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IL "NOAH PROJECT"

Il "Noah Project": le tracce del Diluvio riscoperte nel Mar Nero.


di Robert Ballard e Petko Dimitrov

![[piatto ritrovato durante le immersioni - 11K .jpg]](am01f38p.jpg)

Dopo tre anni di ricerca nel quadro del programma "Attraverso le vestigia del Grande Diluvio", condotto da Robert Ballard e Petko Dimitrov (direttore della Sezione di Geologia e Archeologia Marina nell’Istituto di Oceanografia Ecomonitor), nuove prove sono state individuate in rapporto alla tesi che il Diluvio Universale avrebbe interessato la zona del Mar Nero.

La leggenda del Diluvio Universale e del mito di Noè sono stati a lungo un punto di tensione tra i geologi e la cristianità. A livello scientifico, la teoria che vedeva la storia della Terra costellata di diversi diluvi collassò nel diciannovesimo secolo, poco prima che Charles Darwin scrivesse "L’origine delle Specie". Da quel periodo in poi, scienziati e storici hanno ritenuto che i vari miti sui diluvi nella storia possano essere ricondotti a specifici eventi localizzati verificatisi nell’area mediorientale in generale e mesopotamica in particolare.
Nel 1997 il geologi Walter Pitman e William Ryan proposero la prima significativa spiegazione scientifica sull’interpretazione dei racconti sul Diluvio. I loro studi li videro impegnati nella decifrazione degli strati sedimentari del Mar Nero e i risultati raggiunti li convinsero che quella zona poteva essere stata un lago di acqua dolce fino al 5.600 a.C. Dopo questa data, probabilmente, un flusso di acqua proveniente dal Mediterraneo irruppe improvvisamente dal Bosforo e, pertanto, nel Mar Nero "si riversarono dieci miglia cubiche di acqua al giorno, duecento volte il regime delle Cascate del Niagara". Un disastro di inaudita violenza cui si possono far risalire i miti sul Diluvio.
Successivamente, l’idea di sviluppare un "Noah 2000 International Project" (Progetto Internazionale Noè 2000) venne lanciata da ricercatori greci e bulgari durante la conferenza internazionale del 22-26 Febbraio 1999 su "Oceanography of the Eastern Mediterranean and Black Sea similarities and differences of two interconnected basins", tenutasi ad Atene.
È così emerso che esistono numerose prove a favore della presenza di antichi reperti di culture neolitiche nell’area compresa fra la attuali coste e quelle antiche (tanto del Mar Nero come pure del Mar Mediterraneo) che oggi sono ancora individuabili sott’acqua.
Attualmente le ricerche sono condotte in una zona di forma poligonale formata dal settore ad ovest e nord-ovest del Mar Nero, il Mare di Azov, il Mar di Marmara col Bosforo e i Dardanelli oltre alla parte ad est del Mar Mediterraneo.
Durante le glaciazioni continentali il bacino del Mar Nero si trasformò in un mare-lago e il disgelo delle calotte glaciali, che con le sue acque doveva provocare l’innalzamento globale del livello marino, avrebbe anche dovuto spingere buona parte di quelle acque a scendere lungo i fiumi fino ad esso. Probabilmente l’ingrossamento del Don, del Dnepr, del Dnestr e del Danubio, con una sovrabbondanza di acque dolci, fece infine dilatare il Mar Nero al punto da riversare l’eccedenza nel Mediterraneo attraverso le cateratte del Bosforo e dei Dardanelli. In seguito il suo livello decrebbe fino al di sotto del Bosforo e nel periodo interglaciale si ricreò una connessione con il Mar Mediterraneo (il cui livello, un tempo più basso come tutti i mari del globo, si era nel frattempo alzato grazie alla sua connessione all’Oceano Atlantico attraverso lo Stretto di Gibilterra), a seguito della quale vi furono però catastrofiche conseguenze per il Mar Nero nel frattempo ridottosi.
Tale catastrofe è legata alla formazione di sedimenti di tipo geocatastrofico, implicante una contaminazione da solfiti di idrogeno.
Il periodo considerato copre l’ultima parte della glaciazione Wurm (Pleistocene superiore) e la fine del periodo interglaciale (Olocene).
Esiste comunque un gran numero di prove a sostegno di un minore livello delle acque del Mediterraneo e dello stesso Oceano Atlantico.
Con il 1984, durante il settimo viaggio della nave per ricerche scientifiche Vitas, il sommergibile Argus operò nelle acque più profonde delle montagne sottomarine di Ampere e Josephin, nell’Oceano Atlantico, e in quelle della montagna Bercheli, nel Mar Tirreno. Ad una profondità di 130-140 metri sotto il livello marino vennero così identificate tracce inequivocabili dell’innalzamento delle acque. L’esplorazione fu molto accurata e, in particolare nella montagna atlantica sottomarina di Ampere, vennero così evidenziati dati significativi a conferma della effettiva, prolungata esposizione di tale zona oggi sommersa a condizioni subaereali nel passato.
