, Creta, Santorino, le zone della Crimea nel Mare d’Azov, l’Attica, l’Atlante Marocchino, la Mauritania, la Nigeria, l’Africa Orientale, le terre artiche con le Isole Spitzbergen, il Nord America, il Mato Grosso e il Brasile, l’Arcipelago delle Canarie, le Isole Azzorre, Madera, l’Arcipelago del Capo Verde, le Bermude, le Isole Caraibiche e in particolare le Bahama con Bimini, l’Islanda, la Groenlandia, il Sud Africa, il Caucaso, l’Antartide, il Messico precolombiano, Tiahuanaco in Bolivia, Ceylon, la Mongolia, il Sahara, la Palestina, l’Isola di Pasqua, perfino altri pianeti (di cui Atlantide sarebbe stata una colonia terrestre), e chi più ne ha più ne metta: decine e decine di identificazioni diverse, talvolta anche assurde e forzate, denotanti tutte l’evidente tendenza di molti fra quanti si sono finora occupati dell’argomento a ritenere caparbiamente la narrazione platonica il contrario di quello che è. Ovvero, secondo costoro, un resoconto in larga misura mitico e impreciso, anche se forse indotto da dati di partenza veritieri. E dunque l’Atlantide, per definizione un luogo preciso, sprofondato nell’Oceano Atlantico, è per molti diventata tutto e il contrario di tutto, arrivando perfino a farne un’astrazione; come nel caso di Mario Pincherle e Luigi Palazzini Finetti, che nel 1978 la identificarono con l’impero di Sargon "compreso fra il Nilo, il Tigri, l’Eufrate e l’Indo"!
Solo che Atlantide "non è un’allegoria", così come non lo è la tradizione omerica, con buona pace degli scettici e dei classicisti più maniacali, bensì una terra inghiottita dai flutti con tutti i suoi abitanti in un olocausto tellurico e vulcanico.
Un elenco, inizialmente redatto da L. Sprague De Camp e da noi successivamente integrato e aggiornato, può dare una idea della molteplicità delle interpretazioni suggerite dai principali "atlantologi" e più in generale dai tanti autori che hanno comunque trattato l’argomento.
Nel 1994 Viaceslav Jurikov, membro dell’Accademia delle Scienze Russa, ha infine indicato in una ottava (e oggi sommersa) isola dell’Arcipelago delle Eolie il continente perduto. Naturalmente è giusto e opportuno che ognuno dica la sua. Ma Atlantide era ed è tutt’altro.
E se l’Oceano Atlantico si chiama così, una ragione ci sarà certo pur stata…

parti seguenti:    

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