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L'UOMO E L'ALDILÀ


LA VITA NELLE SFERE ASTRALI
di Carlo Splendore per Edicolaweb
parti precedenti:

LA PRIMA SFERA »
I SUICIDI »
IL RIMORSO »
L'ESTERIORE QUI CORRISPONDE ESATTAMENTE ALL'INTERIORE »
COME PREVEDERE LA PROPRIA DESTINAZIONE IN ASTRALE »
IL RISVEGLIO »
LA SECONDA SFERA »
LA TERZA SFERA »
UNA GRANDE ACCADEMIA D'ARTE »
LA LEGGE DEL KARMA E I RAPPORTI TRA GLI UOMINI »
COME CORREGGERE UN ERRORE
Dell'esistenza di un'accademia d'arte in astrale, anzi di un'accademia di musica, ci parla anche il Monsignor Robert Hugh Benson. Questi non è però un "corrispondente" dal mondo astrale, nel senso che non ha operato come un inviato speciale in missione temporanea nei mondi sottili, come fa chi si sdoppia e di notte trasferisce la propria coscienza nel veicolo astrale, col quale si sposta e viaggia nelle sfere del mondo animico, per poi tornare di giorno a servirsi del proprio corpo fisico.
Il Benson è un abitante permanente della terza sfera astrale, essendovisi trasferito definitivamente quando lasciò questa terra nel 1914. Figlio di Edward W.Benson, Arcivescovo di Canterbury, ed egli stesso pastore della Chiesa anglicana, in vita mostrò di possedere un notevole talento come scrittore, una solida cultura e una non comune conoscenza nel campo delle scienze esoteriche e dei fenomeni extrasensoriali: in questo senza dubbio favorito dal fatto di essere egli stesso un sensitivo.
Quando venne il tempo opportuno, una volta raggiunta la sua nuova dimora in astrale, il Benson sentì la necessità di rettificare quanto aveva affermato e divulgato in terra con i suoi scritti. E questo poté fare avvalendosi della medianità di Antony Borgia, suo vecchio amico. Il fatto è che egli, in alcuni suoi libri, aveva trattato anche l'argomento delle sue esperienze supernormali, ma alterando le cose in modo che certe sue affermazioni non fossero in contrasto con i dogmi della religione da lui professata.
Egli raccontava la verità dei fatti da lui vissuti e di cui era stato protagonista, ma ne dava deliberatamente una interpretazione distorta, in contrasto con il suo reale convincimento. Si era fatto una certa reputazione anche come scrittore e seguire le proprie inclinazioni avrebbe significato sconvolgere tutta la sua vita, a scapito della sua posizione materiale. Fu quindi per viltà e per opportunismo che decise di occultare la verità o, peggio, di travisarla, avvalorando la tesi della Chiesa circa il divieto di comunicare con i defunti, ascrivendo al "diavolo" ciò che egli sapeva bene non essere altro che la manifestazione di leggi naturali.
Una volta passato in quel mondo i cui abitanti egli aveva visto in tante occasioni in terra, grande fu il suo dispiacere di essersi lasciata sfuggire una preziosa opportunità di dire la verità. Di qui la necessità per lui di fornire ora quelle informazioni che allora aveva taciuto, o distorto. È così che prese a dettare al suo amico medium il resoconto delle sue impressioni sul trapasso e sul tipo di vita che egli conduce nella sua nuova dimora in astrale. Questa narrazione è stata raccolta in due libri, il primo col titolo: "Life in the world unseen" di Antony Borgia, l'altro sempre dello stesso autore, è stato pubblicato più tardi, nel 1956, col titolo: "More about life in the world unseen".
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