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L'UOMO E L'ALDILÀ


LA VITA NELLE SFERE ASTRALI

di Carlo Splendore
per Edicolaweb

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L'ESTERIORE QUI CORRISPONDE ESATTAMENTE ALL'INTERIORE
In terra un asceta può vivere in una grotta ed un malvivente può abitare in una villa lussuosa, circondato da agi e ricchezze.
In astrale non è così. Le condizioni di luce, di clima e di territorio di una determinata località, e il tipo di abitazione, il suo arredamento, lo stato di manutenzione della casa e anche lo stato di conservazione e di pulizia dell'abito che indossa chi la abita, sono la proiezione dello stato d'animo e della quota spirituale del disincarnato che colà vive.
E questo perché, mentre in Terra la materia fisica è materia inerte, in astrale essa è come abbiamo già visto, psico-materia suscettibile di essere plasmata dalle condizioni animiche del soggetto.
Su quest'argomento le testimonianze sono tutte concordi, sia quelle pervenuteci per via medianica, sia quelle degli esploratori astrali.
Alla prima categoria appartiene il seguente significativo dettato medianico:

Tema: Una voce dall'oscurità (5)
"Non ebbi fede in Dio ed il mio desiderio verso il piacere, accesosi alla luce della mia visione materialistica della vita, mi rese egoista nell'intimo del mio cuore, sicché cercai sempre solamente il mio piccolo piacere e fui duro, quando qualcuno chiese il mio aiuto. Era la mia massima di vita, veramente triste: vivere nel godimento delle cose materiali e mai rinunciare alla minima cosa in favore d'altri.
Adesso non ho più nessuna possibilità di godere cose materiali; tuttavia il desiderio non si è ancora del tutto spento, nonostante non possa più essere soddisfatto. Questo è uno stato estremamente tormentoso, che difficilmente riesco a spiegare nel suo orrore. Non si tratta del castigo di Dio, ma della conseguenza della mia propria caratteristica, perciò ora mi trovo in questo stato.
Ma l'amore di Dio splende come luce celeste in questa oscurità. Si è irradiato nel mio cuore, talché i compagni dell'oscurità non riescono più a tenermi in loro potere. Lo ritentano bensì continuamente, ma le loro ragioni non m'impressionano più ed i loro oltraggi non hanno più eco nel mio cuore. Io credo all'amore di Dio, purtroppo con fede ancora assai fiacca. E questa fiducia è già stata abbondantemente premiata.
Mi rallegro che a me sia stato donato il giusto orientamento interiore verso il mio destino. Questa è una grazia del Padre Celeste che mi ama. Egli pensa a tutti i figli, forse più a quelli traviati. Io credo che anche il più miserabile sia un oggetto prezioso per i suoi occhi, tanto prezioso che Lui non si stancherà mai di stendere le sue braccia verso costoro finché non trovano la giusta strada e la felicità. Questo è il principio di Dio. Sono lieto di essere giunto a questa conoscenza. Ora ascolto diligentemente ciò che mi dicono le alte guide. Esse vanno passo passo con me verso il rinnovamento interiore. In base alla loro esperienza terrena circa la conoscenza della volontà di Dio, esse ora guidano qui nella vita i ciechi, segnando la strada che l'Amore di Dio ha predicato nel suo vangelo come la Via della Vita. Ora capisco che l'amore è decisivo, che la luce della gioia, la felicità e la pace sono impensabili senza amore.
È mio compito di dimostrare nella convivenza con i miei compagni, che io interiormente sono diventato un altro. Questa è la prova sull'esempio. La teoria non basta, la pratica deve dimostrare che è avvenuto un mutamento interiore. È mio interesse non difettare in questo, come purtroppo avviene, poiché anche qui talvolta ai buoni proponimenti non seguono le azioni. Perciò mi premuro d'incontrare tutti con gentilezza anche se mi biasimano con espressioni terribili; di non rispondere, di non usare parole volgari o persino bestemmie, di non lasciarmi deviare dalle loro affermazioni che non esiste alcuna giustizia, ecc.
