
SULLA VIA DI MOSÈ

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IMPATTO TRA I DUE FIUMI »
IL POZZO DEL DILUVIO »
I RACCONTI DI PIETRA »
IL MILLEPIEDI DEL CIELO »
LE "LAMENTAZIONI" DI UR »
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La grande catastrofe coinvolse insomma diversi personaggi storici.
Un coperchio di vaso egizio da unguento in alabastro, con il nome del faraone Pepi I inciso in caratteri geroglifici, fu scoperto ad Ebla dal professor Matthiae.
È il più antico sincronismo dell’Antico Oriente, tra Mesopotamia, Egitto e Siria regnando contemporaneamente Ish’ar-Damu di Ebla, Sargon di Akkad e Pepi I di Menfi. Il quadro storico della crisi venuta dalla caduta di quel bolide celeste, sembra confermare la catastrofe alla confluenza dei due fiumi mesopotamici.
Per uno strano destino in quello stesso momento Sargon ed il faraone fronteggiavano una crisi terribile. Era uno stesso avvenimento che colpiva il Medio Oriente? Mosè era loro contemporaneo?
Non esistono date esatte nell’archeologia delle prime civiltà protostoriche, nonostante gli sforzi fatti dagli studiosi nel cercare di creare una cronologia per l’età del Bronzo antico. Il tempo, in questo caso, è un concetto elastico, più che i giorni e gli anni, si possono definire approssimativamente i secoli entro i quali un personaggio visse o un avvenimento accadde.
Di certo in nessun’altra parte dei documenti dell’uomo c’è una concentrazione così grande di fenomeni atmosferici strani, come nell’epopea del popolo errante. Il suo compilatore dimostrò di possedere una ricchissima fantasia: cieli che si oscurano per giorni interi, colonne di fuoco, mari che si ritirano, città che crollano ed eserciti nemici colpiti da proiettili celesti. L’invasione delle rane, l’endemicità delle zanzare e dei tafani, la grandine caduta sull’Egitto, così come i tre giorni di tenebre, sembrano prodotti da un’insolita siccità. Il Nilo diventò rosso, seguito dalla moria di bestiame, forse una conseguenza dell’umidità che ammuffì, con spore velenose, cereali e biade stipate nei magazzini. Cenere caustica cadde infine dal cielo come un terribile fall-out.
C’è chi vede in quest’ultima piaga la polvere acida ed i vapori d’idrogeno solforato che seguono la caduta di un grosso meteorite, o un’eruzione vulcanica, trasportati a diversi chilometri di distanza per poi ricadere sul terreno con effetti disastrosi per piante e uomini.
Vescicazioni, congiuntiviti, angine e bronchiti possono colpire anche chi non è direttamente esposto ad un’eruzione. In quel periodo anche in Egitto le "lamentazioni" salivano al cielo, descritte efficacemente dallo scriba egizio Ipuwer.
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