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L'UOMO E L'ALDILÀ


LA VITA NELLE SFERE ASTRALI
di Carlo Splendore per Edicolaweb
parti precedenti:

LA PRIMA SFERA »
I SUICIDI »
IL RIMORSO »
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COME PREVEDERE LA PROPRIA DESTINAZIONE IN ASTRALE
Ognuno di noi può avere un'idea approssimativa, mentre è ancora in vita, di quale sarà la sua destinazione nell'aldilà, dopo l'immediato trapasso.
Tutto dipende dal tipo di materia astrale che è stata più fortemente vitalizzata durante la vita terrena.
Dobbiamo immaginare il nostro corpo astrale come costituito da tanti gusci sovrapposti. Finché siamo in terra, i vari tipi di materia astrale di cui sono costituiti i gusci, sono tutti fra loro amalgamati, così come avviene per il corpo fisico, nel quale coesistono, frammischiati tra loro, solidi, liquidi e gas.
Alla morte del corpo fisico, avviene il riordinamento degli strati di cui è costituito il corpo astrale. Ogni strato assume la sua propria dislocazione a seconda della propria densità: la materia più grossolana competerà allo strato più denso, che è il più esterno; quella più fine, allo strato più rarefatto, situato al centro. Avremo, quindi, una struttura stratificata, racchiusa entro un involucro di sette gusci di materia astrale, sempre meno densa a mano a mano che si procede dall'esterno verso il centro.
Anche la psico-materia del mondo astrale è stratificata in sette sottopiani, la cui densità diminuisce a mano a mano che ci spostiamo dal fisico al mentale. Ora, con la morte del corpo fisico, il disincarnato troverà la sua naturale collocazione in quel sottopiano (o sfera ) del mondo astrale la cui psico-materia ha la stessa densità di quella dello strato più esterno del proprio corpo astrale, cioè, per così dire, della sua "pelle".
Se in tutta la sua vita egli ha coltivato nel suo animo i sentimenti più ignobili e le passioni più turpi, nel guscio esterno del suo corpo astrale la materia più rozza sarà anche la più vitalizzata e sarà presente in maggior quantità. Egli precipiterà, quindi, nelle più basse regioni dell'astrale, ove è sedimentato questo tipo di materia, e vi resterà prigioniero finché non si sarà liberato delle impurità che appesantiscono il suo guscio esterno. Attraverso i tormenti derivanti dal rimorso e dal pentimento, la materia grossolana si raffina, la "scorza" si disintegra. Egli allora diviene sensibile alle vibrazioni di maggior frequenza della regione immediatamente superiore e vede ciò che prima non riusciva a vedere: gli si aprono gli occhi.
Una persona che abbia condotto una vita morigerata, improntata a sentimenti puri, distaccata dalle cose della terra, non potrà trovare nell'astrale (che è il mondo del desiderio e dell'illusione) una stabile collocazione.
Vi sosterà in uno stato di sonno e vivrà in pace una breve vita di sogno finché, abbandonata la lieve spoglia astrale, si risveglierà col suo corpo mentale nel Devachan, la regione del cielo "dalla quale sono esclusi il dolore e il male per opera delle grandi intelligenze spirituali che presiedono all'evoluzione umana" (7).
Naturalmente, tra questi due livelli estremi sono compresi tutti gli stadi intermedi. Per esempio, una persona meno sviluppata della precedente, la quale si sia occupata con entusiasmo e con passione delle cose del mondo, ma senza perdere di vista gli ideali più nobili, raggiunge la regione astrale che le compete, ma sa che altre possibilità di vita l'attendono. La durata del soggiorno nella sfera che ora abita è in funzione diretta del grado di attaccamento alle cose della terra, o di quanta parte l'egoismo ebbe nella sua vita intellettuale.
Da quanto è stato detto appare evidente quanto sia importante avviare il processo di purificazione del corpo astrale fin dalla vita terrena. Infatti l'uomo, dopo il trapasso, rimane prigioniero di ogni livello della sfera purgatoriale finché il guscio di materia astrale appartenente a quel livello non si sia dissolto: solo così potrà salire alla quota superiore.

Note:
7. A.Besant: "Sapienza Antica" pag. 157.
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