
I RACCONTI DI PIETRA

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Come poterono gli uomini antichi creare leggende così terrificanti se non avessero mai conosciuto la devastante forza di un impatto meteoritico?
I Sumeri dimostrarono di conoscere bene questo fenomeno. Per loro il Cosmo era formato dall’Abzu, l’Abisso delle acque, e dal cielo, separati da una cupola di pietra.
Tra Cielo e terra c’era una sostanza detta "Lil", "spirito", "soffio". Sole, Luna e stelle erano fatte di questa materia.
Alcuni corpi celesti erano però erano detti Bibbu, che potremmo tradurre come "pecore nere", in altre parole oggetti che si muovevano nel cielo diversamente dagli altri.
Difatti, se le stelle erano "il gregge del cielo", il branco che si muove compatto, il Bibbu si spostava al di fuori delle regole.
Fu uno di questi corpi indipendenti a creare nell’uomo un timore da incubo? Gilgamesh, in effetti, ha sogni catastrofici. In uno di questi incubi sentì "...Un silenzio di tomba precedere le tenebre che avvolsero Terra e cielo. Poi, all’improvviso un lampo, le fiamme scendono infine dal cielo e con esse la morte, mentre il legno diventa brace ardente".
Chi scriveva questa storia voleva tramandare il terrore per i fenomeni che accompagnarono gli eventi climatici eccezionali che stavano trasformando il clima mediorientale. Per questo, come sostiene H.A.Groenewegen Frankfort, "la religione mesopotamica riflette in molti modi i violenti sbalzi climatici e politici quali erano soggetti gli sforzi umani".
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