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L'UOMO E L'ALDILÀ


LA VITA NELLE SFERE ASTRALI
di Carlo Splendore per Edicolaweb
parti precedenti:

LA PRIMA SFERA »
I SUICIDI
Stante la bassa quota spirituale della maggior parte delle anime erranti, le quali sono ancora poco evolute, la loro influenza sui viventi incarnati, che si esercita in modo da rispettare la legge di affinità, si può manifestare anche con effetti negativi.
In proposito è sintomatico il caso dei suicidi.
Chi si toglie la vita deliberatamente e in piena coscienza non si libera subito del suo veicolo eterico, il quale possiede ancora una residua carica vitale. Per questo motivo egli non può vivere in modo adeguato né nel mondo fisico, né in quello astrale dal quale è tenuto isolato dalla guaina del corpo eterico. Le condizioni insopportabili che regnano in quella "plaga di non-uomini" rendono il suicida così astioso e pieno di rancore nei confronti del suo Creatore e dei suoi simili, da indurlo a vagare nei pressi del luogo ove si tolse la vita, cercando d'influire sugli altri e indurli a compiere lo stesso insano gesto. Egli si comporta così nel tentativo di vincere la tragica solitudine in cui è piombato. Dopo un periodo di tempo che gli sembra una eternità, qualcuno degli aiutatori invisibili gli tenderà una mano e così potrà iniziare a vivere la sua vita nelle condizioni astrali. (2)
Angelo Biancotti, in uno dei suoi viaggi esplorativi nel medio e basso astrale, scortato da Marilena, la sua luminosa guida spirituale, incontra due entità che aveva conosciuto in terra prima del loro suicidio, avvenuto quasi nella stessa epoca.
L'uno, Carlo Croce, infatuatosi di una donna che lo aveva tradito, accecato dall'amor proprio e dalla vanità, aveva posto fine ai suoi giorni con il veleno; l'altro, in seguito a rovesci di fortuna, aveva vigliaccamente abbandonato la lotta, lasciando nella più assoluta miseria una zia malata che aveva tutto sacrificato per lui, compresi i suoi ultimi risparmi.
Biancotti si avvicina all'amico Carlo che, piangendo, gli narra tutte le sue indicibili sofferenze. Ma non si lamenta del suo stato perché riconosce la sua slealtà nei confronti del mondo che aveva lasciato. "Non è molto che sono qui - soggiunge - ma durante anni ed anni errai sulla terra percorrendo i luoghi dove avevo l'abitudine di vivere... Ho subito tutte le torture possibili, a cominciare da quella della fame; sono stato straziato da tutti i tormenti ognora rinnovati da desideri fisici di ogni genere, che non potevo in alcun modo soddisfare. Sul piano fisico l'eccesso delle sofferenze conduce alla morte, mentre nel mio, nel nostro stato esso non produceva altro che svenimenti più o meno prolungati, dai quali mi liberavo per ricominciare un martirio ancora peggiore. Una volta fui spinto ad impadronirmi del corpo di una giovane sonnambula materiale, una ragazza di facili costumi; avrei in tal modo attenuato le mie sofferenze fisiche, ma un protettore ignoto che mi appare in tutti i momenti di crisi, mi fece comprendere tutto quello che vi era d'odioso nell'atto che stavo per compiere e quali gravi conseguenze me ne sarebbero derivate per il furto di una personalità immersa ancora in un corpo umano. Del resto queste incorporazioni portano con sé gravissime conseguenze per il ladro."
L'altro suo amico è un momentaneo visitatore di quelle regioni del medio astrale, trascinato qui dall'amico Carlo dalle basse regioni dell'Erebo, ove è confinato. La guida Marilena l'ha costretto a tornare spesso sulla terra per visitare la vecchia zia ammalata, affranta dai dolori fisici e dalle angustie della miseria in cui l'aveva lasciata il suo sciagurato nipote, questi può avvicinarla e l'acuto rimorso che prova è la causa del suo più crudele supplizio. È allora che, suo malgrado, viene trascinato a rivivere quei tragici istanti e gli orrori della sua vile dipartita.
"A tale racconto, che mi confermava tutto quello che sui suicidi sapevo per indiretta esperienza, stetti per cedere. Marilena (la guida) fu pronta a ridarmi tutta l'energia necessaria, per superare il brutto momento."
"Ohi, gridai, se gli uomini sapessero realmente che cosa li attende allorché attentano ai loro giorni!" (3)

Note:
2. Per aiutare queste anime a ravvedersi e a staccarsi dal mondo terreno, sono efficaci gli appositi rituali di liberazione previsti dalla liturgia della Chiesa cattolica. Si tratta di particolari preghiere, di funzioni e di Messe celebrate in suffragio dei defunti nei giorni anniversari della loro morte, quali il 3°, il 7° e il 30°.
3. Angiolo Biancotti, op. cit. pag. 161 e 329.
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