Né mi lascio convincere di rinunciare agli esercizi (insegnamenti da parte degli abitanti delle sfere superiori), anche se mi deridono sempre di più. Sarebbero lieti che mi riducessi come loro, per ritrovarmi poi nel loro stato sensibile alla luce, ma nella più buia oscurità. Essi odiano la luce, giacché il loro interiore è buio; e finché esiste questo stato, sono tanto dolorosamente sensibili alla luce come la luce solare agli occhi di un pipistrello.
Purtroppo devo dire che neanche a me inizialmente piacque la luce, che mostrava inesorabile la verità. Cercai copertura. Particolarmente mi piacque paragonarmi a coloro che, secondo la mia opinione, valevano ancora meno di me... ma ero amorosamente edotto sui miei errori. Mi si aprirono gli occhi e l'amore di Dio, da cui fui graziato dei miei errori terreni, mi apparì del tutto chiaro alla coscienza. Seguì poi la mia dimenticanza del comandamento d'amore e che mi penetrava sempre più, ma che da me fu scarsamente considerato. Questa era la conoscenza fondamentale. Su questa potevo costruire, e quest'opera continua.
Questa è la mia esperienza interiore da quando mi trovo qui, alla quale, naturalmente, corrisponde quella esteriore. L'oscurità e la miseria della mia esistenza inizialmente erano terribili. Da un po' di tempo è molto più facile. La mia casa è diventata più chiara, il mio corpo comincia a splendere maggiormente. Il mio vestito, in relazione al mio interiore, è integro, mentre gli spiriti oscuri vanno attorno con stracci lacerati, o più o meno rattoppati. L'esteriore qui corrisponde esattamente all'interiore, ben diversamente che nella vita terrena, dove il più grande scellerato porta spesso i più bei vestiti.
Questo è uno stato terrificante. Tuttavia coloro che si trovano qui ci si abituano anche e non pensano affatto a che cosa sia dovuta questa loro condizione. Ingannano se stessi: essi sono le 'vittime innocenti di una selezione divina', la quale conduce alcuni eletti per le loro circostanze di vita nella luce, ed altri caccia nell'oscurità.
Questi sono modi di dire che qui si risentono di continuo. Li conosco abbastanza, li ho spesso pronunciati io stesso. Adesso però ho migliore conoscenza. Mi vergogno di non aver adorato Iddio e non ho desiderio più ardente che di riguadagnare ora il tempo perduto. La mia casa non è più una mezza rovina, come le case della maggioranza di qui. È diventata ospitale e lo diverrà sempre maggiormente col mio progredire. Vorrei ancora menzionare che spesso ricevo visita del mio spirito-guida. Questi mi aiuta in qualsiasi maniera e io lo amo con tutta l'anima.
Non possiedo alcun giardino. L'ambiente è deserto e vuoto. Non si vedono né alberi né piante di qualsiasi genere: soltanto montagne calde e pianure sterili ed incolte. Nella nostra notte non ci sono né stelle luminose, né chiaro di luna. Tutto è buio, oppure avvolto in uno scialbo crepuscolo, come in una nebbiosa e breve giornata d'inverno. Solo all'orizzonte si nota un tenue barlume, che può essere un riflesso del paradiso pieno di luce. I miei occhi sono spesso rivolti là, mi appare come una promessa che anch'io una volta arriverò alla luce.
Come vedi, la via dall'oscurità alla luce non è breve. Talvolta penso: potessi dirlo almeno a tutti coloro che credono che la vita terrena è da godersi egoisticamente. Forse sarebbero grati se fossero avvertiti. Naturalmente i più probabilmente non crederebbero che dall'aldilà sia possibile un avvertimento. Un simile avvertimento lo lascerebbero in balìa del vento, con la facile scusa che nessuno è in grado di darne la prova, che trattasi di un'immaginazione che inibisce il godimento della vita. Lo so per personale esperienza. Ora vedo che non si tratta d'immaginazione, ma di una realtà come ogni realtà terrena.
Mi raccomando ad una vostra intercessione. Essa mi è assai preziosa e ve ne ringrazio anticipatamente." (6)

