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IL POZZO DEL DILUVIO

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IMPATTO TRA I DUE FIUMI »

[tavoletta sumerica - 45K .jpg]
 

Visto dal finestrino di un aereo, il paesaggio dell’Irak non assomiglia a ciò che la Bibbia descrive come il Giardino dell’Eden.
L’aridità del paesaggio è impressionante. Una distesa infinita di sabbia giallo-scura, segnata da canaloni sassosi e immersa in un pulviscolo nebbioso in cui risalta il nero dei depositi di bitume. Il fiume Eufrate è una vena scura color catrame, circondato da una manciata d’oasi, attorno ai "tell", le basse collinette che nascondono i resti d’antiche città.
Sorvolando il territorio fino alla congiunzione tra l’Eufrate e il Tigri, dalle acque color fango, il paesaggio da giallo bruciato s’ingrigisce.
Il pastore Etana, mitico personaggio di un racconto babilonese composto tra il 3000 ed il 2500 a.C., non riconoscerebbe in questo paesaggio quanto vide dalle ali di un’aquila e che descrisse come "...un giardino con il mare che solcava il paese come i fossati del giardiniere".
A partire dal IV millennio a. C. i Sumeri si erano stabiliti in Mesopotamia, la "terra tra i due fiumi" (dal greco "mésos", medio, e "potamós", fiume), dove fondarono le città-stato di Eridu, Ur, Larsa, Lagasc, Umma, Uruk, Sciuruppak, Nippur, indipendenti le une dalle altre.
Fin dal 3000 a.C. la città di Uruk ebbe un ruolo determinante nella diffusione della metallurgia, dell’agricoltura e nella diffusione della scrittura.
Nel XXIV secolo a.C. le mura della città di Ur erano descritte come una "montagna gialla", un ovale irregolare che racchiudeva case e palazzi.
L’Eufrate costeggiava il lato occidentale delle mura fornendo acqua al canale artificiale, costruito per proteggere la città. Un tempio a gradoni, detto "ziggurat", dominava le case.
Era "la Collina del Cielo" o la "Montagna di Dio", il "luogo alto", dove i sacerdoti osservavano il cielo e sacrificavano alle divinità. Tutto sembrava confermare l’eternità a questa temibile città. Ma accadde qualcosa.
"Dopo che gli uomini, le piante e gli animali erano stati creati, quando il potere regale esisteva già, in cinque città, gli dei decisero di provocare una grande inondazione per distruggere l’umanità".
Ancora oggi gli archeologi sono divisi sulle cause che provocarono il cosiddetto Diluvio Universale, le cui prove furono rinvenute ad Ur nel 1922 da Sir Leonard Wooley.
L’ex rettore del New College di Oxford, aveva iniziato la sua carriera di archeologo a Corbridge, nel Northumberland. La sua passione per l’antichità era tale che le innumerevoli campagne di scavo condotte in Egitto e in Medio Oriente (dove "Lawrence d’Arabia" fu suo assistente di scavo), lo qualificarono come uno dei più importanti archeologi del suo tempo.
Poco tempo dopo il suo arrivo ad Ur, Woolley spediva un telegramma trionfante ai suoi finanziatori: "Abbiamo trovato le tracce del Diluvio!" Due soli mesi dopo ed ecco che torna a spedire un altro telegramma "Abbiamo trovato le rovine di Ur risalenti a prima del Diluvio".
"Sia ad Ur che in altre località della Mesopotamia - scriveva Woolley- si sono trovate tracce di inondazioni locali e temporanee verificatesi in varie epoche storiche; talvolta si trattava semplicemente dell’effetto delle piogge in una zona circoscritta, né mai si è trovato alcunché di paragonabile a ciò che noi trovammo nel nostro "pozzo del Diluvio", dove possiamo affermare di aver raccolto le prove di una inondazione che non trova l’uguale nei periodi successivi della storia della Mesopotamia [...].
Quel diluvio fu poi datato attorno al 3800 a.C.
"Quattro metri di fango - la profondità massima - significava probabilmente una massa d’acqua di almeno otto metri; sulla terra piatta e bassa della Mesopotamia, una massa simile dovette allagare un’area lunga trecento miglia e larga cento; tutto il fertile territorio compreso tra i monti elamiti e l’alto deserto siriano dovette scomparire, ogni villaggio dovette essere distrutto, e solo alcune delle vecchie città, poste in cima alle loro collinette di terra riportata, dovettero scampare al disastro".
Un poema sumerico del III millennio a.C., racconta che l’eroe Gilgamesh incontrò Utnapishtin, l’unico mortale sopravvissuto al Diluvio mandato dal dio Marduk.
L’inondazione cui faceva riferimento il poema doveva essere accaduta non molto tempo prima la nascita di Gilgamesh, vale a dire nel 3000 a.C., epoca abbastanza "recente" per essere ricordata nei miti sumerici che tramandarono la storia di questa calamità cui si contrappose una terribile siccità e quindi un fenomeno ricordato come..."pioggia di sangue e di fuoco"!
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