Secondo alcuni nuovi dati emersi dalle spedizioni e dalle ricerche compiute, esistono evidenti collegamenti tra il Mar Nero e il Mar Mediterraneo in un intervallo di tempo dell’ordine di 14-12 mila anni, quando le acque del Mar Nero penetrarono nel versante est del Mar Mediterraneo e del Mar di Marmara. Il Bosforo si trasformò così in una vallata attraverso la quale l’acqua dolce scorreva verso il Mediterraneo.
L’innalzamento del livello degli oceani portò però ad una drammatica inversione di quel flusso, e d’un tratto il Mediterraneo si riversò attraverso lo stretto con una forza pari a 400 volte quella delle Cascate del Niagara.
E, circa 7600 anni fa, si ebbe dunque il Diluvio biblico, rimasto indelebilmente impresso nell’immaginario collettivo di tutti i popoli mediorientali, dagli effetti cataclismatici in tutta la regione. Tutti i popoli rivieraschi del Mar Nero furono spazzati via, mentre titaniche onde di marea si infrangevano sul Caucaso allagando la Mesopotamia fino al Golfo Persico.
Nel giugno del 1985, mentre il sommergibile Argus compiva le sue scoperte, venne rinvenuto nel Mar Nero un oggetto dall’apparente natura artificiale, qualcosa che sembrava rassomigliare ad un piatto. L’oggetto era sepolto dalla sabbia e coperto da alghe. Analisi successive permisero quindi di scoprire la sua composizione e di identificarne la forma, assolutamente simmetrica. All’interno dell’oggetto vennero identificate anche tracce di una forma di scrittura. Le circostanze e la situazione in cui l’oggetto venne rinvenuto hanno poi permesso ai ricercatori di ipotizzare che possa essere appartenuto alla cultura detta dei "Varna" (così denominata dal toponimo rumeno omonimo), scoperta lungo le coste.
Una ricostruzione recente ha infine permesso di calcolare che 210 km. cubi di acqua entrarono nel Mediterraneo dal Mar Nero, annualmente. Ciò significa che se lo stretto del Bosforo fosse stato chiuso, il livello del Mar Nero sarebbe dovuto aumentare di 0,5 metri per anno. Il volume d’acqua del Mar Mediterraneo ammonta a 3,7.103 km. cubi, e il surplus dovuto all’evaporazione e alle precipitazioni sarebbe stato di 3,3.103 km. cubi per anno. Con tali presupposti, se lo stretto di Gibilterra fosse stato chiuso, le acque si sarebbero ritirate all’interno del Mar Mediterraneo nel giro di 1000 anni.
Secondo alcuni ricercatori, soltanto durante il processo di graduale evaporazione indicato da Mesinski, il Mediterraneo si sarebbe allora prosciugato quaranta volte di più. Tutte queste considerazioni portano dunque a concludere che, in funzione del graduale innalzamento del livello degli oceani e delle mutate condizioni del bacino interno del Mar Nero, nel Mediterraneo (come pure all’interno dello stesso Mar Nero) vi sono state notevoli estensioni di territorio (oggi sommerse) un tempo all’asciutto ed abitate.
I dati raccolti rendono dunque ulteriormente giustizia al mito del Diluvio biblico conferendogli una precisa dimensione storica circa 7500 anni fa.
Robert D. Ballard è autore di 16 libri e presidente dell’ Institute for Exploration di Mystic, Connecticut. Ben noto per aver scoperto il Titanic affondato nell’Atlantico, egli ha rilevato con successo altri relitti significativi fra cui la nave da guerra tedesca Bismarck, la flotta perduta di Guadalcanal, la portaerei USA Yorktown nelle acque di Midway e più di recente due relitti fenici al largo delle coste israeliane. Petko Dimitrov è il direttore della Sezione di Archeologia e Geologia Marina nell’Istituto di Oceanografia Ecomonitor dell’Accademia Bulgara delle Scienze.

Cronologia delle scoperte
1979 - Il Prof. Petko Dimitrov, dell’Istituto di Oceanografia dell’Accademia Bulgara delle Scienze, è il primo a vedere nella regione del Mar Nero l’area in cui avvenne il Diluvio biblico.
1985 - Durante un spedizione sottomarina Petko Dimitrov scopre il reperto poi denominato il "Piatto di Noè".
1998 - I geologi americani William Ryan e Walter Pitman, dell’University of Columbia, pubblicano il loro libro "Il Diluvio" (edizione italiana a cura della Editrice Piemme), imperniato sulla tesi che il Mar Nero sia la zona in cui si sarebbe verificato il Diluvio Universale.
1999 - Il famoso ricercatore americano Dr. Robert Ballard (che rinvenne il relitto del Titanic), nel corso di una spedizione in prossimità del porto turco di Sinope, nel Mar Nero, individua attraverso il sonar le antiche linee costiere anteriori al Grande Diluvio.

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