In una delle sue peregrinazioni in astrale, Biancotti incontra un'entità che in terra aveva conosciuto col nome di Isa. Il compito di costei era quello di portare sollievo a coloro che in purgatorio appartengono alle classi più miserabili, assai più di quelle che sono nel mondo, perché soggette a sofferenze mentali e morali che soltanto il tempo riduce... Ella ora è in procinto di recarsi a visitare i suoi assistiti e invita il Biancotti a seguirla:
Tu stesso puoi giudicare del triste stato in cui si trovano certe persone nelle basse regioni del Kama Loka. Credo che la tua luminosa guida (Marilena) ti consenta questa visita che può giovare non poco al tuo successivo perfezionamento evolutivo.
Cominciammo a scivolare a qualche metro dal suolo, senza alcuno sforzo fisico, per un tempo che potrei calcolare di un'ora terrestre, per discendere in un luogo pantanoso, coperto di canneti e circondato da enormi siepi spinose.
Pesanti nuvole grigie sfioravano il suolo; un senso di umidità e di freddo era attorno e sopra noi, mentre una nebbia nerastra e fetida sfiorava le cime di alberi magri e tristi che apparivano qua e là... Isa entrò in una capanna miserabile... Amici cari - disse Isa con la sua voce più dolce - ho avuto delle visite graditissime, ecco la ragione del mio ritardo. Ma voi sarete ricompensati dalla bontà dei miei compagni, che mi hanno voluto seguire.
Mi accorsi allora che le due persone astrali coricate a noi dinanzi erano cieche e coperte da piaghe schifose. Sentendosi osservate le due forme, una di uomo e l'altra di donna, si sollevarono un poco domandandoci di poterci toccare.
Nonostante la mia ripugnanza compii uno sforzo per tendere loro la mano.
"Guardatene - mi ammonì Marilena, tirandomi indietro - perfida è la loro intenzione. Essi sperano, toccandoti, di assorbire tanto fluido dalla tua fluidità da potere riavere la vista. E se la cosa fosse possibile, prima ancora di ottenere qualche lieve miglioramento nella loro triste condizione, diventerebbero estremamente cattivi... Come in terra, essi tormenterebbero i più deboli di loro... Infine, questi miserabili ed incorreggibili peccatori, piomberebbero, in seguito alla loro degradazione, nell'Avitchi, o Inferno, per una Eternità."
Indietreggiai inorridito...
Marilena rese loro la vista per qualche istante. Essi si rialzarono e, come primo gesto, tentarono di fuggire...
"Bella dunque è la luce per i vostri occhi condannati all'oscurità completa."
"Oh sì, angelo del buon Dio e noi vi ringraziamo di avercene fatto dono. Quale santa siete voi? Forse santa Lucia...? Diteci il vostro nome, affinché ricorriamo a voi quando ne avremo bisogno."
"Non sono una santa, ma quello che ho compiuto in altre esistenze mi ha fatto il dono del martirio. Ho il potere di alleviare le vostre sofferenze, se lo meriterete; siate più buoni ed i vostri occhi resteranno aperti per sempre."
"Te l'avevo detto" sussurrò la donna, ed io compresi distintamente quello che essa voleva dire e diceva: "È un mago; come avrei fatto meglio ad ascoltare la signora Agrati, la chiromante; con un po' di denaro ci avrebbe insegnato i suoi giri e raggiri, trucchi e colloqui con il diavolo e ce la saremmo cavata bene, fuori da questa maledetta prigione... potessi almeno ritornare per un po' di tempo nella mia casa."
"La vostra casa - replicò Marilena - non è qui... Voi siete morti da più di venti anni e non sapete ancora di essere trapassati in un altro stato."
"Ah! Questa è grossa davvero, brutto pagliaccio" gridò la donna tentando di scagliarsi sulla nostra luminosità... la donna ritornò cieca d'un tratto e si accovaccio nel suo giaciglio piangendo.
Isa recò loro un nutrimento sostanzioso, tracciò sul loro corpo dei passi magnetici che li addormentarono, il che fu per essi il maggiore dei sollievi; e noi ci allontanammo dall'orribile caverna.
Isa sembrava molto sofferente e quasi cadeva al suolo. Marilena le prese la mano e questo semplice contatto le ridonò la forze che aveva così generosamente prodigato a quei grandi peccatori.
"Eppure in terra essi sono stati dei fortunati - disse Isa - Erano proprietari di una grande industria nella quale facevano lavorare oltre misura e con salari di fame degli operai, padri e madri di famiglia, che non riuscivano sempre a sfamare i loro bimbi. Essi hanno pure sfruttato dei giovanetti che lavoravano contro ogni legge e regolamento nelle loro officine. Un giorno, a causa di una mancata riparazione che, per avarizia ed in attesa sempre della ditta che compisse il lavoro a minor prezzo, non veniva mai eseguita, si produsse una deflagrazione che causò la morte di un uomo padre di sei figli, la cui moglie era cieca. Quei disgraziati che hai venduti, hanno mercanteggiato l'indennità che dovevano agli infelici fino all'estremo, ed hanno ceduto sui minimi soltanto perché costretti da uno sciopero. Ma la madre era già morta in miseria. Di qui il principio del loro Karma quaggiù, che proseguirà più terribile ancora quando si saranno reincarnati."

Note:
5. Estratto da: "Come vivono i morti" di Ph.Landmann.
6. Questo messaggio è stato trasmesso il 29/12/1949 da un parente del medium Ph.Landmann, che si mise in comunicazione soltanto due volte. Lasciò questa terra all'età di circa trent'anni. Stralcio da "Come vivono i morti" di Ph. Landmann, pag. 187.
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