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L'UOMO E L'ALDILÀ


LA VITA NELLE SFERE ASTRALI

di Carlo Splendore
per Edicolaweb

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UNA FESTA DI BENVENUTO CHE È UNA FESTA DI ADDIO
A questo punto è opportuno affidare alla penna di Biancotti il compito di descrivere l'ambiente in cui si svolge il festino e i convitati:
"Avvicinandoci al palazzo favoloso scorgemmo che molti strani veicoli gli si approssimavano.
Erano degli aerostati di varie forme e dimensioni. Nelle navicelle dei minuscoli dirigibili, come nella carlinga di altri piccoli veicoli, erano uno o due, chiamiamoli così, occupanti. Altri convitati astrali giungevano adagiati in meravigliose portantine, sorrette da due o tre portatori elementali, mezzo uomini e mezzo animali nella forma; dei carretti graziosissimi, che ricordavano con una struttura ed un'ornamentazione molto più doviziosa, fantastiche alzate in porcellana di Sassonia, erano colme di grandi fiori astrali e le entità fluidiche riccamente vestite, che da questi veicoli discendevano, sembravano come sbocciare da quelle corolle smaglianti.
Questi graziosi veicoli erano trainati da animali fluidici molto domestici, che avendo vissuto sulla terra, ritrovavano in astrale dei padroni molto amati e dei benefattori, che erano felici di ancora servire con devozione e con maggior ardore. Poiché quanti desideri terreni di alta levatura si realizzano in astrale!
Era stata innalzata, al centro di un'ampia distesa, una sala di verzura quasi interamente tappezzata di fiori rosa che occhieggiavano tra il verde, con un effetto meraviglioso di luce e di colori.
Nel fondo, sopra un rialzo che nascondeva una tenda leggerissima, c'erano dei musicanti. Allorquando tutti avevano preso posto, sopra molli panchine di fiori e di verzura, il concerto cominciò. Molte belle voci, come non se ne possono intendere di così belle in terra, eseguirono dei pezzi straordinari. Ma la meraviglia era rappresentata da questo: le voci, i suoni, uscivano dalle bocche e dagli strumenti in luminose nuvole variopinte e formavano un'atmosfera colorata d'una bellezza inimmaginabile, d'una luminosità e varietà senza paragoni.
Naturalmente cantori e suonatori erano invisibili; il gioco della fisionomia, così necessaria ai nostri esecutori, non palpitava che attraverso il sentimento superbamente espresso, e poi i colori s'intrecciavano così in alto, così mirabilmente.
Erano una pioggia di stelle, d'infinite gamme colorate, poi tonalità accese di rosso arancione, viola, violarosa, diamantino, turchino, porporino. I colori sembravano ali di seta, oppure fiamme d'incendio, od anche tenui carezze di nuvole, sfioccantesi nel cielo, e le note seguivano alle note, i colori ai colori. E sopra essi quest'atmosfera colorata si inanellava, si discioglieva, tornava ad intrecciarsi mentre i suoni aumentavano sempre più d'intensità, diventando qualcosa d'inesprimibile e fulgente.
- Addio - mormorò vicino a me la voce di Marilena - hai raggiunto il vertice del sogno, che è la sola realtà che esista, il mio compito è finito... più oltre ora non puoi ascendere. Dì agli uomini tutto quello che hai veduto. Lo devi, è il tuo compito. In campo astrale tu ritornerai con altre guide, per superare tutte le prove possibili mentre sei ancora incarnato. Allorché ti distaccherai dalla materia e lascerai il tuo corpo a terra come un logoro mantello, sarò vicino a Te per attraversare le prime esperienze del Kama Loka. Ma è nei piani mentali superiori che c'incontreremo veramente. È sulla soglia dei piani devacanici che ti do il vero, ultimo, definitivo, eterno convegno.
- E il segno per riconoscerti, poiché allora più alcun vestigio astrale ci sarà?
- Il segno? Questo.
Mi volsi. Una piccola stella azzurra brillava fulgentissima sulla figura che lentamente svaporava.
Non vidi più nulla, non ricordai più nulla. Ma quella stella azzurra sì. Splende nelle tenebre della mia notte; fulge nel radiare del mio giorno pieno. È fissa alta nella mente e nel cuore e raggia dal mio mentale su di me, con una luce così ferma, come la stella polare ai naviganti.
Infatti tu, o Marilena, che altro sei per me, se non la mia Stella Polare?"

3 maggio 1945 - 3 maggio 1948
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