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L'UOMO E L'ALDILÀ


LA VITA NELLE SFERE ASTRALI

di Carlo Splendore
per Edicolaweb

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IL RIMORSO »
L'ESTERIORE QUI CORRISPONDE ESATTAMENTE ALL'INTERIORE »
COME PREVEDERE LA PROPRIA DESTINAZIONE IN ASTRALE »
IL RISVEGLIO »
LA SECONDA SFERA »
LA TERZA SFERA »

UNA GRANDE ACCADEMIA D'ARTE
Abbiamo visto che "l'atterraggio" sulla terza sfera era avvenuto in un grande spazio aperto, che aveva l'aspetto di un gigantesco parco, con radure e vallette intervallate da boschetti. A prima vista l'autore non vede case, ma poi si accorge dell'esistenza di strane abitazioni, molto grandi, che assomigliano ad enormi ville, o grandi case padronali. La guida si dirige verso uno di questi edifici così imponenti e gli fa cenno di seguirlo.
La costruzione è situata in una posizione elevata, sulla sommità di un'altura; ampi prati si estendono in un pendio oltre l'abitazione e ovunque ci sono fiori e arbusti fioriti e guardando attentamente in lontananza si può scorgere il mare! Era un luogo delizioso, l'autore è preso dalla curiosità di sapere chi vi abitasse e per quale scopo. I due, che procedevano fluttuando a poca distanza dal suolo, scendono sul piazzale ed entrano in quell'edificio che, secondo quanto gli rileva la guida, è una delle più grandi accademie d'arte che esistono a quel livello. Seppe così che un centinaio degli abitanti permanenti di quel mondo, trascorre la maggior parte del proprio tempo nell'apprendere qualcosa dell'arte in cui si sente versato. L'istruzione qui è sempre alla portata di tutti, perché i grandi maestri sono disposti ad insegnare a tutti e questa opportunità è sempre possibile, poiché non c'è notte o giorno, né si prova fatica.
Alla domanda come fosse possibile che quella gente continuasse a studiare senza interruzione, giorno dopo giorno, mese dopo mese, la guida risponde:
"Si, è così e, come ti ho detto, non si stancano, né il tempo trascorre lento, poiché s'interessano a quello che fanno... Qui nessuno si stanca ed il tempo, o quello che noi intendiamo con questo termine, non esiste.
Non devi andare a casa per pranzare, non hai una moglie che ti aspetta, non hai doveri né responsabilità di nessun tipo. Queste limitazioni non esistono a livello astrale, cosicché l'uomo e la donna continuano a lavorare, o a rilassarsi, come desiderano, senza dover pensare a come poter dedicare più tempo a quella particolare forma di studio, o di svago."
Detto questo la guida si congeda dal suo allievo per un po', dovendo recarsi altrove, ma gli consiglia di visitare intanto l'accademia nei suoi vari reparti. L'autore inizia così il suo giro nelle varie camere al pianterreno: in una assiste ad una lezione che uno scultore impartiva ai suoi allievi; in un'altra un quartetto si stava esercitando; in un'altra ancora un violinista stava studiando.
Salito al piano superiore e girovagando qua e là, fa un incontro inaspettato, che si sarebbe rilevato determinante per il prosieguo della sua missione in astrale. Aperta una porta, vede una giovane donna seduta su di un divano, accanto ad un grande pianoforte aperto: aveva in mano uno spartito che stava studiando. Al suo ingresso nella camera, la giovane alza gli occhi e allora lui la riconosce. Era Dafne, che aveva conosciuto in Inghilterra nel 1935, in un club di golf e che mancò poco che diventasse sua moglie. Quell'incontro fortuito (o forse non fu tale?) fu il classico colpo di fulmine. Tra i due nacque una reciproca attrazione. Sentirono di non poter fare a meno l'uno dell'altra e s'incontrarono spesso, ma, benché egli avesse pensato di sposarla, non si decise mai a farlo perché riteneva di non avere sufficientemente consolidato la sua posizione economica. Poi, per motivi di lavoro, dovette tornare a Colombo, nell'attuale Sri Lanka. Da lontano si corrisposero per due anni, ma un giorno dalla madre di Dafne ricevette la notizia che la figliola, ammalatasi di polmonite, era deceduta.
Ed ora Dafne era là, davanti a lui, più viva che mai e con un'espressione ancora più felice di quando l'aveva vista l'ultima volta. Ella si meravigliò di vederlo perché - disse - non è un fatto comune per gli incarnati spingersi, con il proprio corpo astrale, di notte, mentre il corpo fisico dorme, fino alla terza sfera. I due si ripromettono di rivedersi, ma non sanno come fare dato che Henry (lei lo chiama così) non è ancora in grado di cavarsela da solo ad arrivare fin lì.
In quel momento il suo amico indiano entra nella stanza e così si rivolge al suo discepolo: "È proprio bene che tu abbia ritrovato Dafne, perché lei può aiutarti molto e mediante il vostro reciproco amore ora diventano possibili molte di quelle cose che prima sarebbero state difficili."
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